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Mons. De Sivry ai frati: «Siate fieri della vostra vocazione»

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A Flavigny-sur-Ozerain, la festa di San Michele è stata celebrata il 29 settembre con le vestizioni, cinque prime professioni e una professione perpetua. Nel presidere la cerimonia, il vescovo Michel Poinsinet de Sivry ha dedicato la sua omelia alla specifica vocazione dei frati: religiosi consacrati a Dio, a immagine degli angeli, nella castità consacrata e nel discreto servizio del sacerdozio.

 

Reverendo Rettore, cari confratelli sacerdoti, cari fratelli, carissime sorelle, carissime famiglie, e soprattutto cari frati, che tra pochi istanti riceverete l’abito, pronuncerete i vostri voti per la prima volta, li rinnoverete e uno di voi li pronuncerà definitivamente;

 

sono davvero molto felice di poter presiedere questa cerimonia pontificale, la mia prima in questo splendido seminario di Flavigny, il seminario dove è iniziata la mia formazione sacerdotale. E sono ovviamente molto felice che questa cerimonia sia dedicata ai nostri cari frati, che si dedicano al sacerdozio attraverso il servizio del Santo Sacrificio della Messa e attraverso il servizio reso ai nostri sacerdoti.

 

Ringrazio il nostro caro fondatore, mons. Lefebvre, per aver donato alla Santa Chiesa Cattolica, per aver donato alla nostra Fraternità, dei veri angeli custodi, che prendono a modello l’Arcangelo San Michele.

 

Cari frati, siate fieri della vostra vocazione. Questo è ciò che dice mons. Lefebvre. Egli vi chiama alla fierezza e vi chiede di non avere nostalgia di una vita contemplativa o sacerdotale. Perché il nostro caro fondatore vede in questa vocazione di frate una via per assimilarvi allo spirito di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Ed è proprio a questo che ci invita san Paolo nella sua Epistola ai Filippesi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti», dice, «di cui fu rivestito Cristo Gesù». Abbiate gli stessi sentimenti.

 

Ebbene, la vocazione di frate vi permette di assumere la stessa mentalità che animava l’anima di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Perché cos’è stata la vita di Nostro Signore Gesù Cristo? È stata innanzitutto un’opera di separazione. Questo è ciò che san Paolo ci rivela nella sua Epistola agli Ebrei. Ci rivela le prime parole pronunciate da Nostro Signore Gesù Cristo entrando nel mondo: «Tu non hai voluto», disse al Padre suo, «olocausto o sacrificio, ma tu mi hai dato un corpo. Ed eccomi, Padre, per fare la tua volontà».

 

Fin dai primissimi istanti della sua esistenza, Nostro Signore Gesù Cristo è separato dal mondo e consacrato a Dio. Da quel momento in poi, tutta la sua esistenza consisterà nel compiere la volontà del Padre sulla terra.

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«Il frate piange lo spirito del mondo»

In effetti, la vocazione dei frati è innanzitutto un’opera di separazione. Questo è ciò che significherà, tra poco, la vestizione. Il frate è separato dal mondo, e questa separazione è segnata da questa veste nera, abito di lutto. Il frate piange lo spirito del mondo.

 

Questa separazione non è un vuoto. Al contrario, permette ai frati di essere ricolmi dello Spirito di Dio, lo Spirito di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

E questa separazione conduce quasi naturalmente all’oblazione. Come l’offertorio, durante il Santo Sacrificio della Messa, conduce alla consacrazione, all’oblazione di Nostro Signore Gesù Cristo sull’altare, così anche questa separazione conduce a questa oblazione.

 

E questa oblazione è simboleggiata dai voti che i frati pronunciano: il voto di povertà, il voto di castità e il voto di obbedienza.

 

Attraverso il voto di obbedienza, il frate vive ora sotto la guida della volontà di Dio, come espressa negli statuti dei frati e attraverso i loro superiori.

 

Attraverso il voto di castità, di verginità, il frate si consacra interamente a Dio. E forse è proprio questo che vorrei sottolineare stamattina: questo voto di verginità, di verginità consacrata.

