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Politica

Economia interna ed Europa: punti salienti del discorso di Trump al WEF

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Il presidente americano Donald J. Trump ha parlato al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, pronunciando un discorso di estrema rilevanza dove ha riaffermato la leadership americana sulla scena mondiale e esternato la sua visione per il resto del mondo, dalla Groenlandia, alla Cina, alla Russia, all’Europa. Sottolineando gli imperativi della sovranità nazionale USA e il primato degli interessi del Paese e dei suoi cittadini, Trump ha articolato una strategia per promuovere la prosperità dell’America nella sua economia interna e, qualora cooperassero, pure dei Paesi europei in stato di decadenza.

 

Di seguito i punti salienti del discorso del presidente al WEF.

 

Iniziative innovative per ridurre i costi per i cittadini americani

«La proprietà della casa è sempre stata un simbolo di salute e vigore della società americana, ma questo obiettivo è diventato irraggiungibile per milioni e milioni di persone nell’era Biden… Le case sono costruite per le PERSONE, non per le aziende, e l’America NON diventerà una nazione di affittuari… Ecco perché ho firmato un ordine esecutivo che vieta ai grandi investitori istituzionali di acquistare case unifamiliari… E chiedo al Congresso di trasformare questo divieto in legge permanente».

 

«Ho dato istruzioni alle istituzioni sostenute dal governo di acquistare fino a 200 miliardi di dollari in obbligazioni ipotecarie per abbassare i tassi di interesse… La scorsa settimana, il tasso medio dei mutui a 30 anni è sceso sotto il 6% per la prima volta in molti anni».

 


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«Il margine di profitto per le società di carte di credito supera ora il 50%, uno dei più alti, e applicano agli americani tassi di interesse del 28%… Per aiutare i nostri cittadini a riprendersi dal disastro di Biden… chiedo al Congresso di limitare i tassi di interesse delle carte di credito al 10% per un anno».

 

«Sto anche lavorando per garantire che l’America rimanga la capitale mondiale delle criptovalute… Il Congresso sta lavorando duramente alla legislazione sulla struttura del mercato delle criptovalute… Che spero di firmare molto presto, aprendo nuove strade agli americani per raggiungere la libertà finanziaria».

 

I risultati economici del suo primo anno di ritorno in carica

«Sotto l’amministrazione Biden, l’America era tormentata dall’incubo della stagflazione, ovvero bassa crescita e alta inflazione: una ricetta per miseria, fallimento e declino. Ma ora, dopo solo un anno di politiche da me intraprese, stiamo assistendo all’esatto opposto: praticamente nessuna inflazione e una crescita economica straordinariamente elevata».

 

«In un anno, ho ridotto il nostro deficit commerciale mensile di un sorprendente 77%, e tutto questo senza inflazione, cosa che tutti dicevano non si potesse fare».

 

«Grazie alla mia schiacciante vittoria elettorale, gli Stati Uniti hanno evitato il catastrofico collasso energetico che ha colpito ogni nazione europea che ha perseguito la Green New Scam [«la grande truffa verde», ndr], forse la più grande bufala della storia».

 


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«Sotto la mia guida, la produzione di gas naturale degli Stati Uniti ha raggiunto il massimo storico, la produzione di petrolio degli Stati Uniti è aumentata di 730.000 barili al giorno… il prezzo della benzina è ora inferiore a 2,50 dollari al gallone in molti Stati».

 

«In 12 mesi, abbiamo rimosso oltre 270.000 burocrati dalle buste paga federali, la più grande riduzione annuale dell’occupazione pubblica dalla fine della seconda guerra mondiale… Abbiamo tagliato la spesa federale di 100 miliardi di dollari e ridotto il deficit di bilancio federale del 27% in un solo anno… A luglio, abbiamo approvato i più grandi tagli fiscali nella storia americana, tra cui nessuna tassa sulle mance, nessuna tassa sugli straordinari e nessuna tassa sulla previdenza sociale per i nostri cari anziani».

 

Appello all’azione per i partner europei

«Gli Stati Uniti sono il motore economico del pianeta e quando l’America prospera, prospera anche il mondo intero».

