Connettiti con Renovato 21

Spirito

«Sono interamente tuo, o Vergine Maria!»

Pubblicato

il

Far sì che le persone amino Gesù nell’Eucaristia, imparando prima ad amare la Beata Vergine Maria: questo era l’intero metodo apostolico di padre Georges Bellanger. Questa semplice intuizione ha trasformato il ministero di questo sacerdote francese.

 

Padre Georges Bellanger nacque nel Nord della Francia il 24 maggio 1861, festa di Nostra Signora Aiuto dei Cristiani. Dopo un’infanzia dedicata allo studio, fu ordinato sacerdote nel giugno del 1885. Servì come sacerdote diocesano per oltre quattordici anni prima di entrare nella Congregazione dei Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli. Ricoprì diversi incarichi, tra cui direttore spirituale in un seminario, cappellano militare e maestro dei novizi. Ecco alcuni scorci della vita di questo sacerdote dal cuore ardente.

 

Era innanzitutto un grande devoto del Santissimo Sacramento. Da adolescente, i suoi amici lo vedevano spesso trascorrere lunghe ore in chiesa a pregare davanti al tabernacolo. In seminario, con il permesso dei suoi superiori, passava gran parte della notte tra giovedì e venerdì e la mattina successiva in preghiera davanti al Santissimo Sacramento.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Quando divenne cappellano militare, desiderava che Nostro Signore occupasse il primo posto nella caserma e, a tal fine, ottenne per la sua piccola cappella il privilegio di custodire il Santissimo Sacramento.

 

«Sarebbe profondamente edificante», disse ai soldati, «vedervi tutti dirigervi verso la cappella al vostro ritorno in caserma. Vedervi inginocchiare lì, anche solo per un breve istante, e rivolgere a Dio una parola di adorazione e amore. Mi rattristerebbe essere la vostra prima stretta di mano davanti al Signore di questo luogo».

 

Ai colleghi che gli chiedevano come riuscisse a convertire così tante anime, rispondeva: «Quanto più un operaio o un soldato conduce una vita semplice e terrena, tanto più è necessario immergerlo nel soprannaturale. Innanzitutto, lo si invita a trascorrere qualche istante davanti al tabernacolo. All’inizio, può presentarsi come una guardia che non dice nulla, che non fa nulla, ma il cui atteggiamento è decoroso. Poco a poco, il suo cuore sarà riscaldato dai raggi benevoli del Sole Eucaristico, e finirà per credere con una fede concreta nella presenza reale di Nostro Signore».

 

Ma per conquistare anime a Cristo, in particolare a Gesù nell’Eucaristia, e per indurle a frequentare i sacramenti, l’abate Bellanger aveva compreso, seguendo san Luigi Maria Grignion de Montfort, che il modo migliore era quello di iniziare avvicinandole a Maria, Tesoriera di tutte le grazie.

 

Egli stesso recitava ogni giorno l’intero rosario. Diceva: «Il mio rosario è il mio termometro spirituale, e sento che il diavolo fa di tutto per impedirmi di recitare questa preghiera alla quale, sento, è legata la mia salvezza eterna. Che la devozione del santo rosario ci pervada. Il mio ultimo rosario prima di addormentarmi è la Messa della sera».

 

Quando si fece religioso, scelse come motto:«Tuus sum ego, Virgo Maria», «Tutto tuo, o Vergine Maria».

 

L’influenza di padre Bellanger si fece sentire fin dai primi anni del suo sacerdozio. Un giorno, il superiore del seminario minore in cui padre Bellanger alloggiava stava attraversando un cortile dell’istituto con un suo amico sacerdote.

 

«Guarda quel piccolo storpio», disse, «non lo darei nemmeno per il suo peso in oro. Ascolta le confessioni di metà dei miei seminaristi, e non immagineresti mai il bene che fa ai suoi penitenti. Perciò gli mando più studenti possibile. Quando uno studente va da lui, sono perfettamente tranquillo e non devo preoccuparmi del suo comportamento o della sua guida. Se la casa sta andando così bene, lo attribuisco in gran parte a lui».

