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Mons. Viganò: da Ambrogio a Maometto, il tradimento di Milano grida vendetta al Cielo

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella Festa del Corpus Domini.

 

Quam ergo mercedem accipias?

Omelia nella Festa del Santissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo

 

Vetustatem novitas, umbram fugat veritas, noctem lux eliminat.

Il nuovo mette in fuga il vecchio, la verità sbaraglia le ombre, la luce cancella la notte.

Sequentia Lauda Sion

 

La Santa Chiesa è oggi in festa per adorare e celebrare il suo Re Eucaristico, il Signore Sacramentato, la Santissima Eucaristia nella Quale è presente il Verbo Incarnato in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. L’ufficio divino del Corpus Domini, composto dal Dottore Angelico, è un tesoro di Fede e di Carità, il canto dell’anima per il magnum Mysterium, et admirabile Sacramentum.

 

Nel Convento di San Domenico Maggiore a Napoli è ancora oggi possibile visitare la cella in cui visse l’Aquinate dal 1272 al 1274 e vedere l’altare della cappella di San Nicola, al cui tabernacolo San Tommaso si accostava per ascoltarvi le parole che il divino Prigioniero gli suggeriva, e che poi avrebbero fatto parte del Proprio di questa festa.

 

Su quel medesimo altare era allora posta, entro una nicchia, l’icona del Crocifisso che miracolosamente gli disse: Bene dixisti de Me, Thoma. Quam ergo mercedem accipias? Hai scritto bene di Me, o Tommaso: cosa vuoi in ricompensa? Il Santo teologo rispose: Non aliam nisi Te, Domine! Nient’altro che Te, o Signore.

 

Quam ergo mercedem accipias? Cosa vuoi in ricompensa? Se il Signore ponesse anche a noi questa domanda, cosa Gli risponderemmo? E, prima ancora: potremmo sperare di sentirci dire: Bene dixisti de Me, per come abbiamo messo a frutto i doni che ci sono stati generosamente elargiti dalla magnificenza divina?

 

Certo, nessuno di noi può competere in erudizione e dottrina con San Tommaso d’Aquino. Ma certamente possiamo, con la grazia di Dio, averlo come nostro esempio di santità, di umiltà, di amore per il Verbo Incarnato presente nel Santissimo Sacramento. RispondiamoGli sempre: Nient’altro che Te, o Signore! Non voglio successo. Non voglio onori. Non voglio denaro, né piaceri, né chimere mondane. Non voglio piacere al mondo. Non voglio essere approvato dai potenti. Voglio solo Te, o Signore. Solo Te. Voglio Te somma Verità, voglio Te infinita Carità. Voglio Te Altare, Te Sacerdote, Te Vittima. Voglio Te come Cibo e come convitato, cibus et conviva.

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Panis angelicus fit panis hominum; dat panis cœlicus figuris terminum; o res mirabilis! Manducat Dominum pauper, pauper servus et humilis. Il Pane degli Angeli diventa pane degli uomini; il Pane del Cielo compie le antiche figure; quale meraviglia! Il povero, il servo e l’umile si nutrono del loro Signore, il Quale Si dà in nutrimento: Ego sum panis vivus qui de cœlo descendi (Gv 6, 51). Sono Io il Pane vivo disceso dal cielo: lo ha dichiarato il divin Maestro alle folle presso il lago di Tiberiade, dopo aver moltiplicato miracolosamente cinque pani e due pesci con cui sfamare cinquemila persone. Quei cinque pani non erano sufficienti: Non in solo pane vivit homo sed omni verbo, quod procedit de ore Dei (Mt 4, 4). Ed è proprio il Verbo che procede dalla bocca di Dio che Si comunica nel Santissimo Sacramento dell’Altare, nel Santo Sacrificio della Messa.

 

Se questo mondo ribelle non è stato spazzato via dall’ira di Dio, è perché vi è ancora chi mostra adorazione e gratitudine verso questo miracolo di Carità e di Fede, raccogliendosi in preghiera dinanzi al tabernacolo o prostrato davanti all’Ostia raggiante nell’ostensorio. Persone sconosciute, che non compaiono sui bollettini parrocchiali o sul settimanale diocesano perché “non fanno notizia”; perché non rivendicano diritti, se non quello di rimanere cattolici, apostolici e romani, nonostante i loro indegni Pastori.