 

«Negli ultimi decenni, a Washington e nelle capitali europee è diventato opinione diffusa che l’unico modo per far crescere un’economia occidentale moderna fosse attraverso una spesa pubblica in continua crescita, una migrazione di massa incontrollata e infinite importazioni dall’estero… Questa è stata la strada che l’amministrazione del sonnolento Joe Biden e molti altri governi occidentali hanno seguito in modo molto sciocco, voltando le spalle a tutto ciò che rende le nazioni ricche, potenti e forti».

 

«Le conseguenze di queste politiche distruttive sono state gravissime: crescita economica più bassa, standard di vita più bassi, tassi di natalità più bassi, migrazioni più distruttive dal punto di vista sociale, maggiore vulnerabilità ad avversari stranieri ostili e forze armate molto, molto più piccole».

 


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«Gli Stati Uniti hanno molto a cuore il popolo europeo… e crediamo profondamente nei legami che condividiamo… Ecco perché questioni come l’energia, il commercio, l’immigrazione e la crescita economica devono essere preoccupazioni centrali per chiunque voglia vedere un Occidente forte e unito».

 

«La situazione in Minnesota ci ricorda che l’Occidente non può importare in massa culture straniere che non sono mai riuscite a costruire una società di successo».

 

«L’esplosione di prosperità e progresso che ha costruito l’Occidente non è derivata dai nostri codici fiscali; in ultima analisi, è derivata dalla nostra cultura molto speciale. Questa è l’eredità di pressione che America ed Europa hanno in comune… Dobbiamo difendere quella cultura e riscoprire lo spirito che ha elevato l’Occidente dalle profondità del Medioevo all’apice delle conquiste umane».

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic

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Elezioni francesi, «vittoria storica» della Le Pen al Senato: potrà finalmente formare un gruppo

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Il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen e un partito alleato hanno ottenuto per la prima volta abbastanza seggi al Senato francese per formare un gruppo. La svolta arriva a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, in cui i sondaggi danno ora Le Pen in testa.   Dopo il voto di domenica, RN e l’Unione della Destra per la Repubblica (UDR) deterranno insieme almeno 15 seggi nella camera alta, composta da 348 membri. Un gruppo richiede almeno dieci membri e dà ai suoi parlamentari un ruolo maggiore nelle commissioni del Senato, dove si esaminano le leggi.   «Questa è una vittoria storica e una pietra miliare con la formazione, per la prima volta, di un gruppo al Senato», ha scritto Le Pen su X. Ha detto che il risultato mostra il crescente sostegno del partito in tutta la Francia e che i suoi senatori porteranno le preoccupazioni delle comunità locali nella campagna presidenziale.

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Nonostante i recenti successi di RN, il Senato resterà controllato dai repubblicani conservatori e dai loro alleati centristi.   Il presidente di RN, Jordan Bardella, ha comunque definito il risultato un segno dello slancio del partito in vista di quella che ha descritto come «la madre di tutte le battaglie», riferendosi alle imminenti elezioni presidenziali.   A luglio la Corte d’Appello di Parigi ha ridotto la squalifica quinquennale di Le Pen dalle cariche elettive, inflittale per appropriazione indebita di fondi, consentendole di candidarsi alle elezioni del 2027 per succedere a Emmanuel Macron, che lascerà l’incarico dopo due mandati.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa la polizia fece irruzione nella sede parigina del RN. Il raid di perquisizione avveniva circa tre mesi dopo che un tribunale francese aveva dichiarato colpevoli di appropriazione indebita di fondi dell’Unione Europea alcuni alti dirigenti della RN, tra cui Le Pen. Le indagini andavano avanti da tempo.   Come riportato da Renovatio 21, la Le Pen aveva incassato tre mesi fa la solidarietà del presidente USA Donaldo Giovanni Trump, che ha definito la condanna da parte del tribunale francese come «un grosso problema».   Un sondaggio di Toluna Harris Interactive, pubblicato lunedì, vede Le Pen in testa con il 35-36% al primo turno e prevede che, in un ipotetico ballottaggio, sconfiggerebbe sia il leader di sinistra di France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, sia l’ex primo ministro centrista Édouard Philippe.   La svolta di Rassemblement National ha suscitato una reazione ostile da parte delle fazioni rivali, tra cui il capogruppo socialista al Senato, Patrick Kanner, il quale ha detto che il suo partito si impegnerà a contenere la «camera degli orrori» che entrerò in Senato.   La Le Pen ha accusato Kanner di «disonorarsi» e di insultare sia i senatori neoeletti sia i funzionari locali che li hanno votati.  