 

Uno dei ministeri più importanti di Padre Bellanger fu quello svolto tra i soldati. Il loro ambiente era ben lontano da quello cristiano. Molti giovani non erano battezzati e quasi tutti quelli che lo erano avevano abbandonato ogni pratica religiosa. A questi soldati, il pio sacerdote cercò innanzitutto di trasmettere il suo amore sconfinato e la sua fiducia nella Beata Vergine Maria.

 

«Il soldato fedele al Rosario sarà fedele ai sacramenti del Signore». Ben presto, quasi ogni soldato in caserma aveva un rosario e molti iniziarono a recitarlo quotidianamente. Alcuni crearono persino una piccola lega il cui scopo era recitare Ave Maria nei mille momenti liberi della giornata per la conversione dei soldati.

Iscriviti al canale Telegram

Un giorno, padre Bellanger raccomandò ad alcuni di loro la conversione e il battesimo di un loro compagno. Risposero all’unisono: «Cappellano, vale davvero la pena passare la notte a recitare il rosario…».

 

Un soldato scrisse alla sua famiglia: «Da quando ho imparato ad amare il Rosario, le mie ore migliori sono quelle di guardia. Con il fucile in una mano e il rosario nell’altra, trovo che le ore siano troppo brevi».

 

Maria conduce sempre a Gesù!

 

«Circa un anno dopo la fondazione dell’opera militare», osservò il cappellano, «cominciammo a recitare solennemente il Santo Rosario ogni giovedì sera davanti al Santissimo Sacramento esposto, ma ben presto l’adorazione e il Rosario furono aggiunti durante tutta la notte, ogni settimana. Da cinquanta a sessanta soldati venivano, in gruppi di quindici o venti, per recitare a turno il Santo Rosario».

 

A poco a poco, la Santa Comunione divenne sempre più frequente tra molti soldati.

 

Padre Bellanger era convinto che uno dei modi principali per onorare Dio fosse onorare Sua Madre. Per questo motivo compiva quasi tutti i suoi atti di devozione alla Beata Vergine in presenza del Santissimo Sacramento. Spesso, recitando il Rosario davanti al tabernacolo, diceva: «Rallegriamo il Cuore di Nostro Signore salutando Sua Madre centocinquanta volte, ripetendo il suo nome che Gli è così caro».

 

La predicazione del cappellano militare era molto apprezzata. Non improvvisava mai. Preparava i suoi sermoni con cura. Spesso sedeva davanti al tabernacolo, pensando a coloro che desiderava convertire, e li raccomandava a Nostro Signore e alla Beata Vergine. «Vorrei arrivare al punto in cui non sono più io a predicare e ad agire, ma la Beata Vergine», diceva umilmente.

 

Ordinato sacerdote vincenziano nel 1900, padre Bellanger ricevette ben presto l’incarico di maestro dei novizi. Come già fatto con i suoi soldati, condusse coloro che gli erano affidati a un grande amore per Maria e Gesù nell’Eucaristia.

 

I superiori del monastero notarono ben presto che la cappella non era mai vuota, se non durante le lezioni. I giovani monaci presero l’abitudine di chiedere regolarmente il permesso di trascorrere del tempo nella cappella durante il giorno e persino la sera o la notte. Dal canto suo, il maestro dei novizi lavorava instancabilmente, desideroso di essere “sfinito”, come diceva lui stesso, pur di conquistare anime a Dio.

 

La sua comunità, perseguitata dalle leggi anticlericali del 1901, fu costretta all’esilio a Tournai, in Belgio. Padre Bellanger non vi rimase a lungo. Affetto da tubercolosi, i suoi superiori lo mandarono a Moulle, dalla sua famiglia, per fargli respirare l’aria fresca della sua terra natale. Ma la sua malattia peggiorò.