 

San Gregorio di Nissa disse queste parole: «Come l’anima è al di sopra del corpo, come i vasti cieli sono al di sopra dei pianeti, come l’esistenza dei beati, la loro stabilità, è al di sopra della nostra fugace esistenza, come Dio è al di sopra dell’uomo, così anche», disse, «la verginità è al di sopra del matrimonio».

 

Sant’Ambrogio disse: «Il matrimonio cristiano è santo solo perché permette alla Chiesa di avere al suo interno generazioni pure di vergini». Ecco perché il matrimonio è santo.

 

E in effetti, questa verginità fu consacrata da Nostro Signore Gesù Cristo. Questo è ciò che leggiamo nel Vangelo di Matteo. Dopo aver restituito al matrimonio la sua dignità originaria, Nostro Signore Gesù Cristo disse alla folla che lo circondava: «Alcuni si faranno eunuchi per il regno di Dio. Chi può comprendere, comprenda».

 

E in effetti, queste parole scossero moltitudini. Suscitarono generazioni di Lucia, Caterina, Francesco e Domenico. Queste parole suscitarono un esercito di vergini.

 

Questa verginità consacrata non è altro che il culmine, la fioritura di un’anima, un’anima che ha ricevuto il battesimo, che ha ricevuto la grazia di Nostro Signore Gesù Cristo. Attraverso il battesimo, l’anima ha ricevuto questa vita divina, questo carattere, questa potenza passiva con cui ha ottenuto il diritto di partecipare all’esercizio del bene comune.

 

L’anima consacrata, al momento della professione di fede, è sotto l’autorità del sacerdote. Attraverso questo battesimo, l’anima è totalmente consacrata a Dio. Tutte le sue facoltà sono ordinate a Dio.

 

Ora, il consacrato dedica non solo l’anima, ma anche il corpo. Il corpo seguirà questo impulso dell’anima e sarà così totalmente consacrato a Dio. Questo corpo sarà quindi un’ostia pura, un’ostia immacolata, un’ostia senza macchia. Questo è ciò che leggiamo nel Canone della Messa.

 

Ora, cari fratelli, quando partecipate alla Messa, rinnovate questo bellissimo voto di verginità consacrata. Rinnovatelo insieme a queste parole di Nostro Signore Gesù Cristo, che offre se stesso al Padre, che offre quest’ostia, quest’ostia immacolata.

 

Questa verginità consacrata glorifica Dio Padre sulla terra. Perché non c’è prova d’amore più grande, dice Nostro Signore, che dare la propria vita per coloro che si amano. Ebbene, questa consacrazione è l’autentica manifestazione, la prova dell’amore che abbiamo per Nostro Signore Gesù Cristo, per la Santa Chiesa Cattolica. Ci doniamo corpo e anima.

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«Dietro il sacerdozio, ci sono sempre i frati»

Questa verginità consacrata ci rende simili agli angeli. Perché gli angeli, i buoni angeli, sono presenti nel momento del Santo Sacrificio della Messa. E contemplano ciò che san Tommaso d’Aquino chiama il Panis angelicus, il pane degli angeli. Gli angeli si nutrono di questa contemplazione di Nostro Signore Gesù Cristo, di questa visione di Nostro Signore Gesù Cristo nel momento del Santo Sacrificio della Messa. E questa visione li nutre, nutre il loro spirito.

 

Cari frati, ogni volta che partecipate al Santo Sacrificio della Messa, imitate gli angeli nella loro contemplazione. Trovate in questa contemplazione un nutrimento solido e santo che vi rinnovi, che vi permetta di perfezionare e accrescere in voi questa carità per Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Gesù Cristo vi ha amato per primo, e voi Gli rispondete con questo voto di verginità. Rinnovate, rinnovate costantemente questa consacrazione.

 

E poi gli angeli, nel momento del Santo Sacrificio della Messa, servono l’altare in modo misterioso e invisibile. Leggiamo nel Canone, nell’Offertorio, che l’angelo porta le nostre preghiere a Dio. Il servizio degli angeli è un servizio estremamente discreto, ma quanto è straordinario, quanto è efficace!

 

Ebbene, cari fratelli, questo è ciò che ci chiede mons. Lefebvre: imitare gli angeli nel servizio del sacerdozio. Servire il sacerdozio con umiltà e discrezione.