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Politica

Il presidente serbo Vucic si dimette

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Il presidente serbo Aleksandar Vucic si è dimesso domenica, in vista delle elezioni parlamentari anticipate. Il presidente uscente si ricandiderà con il Partito Progressista Serbo (SNS), al governo, puntando alla carica di primo ministro.

 

Vucic  ha annunciato la decisione dal palazzo presidenziale, precisando che il suo discorso sarebbe stato l’ultimo in quella veste. Lascia durante il secondo mandato e, secondo la Costituzione serba, non può candidarsi di nuovo alla presidenza. Le nuove elezioni vanno indette entro tre mesi dalle dimissioni del capo dello Stato.

 

Aveva già dichiarato a giugno, durante un comizio, l’intenzione di lasciare l’incarico.

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Le elezioni presidenziali anticipate significano che i serbi voteranno due volte quest’anno. Le parlamentari anticipate sono fissate per il 25 ottobre e si prevede che Vucic si candiderà alla guida del suo SNS, con la possibilità di diventare primo ministro in caso di vittoria.

 

Una folta platea di sostenitori si è radunata fuori dal palazzo presidenziale per salutarlo. Alcuni recavano striscioni con la scritta «Grazie», altri lo acclamavano come un «genio della politica». Dopo il discorso e la firma della lettera di dimissioni davanti alle telecamere, il presidente uscente si è unito di persona ai sostenitori, come mostrano le immagini dal posto.

 

«Questa sera segna la mia ultima occasione, l’ultima volta che mi trovo qui in questo splendido edificio in veste di presidente. Ho ricoperto la carica di presidente più a lungo di chiunque altro nella storia della Serbia, dall’instaurazione della democrazia multipartitica. Sono orgoglioso di aver raggiunto questo traguardo grazie ai vostri voti e al vostro sostegno», ha detto Vucic nel discorso.

 

Il secondo mandato, originariamente previsto fino a maggio 2027, è stato segnato negli ultimi due anni da proteste antigovernative ricorrenti e da scontri sporadici tra manifestanti e polizia. I disordini sono partiti dal disastro della stazione ferroviaria di Novi Sad del 2024, quando il crollo di una tettoia in cemento ha causato 16 morti.

 

La tragedia ha alimentato un più ampio movimento che ha accusato le autorità di negligenza e di uso improprio dei fondi pubblici, per aver lasciato deteriorare infrastrutture risalenti all’epoca jugoslava. Vucic  ha sempre respinto le accuse, sostenendo invece che i disordini siano stati fomentati da Bruxelles in una campagna di pressione per spingere Belgrado ad allineare di più la propria politica estera a quella dell’UE.

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Come riportato da Renovatio 21, Belgrado nel dicembre 2023 produsse evidenti segni di «maidanizzazione». Già allora presidente serbo accusò le potenze occidentali di tentare di «ricattare» la Serbia affinché sostenga le sanzioni e di tentare di orchestrare una «rivoluzione colorata» – una sorta di Maidan belgradese –contro il suo governo a dicembre.

 

All’epoca il governo serbo in quel caso aveva ringraziato pubblicamente i servizi segreti russi per il loro aiuto, come confermato in seguito dal Vucic.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri Pietro Szijjarto ha dichiarato che l’Unione Europea sta tentando di rovesciare i governi di Ungheria, Slovacchia e Serbia perché danno priorità agli interessi nazionali rispetto all’allineamento con Bruxelles.

 

Come riportato da Renovatio 21, Vucic ha accusato le potenze occidentali di aver cercato di orchestrare il suo rovesciamento. In un’intervista su Pink TV trasmessa lunedì, il presidente serbo aveva affermato che le «potenze straniere» hanno speso circa 3 miliardi di euro nell’ultimo decennio nel tentativo di estrometterlo dal potere.