 

Da più sessant’anni la rivoluzione permanente del Vaticano II ha inferto un colpo durissimo alla vita stessa del corpo ecclesiale. La perdita della Fede nel popolo cristiano è la diretta conseguenza, pianificata e ostinatamente perseguita, di un piano di dissoluzione che non poteva non colpire il Santissimo Sacramento, la Santa Messa, il Sacerdozio.

 

Questa crisi, fratelli carissimi, è il frutto avvelenato di decenni di sistematica demolizione da parte di chi invece avrebbe dovuto combattere e morire per difendere il Depositum Fidei. E questo ha moltiplicato i sacrilegi e le profanazioni della Santissima Eucaristia, al punto da giungere a far mangiare ai cani l’Ostia santa senza che ciò comporti alcuna riparazione né tantomeno la scomunica. Non mittendus canibus, abbiamo cantato poco fa.

 

La rivoluzione conciliare ha distrutto la Messa cattolica; ha cancellato il rispetto verso il Tremendum ac vivificum Sacramentum; ha imposto l’amministrazione sacrilega della Comunione sulla mano e in piedi; ha oscurato il dogma della Presenza Reale; confinato il Tabernacolo in un angolo della chiesa, demolito altari e balaustre; indotto i fedeli a considerare il Re Eucaristico come un simbolo di umana fraternità, come un pretesto di autocelebrazione della comunità; ha svuotato Seminari e chiese, decristianizzato la società, demolito la Fede dei Cattolici.

 

Ma se la chiesa conciliare e sinodale tollera ed anzi incoraggia le liturgie più irriverenti e autorizza la Comunione agli indegni in stato di peccato pubblico in nome dell’inclusività e del dialogo, altrettanta larghezza e comprensione non trova spazio per i Cattolici, ridotti a mendicare una Messa celebrata degnamente da un sacerdote che vi creda, quasi si trattasse di un’eccentricità da compatire, se non un indizio di pericolosa sedizione.

 

Ecco perché siamo riuniti in questa cappella privata, in questa «chiesa domestica» che ho benedetto prima della Messa. Ecco perché ci stiamo adoperando per garantire l’amministrazione dei Sacramenti, impartiti da sacerdoti perseguitati e cancellati.

 

Abbiamo visto ammettere i pubblici peccatori alla sacra Mensa con Amoris Lætitia e Fiducia Supplicans volute da Bergoglio che a Buenos Aires, fece murare l’Ostia di un miracolo eucaristico affinché non fosse esposta all’adorazione. E proprio in questi giorni l’Arcivescovo di Milano ha soppresso la processione del Corpus Domini per le vie della città, invocando pretestuosamente il problema del traffico e la presenza dei turisti come ostacolo invalicabile all’uscita del Re Eucaristico in un mondo che mai come ora dovrebbe tornare in ginocchio ai piedi del Signore.

 

Mentre Milano, insieme a tutte le città del nostro Vecchio Continente, si è trasformata in bivacco di orde di migranti per lo più mussulmani, violenti e spesso criminali; mentre abbiamo visto lo stesso sagrato del Duomo di Milano trasformarsi in una moschea a cielo aperto; mentre la Diocesi di Milano si sta adoperando con ecumenico entusiasmo all’edificazione di un tempio politeista (il cosiddetto «Monastero Ambrosiano»), ecco che il Successore di Sant’Ambrogio e di San Carlo, Mario Delpini, ripete le parole con cui Simone rispose alla serva che lo riconobbe come discepolo del Nazareno: Non Lo conosco (Mc 14, 67).

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Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli. Delpini sopprime una processione che ebbe luogo anche durante la Guerra, ma che dinanzi alla farsa pandemica o al turismo deve rispettosamente farsi da parte. Milano: da Ambrogio a Montini, da Schuster a Delpini, da Nostro Signore a Maometto, dal Corpus Domini al gay pride. Un tradimento che grida vendetta al Cielo.