 

Cari fratelli, quando vedete il sacerdote all’altare, quando lo vedete prendersi del tempo nel confessionale, quando partecipate a queste conferenze spirituali che vi nutrono, quando il sacerdote porta la comunione agli ammalati, ricordatevi che tutto ciò è possibile perché, dietro questo servizio sacerdotale, c’è il servizio del frate, che permette al sacerdote di liberarsi dai fardelli materiali per poter esercitare pienamente il suo sacerdozio.

 

Dietro il sacerdozio ci sono sempre i frati, c’è l’opera dei frati.

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«La verginità è ciò che rende possibili le vittorie»

La verginità ci permette di elevare il livello morale della nazione, della patria, della società civile. E oggi abbiamo bisogno di queste anime vergini che elevano il livello morale della nazione, che sono testimoni autentiche, appagate e felici, e che affermano che questa castità è possibile, che questa santità è raggiungibile, poiché la incarnano ogni giorno attraverso la loro vocazione.

 

La verginità prega per coloro che non pregano. Essa espia. Rende grazie per coloro che non rendono grazie. La verginità è ciò che attira la misericordia di Dio nel mondo. Le anime vergini pregano per il mondo, espiano per il mondo.

 

La verginità è ciò che rende possibili le vittorie. E conosciamo le vittorie di Santa Genoveffa, quelle di Santa Giovanna d’Arco: anime vergini che hanno ottenuto vittorie, che hanno vinto battaglie.

 

Questo è ciò che ci aspettiamo dai nostri frati e suore: che, attraverso di loro, in questa crisi della Chiesa, possiamo ottenere vittorie per l’onore di Nostro Signore Gesù Cristo, per l’onore della Beata Vergine Maria.

 

La verginità guarisce. Si dedica alla cura degli infermi. La verginità insegna. Insegna nelle nostre scuole. Si dedica alla formazione delle anime. La verginità costruisce. Costruisce chiese, costruisce cattedrali. La verginità è ciò che ha plasmato la nostra civiltà cristiana, e ne siamo molto orgogliosi.

 

Cari frati, questa verginità è purtroppo sottoposta a intensi attacchi, a volte anche molto feroci. Cari frati, state attenti a questo mondo digitale, che deve rimanere uno strumento e che purtroppo può danneggiare questa bella verginità consacrata. Questo mondo digitale ci inonda di notizie e, a poco a poco, se non stiamo attenti, ci dà uno spirito mondano e ci impedisce di praticare la contemplazione.

 

Questo mondo digitale, se non stiamo attenti può danneggiare, distruggere la nostra offerta, la nostra consacrazione. Cari fratelli, un modo efficace per contrastare questa battaglia è il voto di obbedienza. L’obbedienza è il modo più efficace per comprendere appieno questo mondo digitale.

 

Infine, questa verginità è feconda, come quella della Beata Vergine Maria, come quella di San Giuseppe. Questa verginità, attraverso la preghiera e le buone opere, è estremamente feconda.

 

Perciò, questa mattina, chiediamo specialmente per voi, cari frati, che la vostra vocazione sia feconda, che vi salvi e, dopo di voi, salvi centinaia di anime, al servizio di Dio e per la gloria di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

+ Michel Poinsinet de Sivry

Vescovo

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

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Papa Leone definisce la Messa tridentina come una «preferenza personale»: frecciatina alla FSSPX?

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Papa Leone XIV sembra aver lanciato una frecciatina alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) durante un’omelia dei Vespri di venerdì nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Lo riporta LifeSite.   Durante l’omelia, Leone XIV ha parlato della liturgia, affermando che il Concilio Vaticano II ha «approfondito» il nostro patrimonio liturgico e chiedendo che «le celebrazioni liturgiche siano sempre svolte con dignità e riverenza».   La liturgia è «un riflesso della vita», ha detto Leone. «La gioia eucaristica mette radici e si diffonde ovunque si ristabilisca l’armonia, ovunque si rinnovi la dignità, ovunque l’autorità si trasformi in servizio e ovunque la libertà possa rifiorire. Questo è il dono più grande che possiamo condividere».

