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Anche quest’anno Vaticano equipara Ramadan e Quaresima nel messaggio ai musulmani

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Anche quest’anno, per non cambiare, la Santa Sede ha mandato gli auguri agli islamici per il mese del ramadan. Molti commentatori sincretisti – che abbondano nel libro paga del Vaticano occupato – non hanno mancato di ricordare che quest’anno il mese di digiuno maomettano (digiuno per modo di dire: alla sera si mangia alla grande) coincide con il periodo della Quaresima, il periodo pre-pasquale dove i cristiani sono tenuti alla morigeratezza, al digiuno e al sacrifizio.

 

Negli auguri, il riferimento al Concilio Vaticano II è immediato quanto inevitabile.

 

«Cari fratelli e sorelle musulmani » scrive la nota del cardinale indiano George Jacob Koovakad (sempre lui), attuale Prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso,  «È con grande gioia che mi rivolgo a voi in occasione del mese del Ramadan, che culmina nella Festa della Rottura del Digiuno, Id al-fitr. Questa importante ricorrenza annuale mi offre una gradita opportunità per esprimere la mia vicinanza, solidarietà e rispetto per voi, credenti nell’unico “Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini”» (Concilio Vaticano II, Dichiarazione Nostra Aetate, 28 ottobre 1965, 3).

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«Quest’anno, grazie a una provvidenziale coincidenza di calendari, i cristiani osservano questo periodo di digiuno e devozione insieme a voi durante il sacro periodo della Quaresima, che conduce la Chiesa verso la celebrazione della Pasqua. Durante questo periodo di intensa spiritualità, cerchiamo di seguire più fedelmente la volontà di Dio» prosegua la comunicazione ecumentica del Sacro Palazzo. «Questo percorso condiviso ci permette di riconoscere la nostra intrinseca fragilità e di affrontare le prove che gravano sui nostri cuori».

 

Lo scritto sembra strizzare l’occhiolino ai maomettani anche con il linguaggio, con attributi alla divinità che ricordano quelli di Allah: «un vero credente mantiene lo sguardo fisso sulla Luce invisibile che è Dio – l’Onnipotente, il Misericordioso, l’unico Giusto – che «giudica le nazioni con rettitudine» (Sal 96,10). Un tale credente si sforza, con ogni briciolo di forza, di vivere secondo i comandamenti di Dio, poiché solo in Lui si trovano sia la speranza del mondo a venire sia la pace così profondamente desiderata da ogni cuore umano».

 

Non manca la citazione di colui che baciò imam a caso in tutta l’Asia e che firmò documenti sincretisti, cioè indifferentisti, indecenti, Giorgio Mario Bergoglio detto Francesco. Ad esempio, ricordiamo quella più recente, la benedizione «valida per tutte le religioni» impartita a Giacarta, dove baciò la mano del grande imam indonesiano che lo accarezzava.

 

«Cari fratelli e sorelle musulmani, specialmente quelli tra voi che lottano o soffrono nel corpo o nello spirito a causa della vostra sete di giustizia, uguaglianza, dignità e libertà: siate certi della mia vicinanza spirituale e sappiate che la Chiesa cattolica è solidale con voi. Siamo uniti non solo dalla nostra comune esperienza di prova, ma anche dal sacro compito di riportare la pace nel nostro mondo ferito. Siamo veramente «tutti sulla stessa barca” (Francesco, Lettera enciclica Fratelli Tutti,  ottobre 2020, 30)».

 

Come riportato da Renovatio 21, la Fratelli Tutti piacque particolarmente anche alla massoneria.

 

Non manca l’accento simil-pacifista e spiritualista: «attraverso questa comune stagione del ramadan e della Quaresima, possa la nostra trasformazione interiore diventare un catalizzatore per un mondo rinnovato, in cui le armi della guerra cedano il passo al coraggio della pace».

 

«Con questi sentimenti, prego affinché l’Onnipotente possa riempire ciascuno di voi con il suo amore misericordioso e la sua divina consolazione» chiude la nota del Kookavaddo, sempre rimando con certo linguaggio musulmano.

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Come riportato da Renovatio 21, lo scorso anno il cardinale di Nuova York Timoteo Dolan nel suo ultimo giro a capo dell’arcidiocesi neoeboracena ebbe a dichiarare che il ramandan è come il mercoledì delle ceneri.

 

Anche in Italia non mancano esempi, come a Milano, di auguri per il Ramadan da parte di prelati, che talvolta vengono presi tra le risate delle comunità islamiche riunite.

 

C’è poi il caso di monsignor Matteo Maria Zuppi, cardinale arcivescovo di Bologna, che arrivò a tradire totalmente la tradizione culinaria felsinea alterando indegnamente la ricetta del tortellino eliminando la carne di maiale così da poter esser servito ai maomettani.

 

Lo Zuppi, proveniente da Sant’Egidio e dal suo irenismo sincretista, era considerato un papabile. Ora sta semplicemente al vertice della Conferenza Episcopale Italiana, da dove ci parla del concetto di «famiglia queer» a cui è stato introdotto dalla defunta scrittrice sarda Michela Murgia.

Gratta il tortello del catto-ramadan e trovi il… genderro?

 

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Immagine di Lula Oficial via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

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