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Catastrofi

Terremoto rade al suolo edifici in Giappone: numerosi morti. Le immagini

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Un terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito la prefettura di Kumamoto, nella regione meridionale di Kyushu, in Giappone, causando ingenti danni e provocando la morte di «un numero considerevole di persone», secondo quanto riportato dai media locali.

 

Il sisma ha colpito poco prima delle 16:30 ora locale di martedì, con epicentro a circa 20 km a sud di Kumamoto, una città di 700.000 abitanti. I filmati mostrano strade che si crepano, ponti che crollano ed edifici che oscillano al momento della scossa.

 

La polizia è intervenuta in seguito a segnalazioni di un’esplosione presso il centro commerciale Aeon di Kumamoto, constatando il crollo del secondo piano dell’edificio. L’emittente giapponese TBS ha riferito che un «numero considerevole» di persone è rimasto ucciso nel crollo, mentre i servizi di emergenza hanno dichiarato che «molte persone» sono rimaste intrappolate sotto le macerie.

 

«Stiamo ancora valutando l’entità dei feriti e dei danni materiali, ma sono stata informata che ci sono già diversi feriti», ha dichiarato in un comunicato la prima ministra giapponese Sanae Takaichi. Takaichi ha aggiunto che 3.600 soldati saranno impiegati per rimuovere le macerie e cercare i sopravvissuti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche giapponesi, almeno 100 persone sono state ricoverate in ospedale a causa delle ferite riportate.

 

Nella prefettura di Kumamoto si sono verificati incendi e interruzioni di corrente, e il servizio ferroviario è stato sospeso nella regione. Circa 300.000 persone sono state invitate a recarsi nei centri di evacuazione, poiché la scarsa profondità dell’epicentro (10 km) fa prevedere centinaia di scosse di assestamento nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

 

Secondo l’Agenzia meteorologica giapponese, si sono già verificate almeno 60 scosse di assestamento, di magnitudo compresa tra 1 e 4.

 

Il terremoto non ha causato «alcun danno o problema di sicurezza presso la centrale nucleare di Sendai», situata a circa 100 km dall’epicentro, ha scritto l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica sui social media.

 

Diversi incendi sono scoppiati in seguito al terremoto. I vigili del fuoco di Uki City, Hikawa Town e Hitoyoshi City sarebbero stati inviati per domare gli incendi negli edifici collegati al sisma.

 

Nel 2016 Kumamoto fu colpita da due devastanti terremoti. Una scossa di magnitudo 6.5 fu seguita due giorni dopo da una di magnitudo 7.3, causando 273 morti e oltre 2.800 feriti. Situato alla confluenza di quattro importanti placche tettoniche, il Giappone è uno dei paesi a più alta attività sismica al mondo. Nel 2011, il quarto terremoto più potente al mondo colpì la costa della regione nord-orientale giapponese del Tohoku, innescando uno tsunami che uccise quasi 20.000 persone e provocò la fusione del nocciolo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, rendendo di fatto inabitabile gran parte dell’area circostante.

 

La scorsa settimana le forze armate statunitensi e giapponesi hanno condotto esercitazioni simulando un terremoto di magnitudo compresa tra 8 e 9 lungo la fossa di Nankai, al largo della costa pacifica del Giappone. Il Comitato giapponese per la ricerca sui terremoti stima una probabilità tra il 70% e l’80% che un terremoto di tale entità si verifichi nei prossimi 30 anni.

 

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Catastrofi

Potento terremoto con morti in Tibetto

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Centinaia di case sono crollate in seguito a un potente terremoto che ha colpito la regione cinese del Tibetto, causando almeno 16 morti e decine di feriti, secondo quanto riferito dalle autorità locali.   Un terremoto di magnitudine 7.0 ha colpito la città tibetana settentrionale di Nagqu alle 22:33 ora locale di giovedì.   Venerdì mattina il bilancio delle vittime era di 16 morti e 46 feriti, di cui 11 in modo grave, secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità locali preposte alla gestione delle emergenze. Almeno 339 case e 20 stalle sono crollate, ha riferito l’Associated Press, citando funzionari del governo locale.   I video che circolano sui social media cinesi mostravano i residenti che si riversavano nelle strade mentre gli edifici tremavano.   Secondo i sismologi cinesi, la scossa di terremoto superficiale si è verificata a una profondità di circa 10 chilometri. L’US Geological Survey ha stimato la sua profondità a 18 chilometri, collocando l’epicentro in una zona montuosa scarsamente popolata. Oltre 1.600 persone del personale locale sono state mobilitate per le operazioni di ricerca e soccorso. Sono stati inviati aiuti di emergenza, tra cui 1.000 unità abitative prefabbricate, circa 3.000 tende, letti e indumenti invernali, per assistere gli sfollati.   Il terremoto ha anche provocato frane che hanno costretto alla chiusura di un’importante autostrada, mentre i servizi ferroviari sono stati temporaneamente sospesi per controlli di sicurezza. Le comunicazioni sono state interrotte in alcune zone della regione colpita, complicando le operazioni di soccorso.   I meteorologi hanno avvertito della possibilità di nevicate intermittenti nei prossimi tre giorni, suscitando preoccupazioni per il peggioramento delle condizioni per i sopravvissuti e i soccorritori.   Quest’ultima catastrofe si verifica a meno di due mesi da una gigantesca valanga di ghiaccio e roccia vicino al confine tra Tibetto e Nepal, che ha provocato inondazioni catastrofiche, causando la morte di oltre 1.450 persone in Nepal e decine in Cina.   Secondo la televisione di stato cinese CCTV, la scossa di terremoto di giovedì è stata la più forte a colpire la regione di Nagqu negli ultimi cinque anni.   Le autorità hanno avvertito che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare, poiché le squadre di soccorso continuano a perlustrare gli edifici danneggiati e a valutare l’entità dei danni.  