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«Pertanto, anteponete la comunione con il successore di Pietro e con la Chiesa alle vostre preferenze personali, per favorire l’unità del popolo di Dio. Così, insieme, daremo testimonianza profetica della possibilità di un mondo riconciliato», ha proseguito Leone.   La sua enfasi sulla «comunione» con il papa e sulla sua preminenza rispetto alle «preferenze personali» potrebbe facilmente essere letta come un riferimento, rispettivamente, alla Fraternità Sacerdotale San Pio X e alla Messa in latino . La Fraternità Sacerdotale San Pio X è nota per celebrare esclusivamente la Messa tradizionale, ma si distingue soprattutto per il suo rifiuto di apparenti errori nei documenti del Concilio Vaticano II. Leone XIV ha «scomunicato» i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X quest’estate, dopo le consacrazioni episcopali della Fraternità senza l’approvazione del papa.   Era inevitabile che Leone nel suo viaggio francese finisse per dire qualcosa riguardo allo «scisma» di cui accusa la FSSPX. La Francia rappresenta storicamente il cuore pulsante e il distretto più importante della comunità lefebvriana a livello globale.   La Fraternità, fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre, in Francia ha 46 priorati e 186 cappelle o luoghi di culto, e decine di migliaia, se non pià, fedeli regolari. La FSSPX gestisce inoltre ben 63 scuole sul territorio francese, e tre centri per ritiri spirituali.  

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Immagine di James Bradley via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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Riguardo a Papa Leone XIV

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In occasione della visita di Leone XIV in Francia, don Gonzague Peignot, Superiore del Distretto francese della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha dedicato l’editoriale della Lettera ai Fratelli Sacerdoti all’obbedienza dovuta al Papa e ai suoi limiti. Fondata nel 1999, questa pubblicazione trimestrale, indirizzata al clero francese, viene distribuita a circa 10.000 destinatari.

 

Papa Leone XIV sta per venire in Francia. Nella nostra umile posizione di semplici fedeli francesi, semplici sacerdoti francesi e insieme a tutti gli altri, lo accogliamo calorosamente nel nostro Paese.

 

Questa visita apostolica rappresenta un’occasione privilegiata per riaffermare la nostra posizione cattolica riguardo al Sommo Pontefice, fondata sul dogma della Costituzione Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I, che ha richiamato gli insegnamenti della fede riguardanti la Sede di Pietro.

 

Confessiamo senza esitazione: «La Santa Sede Apostolica e il Romano Pontefice hanno il primato su tutta la terra; il Romano Pontefice è il successore del Beato Pietro, capo degli Apostoli e vero Vicario di Cristo, capo di tutta la Chiesa, padre e maestro di tutti i cristiani; a lui, nella persona del Beato Pietro, Nostro Signore Gesù Cristo ha affidato il pieno potere di pascere, governare e dirigere tutta la Chiesa».

 

E ancora: «La Chiesa Romana possiede, per disegno del Signore, un primato di potere ordinario su tutti gli altri. Questo potere giurisdizionale del Romano Pontefice, veramente episcopale, è immediato. I pastori di ogni grado e rito, e i fedeli, individualmente o tutti insieme, sono vincolati dal dovere di subordinazione gerarchica e di vera obbedienza, non solo in materia di fede e morale, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa in tutto il mondo. Così, mantenendo l’unità di comunione e di professione di fede con il Romano Pontefice, la Chiesa è un solo gregge sotto un solo pastore».

 

Tuttavia, non trascuriamo ciò che insegna anche il Concilio Vaticano I: «Lo Spirito Santo non fu promesso ai successori di Pietro perché, per mezzo della sua rivelazione, proclamassero una nuova dottrina, ma perché, con il suo aiuto, custodissero e spiegassero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede».

 

Ciò implica che, quando nella Chiesa vengono proclamati insegnamenti che contraddicono «la rivelazione trasmessa dagli Apostoli», è necessario allontanarsene. Questo è ciò che san Paolo afferma con forza: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciassimo un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, siano anatema!» (Galati 1, 8-9).

 

San Vincenzo di Lérins, nel suo Commonitorium, ci offre la regola pratica che deriva da quanto dice san Paolo (e che viene ripetuta nella Pastor Aeternus): «Se qualche nuovo contagio tenta di avvelenare non solo una piccola parte della Chiesa, ma tutta la Chiesa in una volta, la grande preoccupazione del cristiano cattolico sarà quella di aggrapparsi all’antichità, che, ovviamente, non può più essere sedotta da alcuna novità ingannevole».

