Spirito
La Chiesa aperta e il suo nemico
Resa popolare da Karl Popper e ripresa da George Soros con la sua Open Society, l’idea di una società aperta non manca mai di trovare i suoi detrattori. Che dire allora della «Chiesa aperta» nata dal Concilio Vaticano II e del ruolo che essa riserva alla Tradizione?
George Soros e la sua Open Society Foundation vengono spesso denunciati per il ruolo sovversivo che svolgono nelle società occidentali. Il nome stesso della fondazione deriva da un’opera del celebre filosofo Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, pubblicata nel 1945. In questo titolo, Popper faceva riferimento diretto a Henri Bergson, di cui ammirava il pensiero, e a una delle sue ultime opere, Le due fonti della morale e della religione, pubblicata nel 1932.
Quest’opera letteraria di pregevole fattura (il cui autore ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1927) contrappone società aperte e società chiuse, ciascuna governata da due principi morali distinti: uno aperto fino al misticismo, l’altro vincolato da obblighi restrittivi. Il corollario di questi due sistemi morali è, naturalmente, due diversi tipi di religione: una religione dinamica e una statica. Bergson evita di usare il termine «religione aperta».
Bergson riteneva che il cristianesimo fosse la religione più aperta. Frédéric Worms, professore di filosofia all’ENS (École Normale Supérieure), ha riassunto il suo punto di vista in una trasmissione del 2021 su RCF radio (1): «La religione aperta e la religione chiusa si distinguono per la loro moralità. Una religione è aperta a tutti, mentre una religione esclude, diventando la religione di alcuni e non di altri, o addirittura contraria ad altri». Worms riassume quindi la posizione di una religione chiusa: «Se esclude qualcuno, è chiusa».
Si può affermare con certezza che il Concilio Vaticano II, nel suo spirito, mirava a trasformare la religione cattolica in una religione aperta. Si possono facilmente trovare nelle dichiarazioni del periodo conciliare e in tutte le metafore sulla vita, il rinnovamento e l’apertura che dimostrano la pertinenza del confronto tra il concetto bergsoniano di religione aperta e la religione concepita nello spirito del Vaticano II.
Il problema è che questo dinamismo implica l’abbandono di ciò che è rigido, di ciò che è esclusivo. Eppure, all’interno della Chiesa cattolica ci sono molte persone che si aggrappano alle definizioni, alle distinzioni tra bene e male. Quindi, dal Concilio Vaticano II, il principio per superare questa resistenza è semplice: aggirare, relativizzare, promuovere l’apertura e denunciare la chiusura mentale, il dogmatismo e la rigidità. Al centro, viene posto un Dio personale d’amore, in opposizione a una religione di dogmi e comandamenti, fonte di proibizione ed esclusione.
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Il giorno in cui Roma ricordò seriamente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X il suo profondo disaccordo e denunciò lo scisma che si sarebbe prolungato con nuove consacrazioni, uscì un libro, con la prefazione del Cardinale Arcivescovo di Algeri, Monsignor Vesco, il cui titolo non lascia dubbi: Homos et Cathos, L’Eglise à l’épreuve du réel («Omosessuali e cattolici. La chiesa alla prova del reale»).
Nella prefazione, due donne cofondatrici dell’associazione «Reconnaissance», un’associazione di genitori cattolici i cui figli sono inclini alla direzione descritta nel libro, scrivono queste righe:
«Questa singolarità non rappresenta forse un’opportunità per rivisitare l’edificio di una morale affettiva e sessuale che, col tempo, si è impercettibilmente allontanato dal corso del mondo, dall’esperienza vissuta dalle persone, dal progresso delle scienze umane e persino dalla chiamata di Cristo ad incontrare il prossimo? Non siamo forse invitati a riscoprire le condizioni per l’esercizio di una coscienza illuminata, “il centro più segreto dell’uomo, il santuario dove egli è solo con Dio e dove la sua voce si fa sentire”(2)? A tornare alle fondamenta della nostra fede?»