 

Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla terra? (Lc 18, 8) Troverà chi ancora crede nell’Augustissimo Sacramento, chi ancora Lo adora, chi ancora Lo riceve degnamente confessato e in grazia di Dio? Troverà ancora chi professa e celebra il Santo Sacrificio, chi ne riconosce i fini latreutico, eucaristico, propiziatorio e impetratorio? Sì, carissimi fedeli: e saranno i pochi rimasti fedeli, quelli che oggi sono additati come ribelli, scomunicati come eretici e scismatici, mentre una gerarchia infedele ammette alla Comunione anglicani e protestanti, concubinari e sodomiti.

 

Per questo la conservazione della Messa Cattolica è così importante. Per questo è così importante perpetuare il Sacerdozio e moltiplicare gli apostolati in questi tempi di persecuzione. Per questo è così importante che ciascuno di noi si accosti con le dovute disposizioni a ricevere il Signore nella Santissima Eucaristia.

 

Facciamo nostra la preghiera dell’Angelo della Pace, apparso ai tre pastorelli di Fatima nel 1916:

 

Mio Dio, io credo, adoro, spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Ti amano. Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, io Ti adoro profondamente e Ti offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi ed indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Cuore Santissimo e del Cuore Immacolato di Maria, Ti domando la conversione dei poveri peccatori.

 

E così sia.

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Immagine di Ștefan Jurcă via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò scritto su X. Sua Eccellenza torna sulla questione della gerarchia corrotta e sul caso di Don Milani, che monsignore aveva già trattato in precedenza. Sulla figura di Don Milani, che scriveva di avere pulsioni indicibili, Renovatio 21 ha scritto molto in tutti questi anni in cui, invece che essere svelata ed accusata dalla chiesa e dalla società, è stata, forse neanche tanto misteriosamente, sempre più celebrata ed osannata. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   La chiesa sinodale si riconosce dai «santi» che si sceglie.   Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo – per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede – come «esempio attuale per la Chiesa e il mondo».   Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta «etica coerente della vita», quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.   Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali.   Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.   La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole.   Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.   La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza.   Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.   Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.   + Carlo Maria Viganò Arcivescovo   Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Immagine: don Lorenzo Milani ritratto da Olivero Toscani, L’Espresso, 1963. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
 
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La suora nominata da Leone XIV ribadisce che le donne «potrebbero sentire la chiamata al sacerdozio»

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Suor Mary Teresa Barron, NSA, che papa Leone XIV ha recentemente nominato segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha nuovamente suggerito che le donne potrebbero essere chiamate ad essere «ordinate» come sacerdoti, contraddicendo l’insegnamento cattolico. Lo riporta LifeSite.

 

La suora, attualmente superiora generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, durante un’intervista rilasciata a EWTN News il 20 ottobre, ha ribadito le precedenti affermazioni errate fatte durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024, secondo cui le donne «possono sentire la chiamata al sacerdozio». Suor Barron ha anche falsamente affermato che alcune sante avrebbero sentito questa «chiamata» al sacerdozio.

 

«Chi sono io per dire se la porta è aperta o chiusa (alle “donne sacerdotesse”)?» ha detto la suora a EWTN News. «Oggi le donne possono sentire la chiamata al sacerdozio. Anche alcune delle grandi sante hanno sentito quella chiamata. Quindi, per me, la domanda è: come possiamo noi, all’interno della Chiesa, facilitare questo discernimento?»

 

«Cosa facciamo come Chiesa per accompagnare questo discernimento e capire se, sì, è questa la chiamata dello Spirito a tutta la Chiesa in questo momento?», ha aggiunto. Poi, «nel discernimento, alla fine c’è sempre una scelta. O sì o no».

Nella sua lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994, papa Giovanni Paolo II ha ribadito il perenne insegnamento della Chiesa secondo cui è impossibile per le donne ricevere validamente il sacramento dell’Ordine sacro: «Pertanto, affinché ogni dubbio sia dissipato riguardo a una questione di grande importanza, che riguarda la costituzione divina stessa della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermazione dei fratelli (cfr. Lc 22,32) dichiaro che la Chiesa non ha alcuna autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne e che questo giudizio deve essere definitivamente accettato da tutti i fedeli della Chiesa».