 

Don Gonzague Peigno

Superiore del Distretto di Francia FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Frodlekis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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150.000 pellegrini a Lourdes, terzo giorno di Leone XIV in Francia

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Domenica 27 settembre, papa Leone XIV ha trascorso la giornata al Santuario di Lourdes. Ha presentato ai vescovi di Francia una «tabella di marcia» per la Chiesa, prima di celebrare la Messa nel prato di fronte a 150.000 pellegrini. Il suo appello alla conversione è proseguito vicino i malati e a chi si prende cura di loro, con una ferma condanna dell’eutanasia. Dopo un incontro privato con sette vittime di abusi, il papa ha concluso la giornata con una candela in mano, in mezzo alla processione aux flambeaux.  

Ai Vescovi: «Far sentire la voce della Chiesa»

Nell’anfiteatro di Santa Bernadette, dove i vescovi francesi tengono abitualmente le loro assemblee plenarie, il cardinale Jean-Marc Aveline ha accolto il papa delineando le gioie e le sfide che la Chiesa si trova ad affrontare nel Paese. Ha parlato dell’afflusso di nuovi battezzati e della folla accorsa per incontrare Leone XIV, ma anche della trasmissione della fede, delle famiglie, delle vocazioni, delle risorse in diminuzione di alcune diocesi e della prosecuzione dell’opera intrapresa dopo le rivelazioni degli abusi.   Leone XIV ha iniziato ricordando il legame secolare della Francia con la Vergine Maria. Ha fatto riferimento al «Regno di Maria», al voto di Luigi XIII di consacrare la Francia alla Madonna nel 1638 e alla proclamazione dell’Assunzione a patrona della nazione. Questa storia, ha detto ai vescovi, dovrebbe incoraggiarli a costruire il futuro delle loro comunità. La Chiesa ha contribuito a plasmare la nazione francese; rimane parte integrante della sua cultura e identità.   Da ciò, il papa ha tratto una conclusione per il presente: «La voce della Chiesa ha il suo giusto posto nel dibattito pubblico in Francia». Ha ringraziato i vescovi per la loro posizione nei recenti dibattiti sulle questioni di fine vita e li ha esortati a perseverare, anche quando le loro voci non vengono ascoltate. La laicità francese deve consentire alla Chiesa la libertà di evangelizzare, educare e praticare il culto pubblicamente. Di fronte ai tentativi di minare questo equilibrio, Leone XIV ha chiesto loro di non arrendersi. Si è però concentrato sulla difesa della libertà della Chiesa nel quadro della laicità, senza menzionare il dovere degli Stati di riconoscere il regno sociale di Gesù Cristo.   Il suo appello missionario scaturiva anche da un’osservazione sulla società francese: polarizzazione, violenza, povertà e disorientamento crescono laddove Dio è relegato alla sfera privata. Il papa ha chiesto che la via del Vangelo sia offerta ai giovani e che comunità vivaci e una solida formazione dottrinale siano fornite ai numerosi catecumeni, in particolare ai giovani adulti.   Ha riassunto la sua richiesta in una sola frase: «C’è una sola “tabella di marcia”, sempre la stessa: far conoscere e amare Gesù Cristo, in modo autentico, appassionato, ancora e ancora»…  

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Scuole cattoliche, famiglie e vocazioni