Per questo motivo prendiamo l’iniziativa di riesaminare una dottrina che, troppo spesso, per usare le parole di Papa Francesco, si limita a «riproporre in modo astratto formule e schemi del passato» (3), senza adattarla alla realtà in tutta la sua diversità. Per intraprendere questo percorso, rispondiamo al suo invito: nel novembre 2023, nella sua riforma della Pontificia Accademia Teologica, Francesco ha auspicato lo sviluppo di una «teologia fondamentalmente contestuale», «capace di leggere e interpretare il Vangelo nella vita quotidiana di uomini e donne, in diversi contesti geografici, sociali e culturali». (4)
Vediamo chiaramente l’invito ad aprire questo libro. Certo, l’attuale papa ha chiuso la porta a ulteriori sviluppi, ma ricordiamo che questa chiusura è in qualche modo temporanea, e le parole del papa dello scorso settembre non lo contraddicono:
«Si riferisce alla Fiducia Supplicans, sottolineando che il messaggio essenziale di questo documento è: “Certamente, possiamo benedire tutti, ma non dobbiamo cercare di ritualizzare alcun tipo di benedizione”. Il Santo Padre aderisce senza dubbio al messaggio di Francesco di accoglienza di “tutti, tutti, tutti”: “Tutti sono invitati”, non in virtù di una “specifica identità”, ma perché tutti sono figli di Dio. Ciò non implica, tuttavia, un cambiamento di dottrina: “Ritengo altamente improbabile, certamente nel prossimo futuro [sottolineiamo questo preciso lasso di tempo], che la dottrina della Chiesa [cambi] riguardo a ciò che insegna sulla sessualità, su ciò che insegna sul matrimonio”, afferma. Vale a dire, “una famiglia composta da un uomo e una donna”, “benedetta nel sacramento del matrimonio”». (5)
Tutti devono comprendere che, sin dal Concilio Vaticano II, l’autorità ecclesiastica è stata agente di apertura e inclusione. Tutti coloro che desiderano avere un posto nella Chiesa devono accettare questo principio, che in definitiva è l’unico che conta. Papa Francesco riteneva che aggrapparsi alla vecchia forma del rito significasse rimanere stagnanti, intrappolati in una religione chiusa. Leone XIV potrebbe essere più conciliante nei confronti dei tradizionalisti, a patto che questi accettino di abbracciare questa visione aperta della Chiesa e della religione in perpetuo dinamismo.
Bergson riteneva che religione dinamica e religione statica fossero inconciliabili: «Dalla società chiusa alla società aperta, dalla città all’umanità, non si passerà mai per via di un’espansione. Non sono della stessa essenza. […] La religione dinamica che ne deriva si oppone alla religione statica, che scaturisce dalla funzione di fabulazione, così come la società aperta si oppone alla società chiusa». (6)
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C’è forse da meravigliarsi che l’arcivescovo Lefebvre e, dopo di lui, la Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbiano preteso invano il rispetto della Tradizione? La Tradizione è considerata un peso. Poco importa che essa costituisca il fondamento stesso dell’autorità del successore di Pietro. In questa prospettiva evoluzionistica, la religione è semplicemente una forza dinamica che pretende di abbracciare tutti, a patto che questo mondo si trovi al di fuori delle mura della Chiesa, delle sue definizioni e del suo contenuto morale. In quest’ottica, tutto è uguale! Bergson stesso riconosceva implicitamente che l’apertura esclude coloro che si chiudono in se stessi, coloro che rimangono statici.
Il titolo del libro di Popper sulla società aperta è inequivocabile: una società aperta ha sempre dei nemici. Chi è il nemico di questa religione dinamica? Abbiamo già parzialmente risposto a questa domanda: la Tradizione. Non la Fraternità Sacerdotale San Pio X, non i suoi membri né i fedeli che frequentano le sue funzioni. Essi non sono la Tradizione; intendono difenderla, richiamarla alla memoria pur sapendo di esserne pallidi testimoni. La Tradizione come deposito intangibile di dogmi e morale: ecco l’ostacolo, ecco l’incarnazione di una morale chiusa, di una religione statica. E la Fraternità Sacerdotale San Pio X e tutti coloro che gravitano attorno ad essa vengono accusati di disobbedire a una direttiva, a un dinamismo guidato dall’autorità, ma contrario al mandato ricevuto dall’Alto.
Chi è dunque il nemico di questa religione, nuova nei principi, dinamica nella sua essenza? Cristo nella sua verità, nella sua immutabile realtà. È proprio ciò che l’arcivescovo Lefebvre ha sempre affermato fin da quando si è scontrato frontalmente con le autorità. Certo, tutte le autorità, e persino i cattolici come le donne che abbiamo menzionato, pretendono di riscoprire un vero Cristo che la Tradizione avrebbe distorto. Ma che lo vogliano o no, Cristo non è semplicemente un amore vago e tollerante. Al peccatore che ha appena salvato dalla lapidazione dice: «Va’ e non peccare più!».
Il Cristo che ci viene presentato in questa religione dinamica è un Cristo sfigurato e distorto, una caricatura più vile di quelle che i giornali lo insultano sfacciatamente. In effetti, i vignettisti che bestemmiano non pretendono di raffigurare il vero Gesù Cristo; lo deridono. Ma coloro che promuovono una visione di Cristo presumibilmente positiva e autentica allontanano i loro ascoltatori dal Salvatore, e questa è la base del nostro rifiuto.