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Catastrofi

Nuove inondazioni spazzano via edifici in Nepal

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Almeno cinque persone risultano disperse dopo che forti inondazioni improvvise hanno spazzato via case e ponti nel nord del Nepal domenica, secondo quanto riferito dalle autorità locali preposte alla gestione delle emergenze. L’evento si verifica poco più di un mese dopo una catastrofica alluvione e una frana che hanno causato la morte di oltre 1.400 persone in tutto il Paese dell’Asia meridionale.

 

Secondo un funzionario del Dipartimento di Idrologia e Meteorologia del Nepal, citato dal Kathmandu Post, l’alluvione potrebbe essere stata innescata da una frana avvenuta sabato che ha bloccato un affluente del fiume, prima che l’acqua accumulata tracimasse, creando un’inondazione improvvisa.

 

Secondo quanto riportato dal giornale, che cita le autorità locali, le acque alluvionali hanno spazzato via circa 35-40 case nel distretto settentrionale di Gorkha. Diversi ponti sarebbero stati distrutti, mentre strade e impianti idroelettrici avrebbero subito danni.

 

Alcuni video che circolano sui social media mostrerebbero le acque alluvionali spazzare via edifici in una valle di montagna. Altri filmati sembravano mostrare la distruzione del ponte Soti Khola nel distretto di Gorkha.

 

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Secondo i dati preliminari dell’Autorità nazionale nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di catastrofi (NDRRMA), due donne e tre uomini risultano dispersi.

 

Le autorità hanno dispiegato elicotteri e centinaia di agenti delle forze dell’ordine per le operazioni di ricerca e soccorso, secondo quanto riportato dall’emittente statale Radio Nepal. Almeno 82 persone, tra cui nove stranieri, sono state tratte in salvo, ha riferito l’AFP, citando l’NDRRMA.

 

Le ultime inondazioni arrivano poco più di un mese dopo la catastrofe che ha colpito il Nepal e alcune zone del Tibet cinese il 26 agosto. Alla fine di settembre, secondo i dati dell’NDRRMA, erano stati recuperati almeno 1.451 corpi e 5.745 persone risultavano ancora disperse.

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Catastrofi

Adalia divorata dalle fiamme: le immagini

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Vasti incendi boschivi sono scoppiati nella provincia di Antalya, in Turchia, costringendo centinaia di persone a lasciare le proprie case. Video dalla zona, circolati sui social, mostrano scene apocalittiche di colline avvolte dalle fiamme e un fumo nero che oscura il cielo.   Secondo l’agenzia di stampa Anadolu, il rogo è iniziato lunedì nel distretto di Aksu ad Antalya e si è esteso in fretta al vicino distretto di Kepez.   Almeno una persona è morta per un attacco cardiaco legato al fumo, hanno riferito le autorità locali. Due persone sono state ricoverate per ferite alle gambe connesse all’incendio e altre otto sono state curate per inalazione di fumo.  

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Le autorità hanno evacuato almeno 254 abitazioni nei due distretti e hanno chiuso temporaneamente un’autostrada che collega la città costiera mediterranea di Antalya con Isparta, a circa 130 km a nord. Nella regione più di 2.000 abitazioni hanno inoltre subito interruzioni di corrente.   Per spegnere l’incendio sono stati impiegati cinque aerei antincendio, dieci elicotteri, oltre 160 autopompe e 1.000 persone.   I video online mostrano enormi muri di fuoco che avanzano nelle foreste di montagna, lasciando terra bruciata e un cielo carico di fumo. Di notte il cielo sopra le colline colpite si tinge di rosso.   Come riportato da Renovatio 21, l’Europa fu oggetto di incendi massivi anche l’estate scorsa, definita anche quella come quella del «caldo record»). Allora erano segnalati incendi anche in Portogallo, Croazia, Francia, Albania, Gran Bretagna, Grecia e ancora in Tuchia    

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