Leone XIV ha poi affrontato diverse responsabilità concrete dei vescovi. La prima riguarda l’educazione cattolica, il cui «carattere distintivo» è messo in discussione. Le scuole accolgono volentieri studenti che non condividono la fede cattolica, ma questa apertura non deve portarle ad abbandonare il loro progetto educativo «centrato su Cristo». Il papa ha ribadito che una scuola cattolica deve essere in grado di offrire ai giovani l’opportunità di incontrare Gesù Cristo e ascoltare la sua parola. Ha aggiunto che nessuno studente dovrebbe essere emarginato in classe per il fatto di credere in Gesù.   Il papa ha parlato anche del declino delle vocazioni religiose, in particolare quelle contemplative. La chiusura delle antiche comunità monastiche, ha confidato, gli causa un sincero dolore. Una vocazione, ha spiegato, presuppone la grazia, una fede profondamente radicata, una vita interiore costante e la generosità del donarsi. Queste qualità trovano spesso il loro primo terreno fertile nelle famiglie cristiane. Per questo motivo il loro sostegno non è per lui una questione secondaria: «Che Gesù viva pienamente nelle famiglie cattoliche di Francia e le illumini con la sua presenza!».   Riferendosi agli abusi sui minori commessi da membri del clero o in ambito ecclesiastico, Leone XIV ha auspicato un ascolto costante delle vittime, la ricerca della verità, della giustizia, della riparazione e della prevenzione, mantenendo «la massima vigilanza». Allo stesso tempo, ha chiesto sostegno per i sacerdoti e affinché la loro identità, «plasmata su Cristo», venga compresa, in modo che possano nascere nuove vocazioni.   Infine, Leone XIV ha esortato i vescovi a preservare l’unità della Chiesa in Francia di fronte alle «divisioni ideologiche». Questa unità, ha affermato, permette alle sensibilità cattoliche di convergere in un’unica professione di fede e nell’obbedienza ai legittimi pastori. Ha aggiunto: «Si tratta di un’unità dinamica alimentata dalla Tradizione della Chiesa – dai Padri al Concilio Vaticano II – e dal Magistero post-conciliare».   È proprio questa dichiarata continuità che la Fraternità San Pio X contesta. Il Magistero vivente non si limita a quello dei pastori attualmente in carica: comprende anche gli insegnamenti precedenti, e la sua missione è quella di preservare ed esporre il deposito della fede, senza alterarne il significato. Si può dire che la Tradizione sia «viva» se la stessa verità viene trasmessa con crescente chiarezza, non se un nuovo insegnamento contraddice quello precedente.   Per la Fraternità, le difficoltà sollevate dalla libertà religiosa, dall’ecumenismo, dalla collegialità e dalla riforma liturgica richiedono pertanto risposte sostanziali. Definirle semplici «divisioni ideologiche» significa non affrontare affatto il problema dottrinale da cui dipende la vera unità nella fede.

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Nel prato: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!»

Verso le 10:00, la papamobile è entrata nel prato tra i pellegrini. La Messa è iniziata alle 11:00 davanti a circa 150.000 fedeli. Circa 150 vescovi, mille sacerdoti, cento diaconi e 1.500 volontari hanno partecipato alla celebrazione; quasi 7.000 malati erano tra i pellegrini. La statua della Madonna di Lourdes è stata collocata vicino all’altare. Gli inni, cantati in particolare dai giovani coristi, includevano il canto gregoriano e la Messa degli Angeli.   L’omelia, pronunciata in francese, non si è limitata a parole di conforto. Leone XIV ha scelto di approfondire l’appello centrale della Madonna di Lourdes: la conversione. Rifacendosi alle letture domenicali, ha ricordato all’assemblea che Dio non desidera la perdita dei suoi figli, ma il loro ritorno alla vita. Cristo guarda con dolore i cuori chiusi; la Scrittura esorta l’umanità ad allontanarsi dal peccato. Questa urgenza conferisce tutto il suo peso all’affermazione del papa: «È oggi, non domani, che dobbiamo convertirci».   Ha poi collocato questo appello nel contesto del fine ultimo dell’umanità. La felicità terrena è fragile e talvolta irraggiungibile; la vera felicità è promessa nella vita eterna. Leone XIV ha ricordato le parole della Vergine Maria a Bernadette: «Non ti prometto la felicità in questo mondo, ma in quello futuro». In una società ossessionata dal progresso e dal benessere materiale, questa promessa, ha affermato, «sfida la nostra mentalità contemporanea». La vita eterna si ottiene attraverso la morte e la risurrezione di Cristo; è offerta per grazia, ma l’umanità deve accoglierla liberamente. Il peccato e il rifiuto di Dio costituiscono l’ostacolo a questa vita.   Il papa è poi tornato alle parole ripetute tre volte dalla Madonna: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!», ha chiesto. «Siamo forse troppo pronti a crederci senza peccato? Pratichiamo abbastanza la penitenza?». Maria non la chiese solo per tutti, ma anche «per i peccatori». Di fronte alle guerre che distruggono vite innocenti, Leone XIV si è rifiutato di attribuire il male a Dio: «È dunque il cuore degli uomini che deve essere cambiato, a cominciare dal nostro». Ha presentato la penitenza come un’opera scaturita da un duplice amore: l’amore per Dio, il cui Cuore è ferito dai nostri peccati e al quale desideriamo offrire riparazione; e l’amore per i nostri fratelli e sorelle, che restano sordi alla chiamata alla conversione e i cui peccati li conducono alla morte.   Questo requisito, ha continuato Leone XIV, si applica anche alla Chiesa. Essa deve riconoscere le «ferite profonde», le infedeltà e gli errori commessi al suo interno e accettare di essere purificata. L’appello del mattino ad ascoltare le vittime di abusi ha trovato qui un’estensione spirituale: non si può predicare la conversione rifiutandosi di riconoscere le proprie colpe. Occorre però fare una distinzione: sono gli uomini che devono pentirsi e fare penitenza per i loro peccati. La Chiesa stessa, santa in virtù della sua origine divina, della sua dottrina e dei suoi sacramenti, non può essere ritenuta responsabile delle mancanze dei suoi membri.   Il papa ha rivolto infine la sua attenzione ai malati. A Lourdes, le loro stampelle, le loro sedie a rotelle e le loro lacrime non vengono trattenute. In risposta alle idee che misurano il valore della vita in base alla salute o all’indipendenza, ha affermato che a Massabielle «nessuna fragilità viene rifiutata». Ha detto ai malati che la loro sofferenza può essere offerta in unione con la Passione di Cristo e che il loro ruolo nella Chiesa è insostituibile. Ai pellegrini ha affidato una missione per il loro ritorno: «Portate il conforto di Lourdes ai vostri vicini, ai vostri cari e a tutto il popolo francese».   Prima dell’Angelus, Leone XIV ha invitato tutti i fedeli a recitare il Rosario durante il mese di ottobre, con un’intenzione particolare: che le guerre cessino e che si stabilisca la pace tra i popoli in conflitto. Ha chiesto che questa preghiera sia accompagnata da atti di penitenza e di misericordia.

