Guerra cibernetica
Internet down in tutto il mondo a causa del crash del sistema di Cloudfare
Martedì, piattaforme di rilievo come X e ChatGPT hanno subito un’interruzione temporanea a causa di un guasto al servizio del fornitore di infrastrutture internet Cloudflare. Anche downdetector.com, tool diffuso per monitorare i disservizi online, è stato colpito dal malfunzionamento.
Poco prima di mezzogiorno UTC, l’azienda ha comunicato sulla sua pagina di stato di aver rilevato un «degrado interno del servizio» e di essere al lavoro per chiarirne le cause.
«L’interruzione di Cloudflare ha avuto ripercussioni sui servizi in tutto il mondo. Durante questo periodo, Downdetector ha ricevuto oltre 2,1 milioni di segnalazioni su tutti i servizi interessati», ha scritto il sito web di monitoraggio Downdetector su X.
I server di Cloudflare operano come «reverse proxy», deviando il flusso di traffico web attraverso la propria infrastruttura per schermare i clienti da rischi cibernetici. Tutelano quasi un quinto di tutti i siti globali.
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I principali portali che ne fanno uso hanno registrato disagi sporadici.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso, un guasto esteso a Amazon Web Services (AWS) aveva provocato blackout diffusi sui servizi digitali. Un singolo intoppo può ripercuotersi su milioni di fruitori.
Il co-fondatore ed ex CEO di Binance, Changpeng «CZ» Zhao, ha commentato su X l’interruzione di Cloudflare: «la blockchain ha continuato a funzionare».
Non è ancora chiaro cosa possa essere successo. Alcuni ipotizzano che potrebbe essere stato un attacco alla schermatura offerta da Cloudfare di modo da fare disaccoppiare un particolare sito o sistema dal servizio, così da poter attaccare quest’ultimo, ma si tratta, come sempre nell’ambito cibernetico, di pure speculazioni.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Guerra cibernetica
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Guerra cibernetica
Gli hacker dicono di aver rubato i dati di «quasi tutti gli agenti dell’FBI»
Il collettivo di criminali informatici chiamato ShinyHunters ha dichiarato di aver violato i sistemi dell’FBI e di aver sottratto terabyte di dati personali sensibili relativi a quasi tutti gli agenti dell’agenzia e ai rispettivi coniugi, nonché a chi aveva presentato domanda di lavoro presso l’ente.
ShinyHunters è un gruppo di hacker ed estorsori molto attivo, collegato a furti di dati su vasta scala ai danni di grandi aziende e organismi governativi. Lo stesso FBI aveva messo in guardia sul gruppo a maggio.
«Abbiamo compromesso l’FBI. Siamo in possesso di dati molto sensibili su quasi TUTTI gli agenti dell’FBI e sulle persone che hanno presentato domanda di arruolamento presso l’FBI», ha annunciato il gruppo martedì sul proprio sito di fughe di notizie nel dark web. Secondo quanto riportato, ha pubblicato un campione dei dati che sostiene di aver rubato e uno screenshot di un sito di reclutamento dell’FBI alterato.
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Il gruppo ha detto di aver prelevato terabyte di informazioni, tra cui nomi, indirizzi di residenza e numeri di telefono. Reuters ha riferito di aver individuato corrispondenze apparenti per alcune persone presenti in un campione dei dati, ma non è riuscita a stabilire che le informazioni fossero state davvero prelevate dai sistemi dell’FBI.
L’FBI non ha confermato né la violazione né l’entità del presunto furto. Un portavoce avrebbe però detto a 404 Media che l’agenzia era «a conoscenza di segnalazioni relative ad attività non autorizzate che interessavano il sito FBIjobs.gov e che stava attualmente indagando». Martedì il sito dell’agenzia dedicato alle offerte di lavoro e il portale per le candidature di agenti speciali sono risultati temporaneamente irraggiungibili.
Secondo ShinyHunters, l’intrusione è partita dalla compromissione di un server Oracle PeopleSoft, software spesso usato dai dipartimenti delle risorse umane. Gli hacker hanno affermato di essere poi riusciti ad accedere a un ambiente cloud governativo ospitato su Amazon, che conteneva dati del personale dell’FBI e dei candidati. Né l’FBI né le aziende coinvolte hanno confermato pubblicamente questa ricostruzione.
Gli hacker hanno dichiarato che l’attacco «non era motivato da interessi finanziari». Chiedono invece all’FBI di ritirare un avviso di sicurezza informatica diffuso a maggio che, secondo ShinyHunters, contiene accuse infondate sul gruppo.
In quell’avviso l’FBI ha accusato gli hacker legati a ShinyHunters di aver usato minacce, molestie e, in alcuni casi, il cosiddetto «swatting» (segnalazione di emergenza falsa) per colpire le vittime, avvertendo inoltre che i criminali informatici a volte esagerano la quantità di dati in loro possesso.
ShinyHunters non ha precisato cosa intenda fare con le informazioni che sostiene di aver rubato se l’FBI rifiuterà la richiesta.
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