 

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Politica

Zelens’kyj «ha già perso la guerra»: parla l’ex portavoce

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Secondo l’ex portavoce di Zelens’kyj, Yulia Mendel, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj «ha già perso» lo scontro con la Russia, eppure continua a seguire linee «suicidi», perché Kiev non sa come colmare il buco di bilancio senza un’ulteriore, cospicua iniezione di fondi occidentali.   In un post su X di sabato, Mendel ha scritto che l’Ucraina ha bisogno di 52,6 miliardi di dollari di finanziamenti internazionali per il bilancio del prossimo anno; di questi, finora ne sono stati confermati o sono previsti soltanto circa 20 miliardi nell’ambito dei programmi in corso.   Kiev deve inoltre fare i conti con un altro nodo: un’imprevista carenza di risorse per la difesa pari a 27 miliardi di dollari per il 2026, resa nota a fine agosto, dopo che Zelensky aveva lanciato una campagna di pubbliche relazioni durata 40 giorni per fare pressione sulla Russia.  

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  «L’Ucraina deve dimostrare al FMI entro novembre da dove proverranno i 52,6 miliardi di dollari necessari per il bilancio del 2027. Finora confermati: circa 20 miliardi. Mancano: 32,6 miliardi. Si parla di UE, garanzie, beni russi congelati, e si ammette che non c’è una decisione immediata. Zelens’kyj chiede separatamente altri 27 miliardi di dollari per colmare il deficit militare di quest’anno e afferma che non tutti i fondi sono stati erogati. I partner non li forniscono perché non ci sono riforme».   «Il governo ucraino non ha un vero piano. Solo la speranza che qualcun altro continui a pagare per una guerra che si rifiuta di porre fine. I soldati ucraini stanno compiendo sforzi quasi sovrumani solo per tenere a bada l’esercito russo. Ma Zelens’kyj, purtroppo, ha già perso questa guerra: moralmente, finanziariamente e minando la democrazia. E ora tutte le sue politiche sono suicide.   La campagna antirussa in corso ha innescato un’escalation, con Mosca che ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture e alla logistica ucraine legate alla difesa, compreso il porto di Odessa, snodo cruciale per le esportazioni agricole.   La Mendel ha aggiunto che i partner di Kiev «non danno denaro perché non ci sono riforme», alludendo all’UE e al FMI, che hanno segnalato i ritardi dell’Ucraina su tassazione, governance e corruzione.   «Il governo ucraino non ha un vero piano», ha scritto, sostenendo che la strategia di Kiev si limita a sperare che «qualcun altro continui a pagare per una guerra che si rifiutano di porre fine».

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«Zelens’kyj , purtroppo, ha già perso questa guerra: moralmente, finanziariamente e minando la democrazia. E ora tutte le sue politiche sono suicide».   La Mendel è stata addetta stampa di Zelens’kyj  dal 2019 al 2021; da allora è diventata una critica ferma, accusando l’ex capo di aver trasformato l’Ucraina in una «versione più blanda» della Germania nazista. Questo mese il leader ucraino le ha inflitto sanzioni, compreso il congelamento dei beni.   Le è stato inoltre precluso l’accesso all’edificio del Parlamento Europeo, dove avrebbe dovuto intervenire a un evento organizzato dall’eurodeputato tedesco dell’AfD Hans Neuhoff. La Mendel ha collegato il diniego alle sanzioni ucraine, anche se il Parlamento Europeo non ha confermato i motivi. In un’intervista dello stesso mese ha detto di aver chiesto perdono a Dio per aver aiutato «questa feccia » a salire al potere in Ucraina.   La Mendel è stata debancarizzata e messa in una lista di sanzioni di Kiev dopo una sua prima intervista con Tucker Carlson in cui aveva raccontato il retroscena del potere zelenskiano. L’ex portavoce ha bissato con un’ulteriore podcast col Carlson questa settimana, dove ha dettagliato la situazione suicida del suo Paes.  

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Immagine di Le Commissaire via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported  
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