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«Ciò che è legale non è necessariamente morale»

Nel pomeriggio, il papa ha visitato l’Accueil Notre-Dame. Inaugurato nel 1997 per accogliere pellegrini malati e persone con disabilità, questo edificio ha da allora accolto centinaia di migliaia di persone e i loro accompagnatori. Lì, Leone XIV ha ascoltato una dottoressa parlare del rapporto tra chi si prende cura di una persona e il paziente. Marguerite Hourt ha raccontato di come un incidente in bicicletta l’avesse resa paraplegica dopo anni di assistenza ai malati, e di come avesse trovato la forza di riprendere questo servizio a Lourdes.   Nel suo discorso, Leone XIV ha iniziato con lo sguardo della Vergine Maria su Bernadette: ogni persona è unica; nessuno è invisibile a Dio. La dignità umana, ha affermato, non dipende né dalle capacità né dallo stato di salute: appartiene alla persona «semplicemente in virtù della sua esistenza e ha l’eternità come fine». Ha riconosciuto che certe forme di sofferenza possono far apparire il futuro cupo e senza speranza. È proprio in queste situazioni, ha aggiunto, che bisogna respingere «la tentazione di dare la morte sotto la maschera di una falsa compassione». Ha concluso questo monito contro l’eutanasia con una netta distinzione: «Ciò che è legale non è necessariamente morale».   Poi, rivolgendosi direttamente a tutti gli operatori sanitari, ha chiesto loro di ricordare il significato della loro vocazione: «Prendersi cura della persona sofferente, non eliminarla». Ha respinto una medicina utilizzata per la «morte programmata» e ha auspicato lo sviluppo delle cure palliative, della ricerca e del sostegno ai malati. Ha ringraziato i medici, gli infermieri, i barellieri, i cappellani e il personale ospedaliero di Lourdes: prendendosi cura dei corpi, ha detto loro, guariscono anche le anime.   Le parole conclusive del discorso sono state rivolte ai malati stessi: «Non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Il papa ha poi salutato le persone assistite e le associazioni presenti. Ha ricevuto da loro un Libro della Vita, contenente le testimonianze di persone che sono state accompagnate nelle loro fragilità, e le ha incoraggiate a trasmettere ai giovani la gioia del servizio. Si è recato poi al Carmelo di Lourdes per un incontro privato con le monache contemplative.  