 

Il 16 agosto 1902 ricevette l’estrema unzione e rinnovò i voti. Le sue ultime parole furono rivolte alla famiglia riunita al suo capezzale: «Sto sacrificando la mia vita affinché possiate tutti andare in Paradiso. Sapete che ho sempre amato moltissimo la Beata Vergine; ebbene, vi raccomando di fare lo stesso e di recitare il rosario ogni giorno della vostra vita…».

 

Poco dopo, il servo di Maria si spense serenamente, quel sabato, il giorno dopo l’Assunzione, al suono dell’Angelus serale. Aveva quarantun anni.

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Courrier des Croisés n. 274, ottobre 2021.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da FSSPX.News

Continua a leggere

Spirito

«Scomunicati senza processo». Mons. Viganò ai fedeli Summorum Pontificum respinti dalla Basilica di San Pietro

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo messaggio dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Come riportato da Renovatio 21, al pellegrinaggio annuale del Summorum Pontificum, con fedeli provenienti da tutto il mondo, per la prima volta, è stato impedito di entrare a San Pietro. L’autorità vaticana ha quindi lasciato i pellegrini tradizionisti in istrada. 
 

AI FEDELI, AI CHIERICI E AI SACERDOTI DELLA XV PEREGRINATIO AD PETRI SEDEM

 
Mi rivolgo a voi da «scomunicato», poiché tale mi considerate. Ritengo che la condizione che mi è stata attribuita possa illuminare quella in cui voi stessi di fatto oggi vi trovate.
 
Voi non siete stati scomunicati, e fate di tutto per non esserlo, come chi vuole sfuggire a un castigo. Eppure siete trattati come degli scomunicati. Va detto, non senza ironia, che dopo avervi negato la Basilica Vaticana per il Pontificale, ora vi si vieta persino l’ingresso per la professione di Fede e per la devozione alla Sede del Beatissimo Pietro.
 
E mentre il vostro accesso nella Basilica Vaticana vi è stato impedito con transenne e a Santa Maria Maggiore vi è stata concessa solo una Messa bassa al posto del solenne pontificale, pochi mesi fa si accoglievano gruppi LGBTQ+, con le loro bandiere arcobaleno e i loro slogan blasfemi, e un’abortista omoeretica travestita da arcivescovessa.
 
Come comunità ex Ecclesia Dei, come sacerdoti e vescovi ratzingeriani cultori del Summorum Pontificum, la Messa di sempre vi è concessa come un’eccezione da giustificare. Vi si esclude sempre più dalle parrocchie; vi si impone l’autorizzazione del Vescovo per celebrare ciò che i nostri padri celebravano senza permesso. I vostri Istituti sono sottoposti a visite e a verifiche, i vostri seminaristi sono guardati con sospetto, e il vostro rito è tollerato finché non disturba. Che cos’è questo, se non una scomunica senza processo, o peggio ancora la volontà, da parte delle Autorità romane, di piegare la vostra coscienza? Un’esclusione che non osa dire il proprio nome. Per evitare la sentenza, la subite nei fatti. Per non apparire «fuori dalla Chiesa», vivete ai suoi margini, con contorsioni e incoerenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti.
 
Osate dire che non vi è alcuno stato di necessità, biasimate aspramente la Fraternità San Pio X, considerate me come un paria… Ne consegue che il vostro silenzio non vi preserva dal castigo: vi toglie soltanto il diritto di chiamarlo ingiusto.
 
Va riconosciuto, per amore di verità, che Leone e l’élite modernista-sinodalista che occupa il Vaticano agisce con coerenza. Leone crede fermamente nel Concilio Vaticano II ed è promotore entusiasta della sua versione sinodale: egli non può coerentemente sostenere il Rito di sempre, che ne è la smentita vivente.
 