Abate Renaud di Sainte-Marie
NOTE
1) https://www.rcf.fr/articles/vie-spirituelle/henri-bergson-penseur-de-la-religion
2) Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel tempo presente Gaudium et Spes, 1965, n. 16.
3) Lettera apostolica in forma di Motu Proprio Ad theologiam promovendam, 1 novembre 2023.
4) Ibidem.
5) Riassunto dell’intervista di Leone XIV a Elise Ann Allen, a cura del sito web Vatican News, vedi www.vaticannews.va/fr/pape/news/2025–09/pape-leon-chine-polorisation-ponts-eglise-femmes-saint-siege.html
6) Le due fonti della moralità e della religione , IV.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di World Economic Forum via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Spirito
Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale
Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali. Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello. La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole. Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare. La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza. Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo. Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito. + Carlo Maria Viganò Arcivescovo Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.La chiesa sinodale si riconosce dai “santi” che si sceglie.
Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo — per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede — come “esempio attuale per la Chiesa e il mondo”. Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta “etica coerente della vita”, quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri. Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì “sacerdote buono e santo” e “caro amico”, fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali. Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello. La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere — quelle che un certo linguaggio “franco e crudo” non riesce a riscattare — contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’“amore” per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole. Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare. La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi “santi” che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza. Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo. Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito. https://t.co/q7imr2rVQ0 — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 20, 2026
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Spirito
La suora nominata da Leone XIV ribadisce che le donne «potrebbero sentire la chiamata al sacerdozio»
Suor Mary Teresa Barron, NSA, che papa Leone XIV ha recentemente nominato segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha nuovamente suggerito che le donne potrebbero essere chiamate ad essere «ordinate» come sacerdoti, contraddicendo l’insegnamento cattolico. Lo riporta LifeSite.
La suora, attualmente superiora generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, durante un’intervista rilasciata a EWTN News il 20 ottobre, ha ribadito le precedenti affermazioni errate fatte durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024, secondo cui le donne «possono sentire la chiamata al sacerdozio». Suor Barron ha anche falsamente affermato che alcune sante avrebbero sentito questa «chiamata» al sacerdozio.
«Chi sono io per dire se la porta è aperta o chiusa (alle “donne sacerdotesse”)?» ha detto la suora a EWTN News. «Oggi le donne possono sentire la chiamata al sacerdozio. Anche alcune delle grandi sante hanno sentito quella chiamata. Quindi, per me, la domanda è: come possiamo noi, all’interno della Chiesa, facilitare questo discernimento?»
«Cosa facciamo come Chiesa per accompagnare questo discernimento e capire se, sì, è questa la chiamata dello Spirito a tutta la Chiesa in questo momento?», ha aggiunto. Poi, «nel discernimento, alla fine c’è sempre una scelta. O sì o no».
Nella sua lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994, papa Giovanni Paolo II ha ribadito il perenne insegnamento della Chiesa secondo cui è impossibile per le donne ricevere validamente il sacramento dell’Ordine sacro: «Pertanto, affinché ogni dubbio sia dissipato riguardo a una questione di grande importanza, che riguarda la costituzione divina stessa della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermazione dei fratelli (cfr. Lc 22,32) dichiaro che la Chiesa non ha alcuna autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne e che questo giudizio deve essere definitivamente accettato da tutti i fedeli della Chiesa».
Durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024 nella Città del Vaticano, suor Barron ha affermato che non dovremmo considerare la questione dell’ordinazione delle donne in termini di possibilità di ordinazione «da un punto di vista teologico o canonico».
«Credo che dobbiamo affrontare la questione soprattutto dal punto di vista dello Spirito. “Lo Spirito sta chiamando le donne?” Perché alcune donne sentono una chiamata al sacerdozio o al diaconato», ha affermato, secondo quanto riportato da EWTN News.
«Credo che uno degli appelli di questo sinodo sia quello di condividere le possibilità che si aprono alle donne per quanto riguarda la governance e i ruoli di leadership all’interno della Chiesa, e ci sono molte buone pratiche in tutto il mondo», ha dichiarato a un giornalista all’epoca. «Ma noi cattolici siamo molto ignari delle possibilità che esistono».
La suora assumerà il suo nuovo incarico di segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione il 4 gennaio 2027. In questo ruolo, la Barron sarà presidente delle Pontificie Opere Missionarie.
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Spirito
Hong Kong, confermata in appello la condanna del cardinale Zen
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