Incontro individuale con sette vittime di abusi

Nel tardo pomeriggio, Leone XIV ha ricevuto presso la residenza episcopale sette vittime di abusi commessi all’interno degli ambienti ecclesiastici in Francia: quattro uomini e tre donne. Alla presenza del vescovo Gérard Le Stang di Amiens, responsabile della prevenzione di tali violenze in seno alla Conferenza Episcopale di Francia, ha parlato personalmente con ciascuno dei partecipanti prima di incontrarli tutti insieme. L’incontro è durato quasi due ore, dalle 17:30 alle 19:30.   Il papa ha ascoltato i fatti e le loro conseguenze, talvolta aggravate dal silenzio o dalla complicità di coloro che avrebbero potuto aiutare le vittime. Alcuni gli presentarono delle proposte per prevenire ulteriori violenze. Leone XIV ha espresso la sua solidarietà e ribadito il suo impegno affinché questo male non si ripeta. Al termine dell’incontro, diversi partecipanti hanno affermato di aver trovato il papa attento e ben informato, ma hanno anche precisato di essere in attesa di risposte alle loro domande.  

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Pellegrino tra i pellegrini, con una candela in mano

In serata, decine di migliaia di candele hanno illuminato il santuario. Leone XIV ha partecipato al Rosario e alla processione con le fiaccole dietro la statua della Vergine, camminando con i fedeli anziché seguire la preghiera da una tribuna. Le Ave Maria hanno accompagnato la processione dalla grotta, attraverso la spianata, fino al sagrato della Basilica del Rosario.   Nel suo discorso, il papa ha ricordato la richiesta rivolta dalla Madonna a Bernadette: «Che la gente venga qui in processione». Ha ringraziato per aver potuto rispondere a sua volta a tale richiesta come «pellegrino tra i pellegrini». La luce portata nella notte, ha spiegato, rappresenta la speranza cristiana in mezzo alle prove. Ha fatto eco, a beneficio degli ammalati, alle parole di San Paolo: «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che sarà rivelata in noi». Leone XIV ha poi riflettuto sul nome dato dalla Vergine Maria a Lourdes: «Io sono l’Immacolata Concezione». Preservata dal peccato originale per i meriti di Cristo, Maria è, ha affermato, la nuova Eva a cui i cristiani si rivolgono per ricevere la grazia della Redenzione e combattere il male. La sua intercessione, ha insistito, non è secondaria nella vita cristiana.   Questa enfasi sul ruolo della Madonna nella nostra salvezza rende ancora più deplorevoli le restrizioni di Mater Populi Fidelis. Preparata sotto il pontificato di Francesco e sostenuta dal cardinale Fernández, questa nota rifiuta il titolo di «Corredentrice» e mette in discussione la mediazione universale di Maria. Sebbene il suo ruolo preciso nella stesura del documento rimanga sconosciuto, Leone XIV ha personalmente approvato il testo e ne ha ordinato la pubblicazione il 7 ottobre 2025. Le sue osservazioni a Lourdes non hanno affrontato queste restrizioni, offensive nei confronti della Madonna.   Infine, il papa ha invitato i pellegrini a presentare alla Madonna le loro intenzioni più urgenti. L’immagine finale di Lourdes è stata quella di una folla che avanzava in preghiera, alla luce delle candele. Dall’invito alla penitenza del mattino alla difesa degli infermi, fino alla processione serale, Leone XIV ha costantemente richiamato l’attenzione sulla stessa speranza: la vita eterna promessa da Cristo.   Peccato, conversione, penitenza, riparazione, offerta delle sofferenze, vita eterna, grazia della Redenzione, intercessione della Madonna: queste realtà soprannaturali hanno riacquistato un posto esplicito nella predicazione papale, dopo essere state in gran parte relegate in secondo piano nella pastorale francese per diversi decenni.   A Lourdes, il linguaggio conciliare della sinodalità e della fraternità universale è svanito, per la durata del pellegrinaggio, di fronte a un vocabolario che parla alle anime della loro salvezza e che rimane necessario ben oltre la visita del papa in Francia.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine screenshot da YouTube  
             
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