 

Durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024 nella Città del Vaticano, suor Barron ha affermato che non dovremmo considerare la questione dell’ordinazione delle donne in termini di possibilità di ordinazione «da un punto di vista teologico o canonico».

 

«Credo che dobbiamo affrontare la questione soprattutto dal punto di vista dello Spirito. “Lo Spirito sta chiamando le donne?” Perché alcune donne sentono una chiamata al sacerdozio o al diaconato», ha affermato, secondo quanto riportato da EWTN News.

 

«Credo che uno degli appelli di questo sinodo sia quello di condividere le possibilità che si aprono alle donne per quanto riguarda la governance e i ruoli di leadership all’interno della Chiesa, e ci sono molte buone pratiche in tutto il mondo», ha dichiarato a un giornalista all’epoca. «Ma noi cattolici siamo molto ignari delle possibilità che esistono».

 

La suora assumerà il suo nuovo incarico di segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione il 4 gennaio 2027. In questo ruolo, la Barron sarà presidente delle Pontificie Opere Missionarie.

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Hong Kong, confermata in appello la condanna del cardinale Zen

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Il 3 settembre 2026, la Corte d’appello di Hong Kong ha respinto il ricorso presentato dal cardinale Joseph Zen, 94 anni, dall’avvocato ed ex deputata Margaret Ng, dall’ex parlamentare Cyd Ho, dal professor Hui Po-keung e dalla cantante e attivista Denise Ho, in qualità di amministratori del Fondo 612 per il soccorso umanitario. Margaret Ng ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte suprema di Hong Kong.   Creato nel giugno 2019, il Fondo di soccorso umanitario 612 offriva un sostegno finanziario ai manifestanti arrestati o feriti durante un movimento di protesta contro il progetto di legge sulla possibilità di estradare detenuti da Hong Kong verso la Cina. Iniziate nel giugno 2019, le manifestazioni si sono trasformate in un più ampio movimento pro-democrazia.   Nel maggio 2022, il cardinale Zen e gli altri quattro imputati erano stati arrestati per alcune ore per «collusione con forze straniere», reato previsto dalla Legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a Hong Kong nel 2020. L’eco immediata e internazionale della notizia aveva spinto le autorità di Hong Kong a rilasciarli rapidamente e ad abbandonare questa accusa. Ma i cinque imputati erano stati processati nel novembre 2022 davanti al tribunale di West Kowloon per non aver registrato il fondo come associazione ai sensi dell’Ordinanza sulle società, la legge che disciplina le organizzazioni e le associazioni della città. Ciascuno era stato condannato a una multa di circa 4.000 dollari di Hong Kong (meno di 500 euro). L’Ordinanza sulle società stabilisce che una società deve essere registrata, o deve chiedere un’esenzione, entro un mese dalla sua creazione. Il procedimento contro i fiduciari del Fondo 612 rappresenta la prima incriminazione per questo tipo di infrazione a Hong Kong. Dopo la condanna in primo grado, il cardinale Zen e gli altri quattro imputati avevano presentato appello, contestando l’errata connotazione della natura giuridica del Fondo.   In virtù della stessa Legge sulla sicurezza nazionale, anche il magnate dei media Jimmy Lai, tra le voci più critiche nei confronti della Cina a Hong Kong, è stato condannato il 9 febbraio 2026 a 20 anni di carcere. L’attivista cattolico di cittadinanza britannica, di 78 anni, si trova in prigione dal 18 dicembre 2020, tenuto in isolamento. Entrando nell’aula per la lettura della sentenza, ha rivolto un sorriso e un saluto alla moglie Teresa e, accanto a lei, al vescovo emerito di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen.   Interrogato da AsiaNews, padre Franco Mella, delle Missioni estere italiane, ha sottolineato lo scarso sostegno pubblico offerto da Roma a Jimmy Lai e non ha nascosto la propria perplessità.   In effetti, il Vaticano non si è espresso su questo verdetto quanto mai ingiusto e severo, ma «la gente di Hong Kong è con lui», ha sottolineato padre Mella. – Oltre al magnate cattolico e cittadino britannico, altri otto imputati sono stati condannati, tra cui sei ex dirigenti di Apple Daily.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Jindřich Nosek (NoJin) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata
 
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