Summorum Pontificum è sempre stato una chimera: lo smembramento dell’unico venerabile Rito in due forme antitetiche, un permesso che dipende da chi lo concede e che si ritira quando non serve più. Non vi si può dunque rimproverare la fiducia, ma la pretesa di voler fondare ciò che vi spetta per diritto divino sulla compresenza di due riti inconciliabili e su un indulto con cui vi si dichiara a stento tollerati.
 
Né vi giova appellarvi alla libertà religiosa o di culto, o all’inclusività sinodale, per assicurarvi uno strapuntino nel Pantheon: chi chiede, alla pari di tutti, il diritto di praticare il proprio culto ha già ammesso che la Messa Apostolica è un’esperienza religiosa tra le altre, e la Verità una opinione tra le opinioni. Queste false libertà non proteggono la Tradizione: sono lo strumento con cui la Verità – l’unica Religione – viene estromessa non solo dalla vita pubblica, ma finanche dal Sacro Recinto.
 
Non basta respingere il Concilio in ciò che contraddice il Magistero, come siete soliti ripetere. Il Vaticano II è stato un evento rivoluzionario ed è una rivoluzione permanente: va ripudiato come tale, non emendato con una lista di correzioni, perché nessuno rimedia con un’esegesi benevola a ciò che nacque come deliberata rottura.
 
Al Cardinale Burke e a Mons. Schneider mi permetto di dire, che la loro autorità è ormai tutta di facciata: sono la caricatura di loro stessi, con le loro mitrie preziose e le cappe magne, la difesa del Concilio e le concelebrazioni.
 
Roma non tace soltanto; non si limita a «tollerarvi» confinandovi in riserve indiane sempre più anguste: vi vuole rieducare e ve lo dice, pretendendo da voi – che godete di un significativo seguito nell’ambiente conservatore – che diventiate «opposizione di Sua Maestà», fungendo da gatekeeper – come si usa dire oggi – e contenendo così l’emorragia di Cattolici sempre più disorientati dalla vostra acquiescenza dinanzi ai più scandalosi spropositi vaticani. Ed è ormai evidente che un’opposizione controllata, lungi dall’ottenere alcun successo per la causa del Cattolicesimo Romano, si rende invece complice della distruzione della Chiesa.

Aiuta Renovatio 21

Ecco allora la dichiarazione pacificatrice del Card. Burke: «Certamente la situazione attuale non costituisce uno stato di necessità». Ma se non vige lo stato di necessità oggi, dopo quale ennesimo scandalo e dopo quale inaudita eresia troverete il coraggio di insorgere? Quanti rospi siete ancora disposti a far ingoiare a quanti guardano a voi come ad un riferimento morale e dottrinale?
 
Dopo Amoris Lætitia, la Pachamama, la Dichiarazione di Abu Dhabi, Traditionis Custodes, Fiducia Supplicans, Mater populi fidelis… e dopo che vi è stato impedito di professare la vostra Fede sulla tomba del Principe degli Apostoli?
 
Come ho scritto in Scisma capitale: «Finché una parte dei cattolici (i cosiddetti conservatori) si ostinerà a non voler riconoscere il bipolarismo del “papato conciliare e sinodale”, essa si troverà nella terribile situazione di prestare un assenso deliberato all’errore; nella tremenda posizione di coloro che, con quel compiacimento cortigiano in un’obbedienza servile, creano le premesse della “desertio”, dell’abbandono di Dio, del ritiro della Grazia. È proprio quel riconoscimento dell’errore che lo istituzionalizza, che lo rende irreversibile, che disarma ogni resistenza e che, in ultima analisi, criminalizza chi eroicamente resiste.»
 
Con il vostro garbato consenso e tacendo per non perdere ciò che vi è stato concesso di fatto vi prestate all’operazione dell’inganno (2 Tess 2,11).
 

Vi benedico e prego per tutti voi.

 

In Christo Rege,

  + Carlo Maria Viganò Arcivescovo   Viterbo, 24 Ottobre MMXXVI S. Raphaëlis Archangeli  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
 
Continua a leggere

Spirito

Sacerdote milanese eroe fa il dito medio ai manifestanti saccheggiatori

Pubblicato

il

Da

Un prete italiano ha reagito a un gruppo di manifestanti di sinistra violenti e distruttivi a Milano, salendo sui gradini della sua chiesa e salutandoli con il dito medio. Lo riporta LifeSite.

 

«I saccheggiatori provocano un parroco chiedendogli una benedizione», ha osservato Radio Genoa. «Lui gliela dà. Immediatamente. Un eroe»

 

Padre Giannicola Maria Simone si trovava sulla soglia della chiesa di Sant’Alessandro di Zebedia, vicino alla storica Piazza Sant’Alessandro, mentre esprimeva il suo disappunto nei confronti della folla.

 

Don Simone ha confessato l’infausto gesto, assicurando agli inquirenti che il video in cui faceva il popolare gesto mediodigitale non era una creazione dell’Intelligenza Artificiale.

 

«È reale, anche se adesso stanno facendo delle versioni false», ha dichiarato Simone al Corriere della Sera. «È andata così: mentre questi giovani passavano, qualcuno mi ha fatto il dito medio. Sono ragazzi, quindi non mi sorprendo. Io gli ho risposto a mia volta con il dito medio, ma senza intenzioni né violente né con il rischio di scatenare ulteriore rabbia», ha detto il sacerdote.

 

Don Simone ha detto di non ritenere necessario pentirsi del suo gesto. «no, non credo che si debba parlare di pentimento. Avessi dato un cazzotto allora sì, ma le mani non le ho mai alzate con nessuno neanche nei momenti più difficili. Io ho 65 anni e lavoro con i ragazzi da una vita e ogni tanto bisogna anche dirgli “Stai attento a quello che fai”. Di certo fuori dal contesto degli scontri non avrei mai fatto una cosa del genere».

 

La Chiesa di Sant’Alessandro si trova a poca distanza da piazza Duomo, oscenamente sfigurata da proteste violente, con la polizia inerme, che hanno persino mostrato delle fiamme dinanzi al plurisecolare edificio gotico, creando un‘iconica immagine di declino terminale della città di Ambrogio.

 

Sant’Alessandro si trova altresì a poca distanza da via Torino, dove sono avvenuti vari saccheggi ai danni di negozi e supermercati.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Melancholia~itwiki via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

Continua a leggere

Gender

Gesuita suggerisce che i santi siano «spesso» gay

Pubblicato

il

Da

Padre James Keenan, SJ, durante il discorso di apertura della conferenza annuale di sensibilizzazione di quest’anno, ha citato blasfemamente un “teologo queer” per suggerire che i santi sono «spesso» omosessuali. Lo riporta LifeSiteNews.   Nel suo discorso di apertura alla Conferenza di sensibilizzazione del 2026 presso l’Università di Georgetown, il gesuita ha citato il lavoro di Flora Tang per affermare che i santi sono «spesso essi stessi istruttivi in ​​quanto santi queer».   Padre Keenan, che ha insegnato teologia al Boston College, un’istituzione nominalmente cattolica, per oltre 20 anni, ha anche paragonato i “teologi queer” agli attivisti per i diritti civili e alle cosiddette “femministe cattoliche”.   «Flora Tang chiarisce in What Queer Theory Taught Me About the Saints che i santi stessi, in quanto santi queer, sono spesso fonte di insegnamento», ha affermato Keenan durante il suo intervento. «Eppure ci spinge ad andare oltre l’attaccamento alle narrazioni di certezza queer e ad aprirci a narrazioni frammentate che non si limitano a dare voce al lutto e alle speranze deluse di una chiesa queer e decolonizzata». L’articolo della Tang del 2022 per Political Theology Network insinuava blasfemamente che diversi santi fossero omosessuali, tra cui San Sergio e San Bacco, soldati romani del IV secolo martirizzati insieme per essersi rifiutati di offrire sacrifici agli dei romani, e le sante Perpetua e Felicita, martiri compagne del III secolo, entrambe con figli.   Le accuse sembrano derivare dalla sessualizzazione di storie riguardanti alcuni grandi santi che avevano amicizie cristiane del tutto platoniche.   Keenan ha proseguito nel suo intervento: «permettetemi di aggiungere che non credo che la prudenza dei teologi queer sia molto diversa dalla prudenza degli attivisti per i diritti civili, né degli attivisti cattolici per la pace, né delle femministe cattoliche».   Il sacerdote ha volutamente omesso qualsiasi riferimento all’insegnamento perenne della Chiesa cattolica sul «matrimonio» tra persone dello stesso sesso. Mentre Keenan paragona in termini entusiastici i «teologi queer» alle «femministe cattoliche», ignora l’insegnamento della Chiesa che condanna chiaramente questa ideologia.   Padre Keenan, come il suo confratello gesuita padre James Martin , fondatore di Outreach, ha una lunga storia di esplicita opposizione all’insegnamento della Chiesa sul “matrimonio” tra persone dello stesso sesso.   A differenza di padre Martin, padre Keenan possiede tre titoli teologici, tra cui una Licenza in Teologia Sacra e un Dottorato in Teologia Sacrapresso la Pontificia Università Gregoriana, e ha lavorato come professore di teologia per quasi 40 anni in diverse università nominalmente cattoliche.   In particolare, nel 2003 Keenan testimoniò contro la H.3190, una proposta di emendamento costituzionale in Massachusetts che avrebbe definito il matrimonio come un’unione stabile tra un uomo e una donna, sulla base dell’erronea motivazione che fosse «contraria all’insegnamento cattolico sulla giustizia sociale».   «In quanto sacerdote e teologo morale, non riesco a capire come qualcuno possa usare la tradizione cattolica romana per sostenere la proposta di legge H. 3190», affermò falsamente il sacerdote all’epoca.

Aiuta Renovatio 21

Preoccupanti affermazioni non dissimili da quelle del gesuita Keenan furono fatte dal frate cappuccino italiano Roberto Pasolini, nominato nel 2024 predicatore della Casa Pontificia da papa Francesco. In una conferenza, padre Pasolini si era concentrato sulle cosiddette «coppie omosessuali», che egli disse di aver individuato nell’Antico Testamento. «Ad esempio, Pasolini afferma una relazione omosessuale tra Gionata e Davide [nell’Antico Testamento], e nel Nuovo Testamento fantastica su una relazione omosessuale tra il centurione romano e il suo servo malato aveva scritto Giuseppe Nardi. «Così, molto semplicemente. Pasolini dice apertamente: “Abbiamo ancora il diritto di fantasticare un po’. Il fatto che il cappuccino debba violare il testo biblico non sembra rappresentare per lui un problema”».
  «Informazione Cattolica parla di “affermazioni preoccupanti” e scrive: scorrendo le sue omelie registrate su Internet, sentiamo purtroppo alcune dichiarazioni pubbliche sull’omosessualità che risultano dolorose e preoccupanti» continua il sito Katholisches. «Il 2 febbraio 2024 ha tenuto un lungo discorso presso il convento dei Cappuccini di Varese sul tema “Omosessualità e vita cristiana”».  
L’Università di Georgetown, tra le più antiche della storia USA, fondata dai gesuiti e considerata come uno dei fuclri che prepara l’élite statale americana (sopratutto Dipartimento di Stato, CIA, FBI), è da molti anni al centro di polemiche per la sua eterodossia: prima i corsi di Yoga (grande passione dei nuovi gesuiti), poi l’inclusione di accademici pro-aborto.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine: Università di Georgetown, Washington Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
Continua a leggere

Più popolari