Stato
Vance avverte: «crescente interesse per il socialismo» negli USA.
Il Partito Repubblicano statunitense deve affrontare le pressioni economiche che gravano sugli americani, altrimenti rischia di spingere un numero sempre maggiore di giovani verso il socialismo, ha affermato il vicepresidente JD Vance.
Vance ha rilasciato queste dichiarazioni giovedì in un’intervista a Fox News, indicando come principali preoccupazioni il costo degli alloggi e dell’istruzione, l’accesso a lavori ben retribuiti e la possibilità di formare una famiglia.
«La nostra risposta a tutto ciò non può essere semplicemente ignorare le preoccupazioni economiche che, a mio avviso, alimentano questo crescente interesse per il socialismo», ha affermato Vance.
Il vicepresidente ha fatto riferimento a quelli che ha definito trilioni di dollari di nuovi investimenti in arrivo negli Stati Uniti, affermando che ciò creerà posti di lavoro per la classe media. Ha inoltre citato la stabilizzazione dei prezzi delle case e la spinta dell’amministrazione verso tassi di interesse più bassi, pur riconoscendo che gli effetti di tali politiche potrebbero impiegare del tempo per manifestarsi.
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«Il mio avvertimento ai miei colleghi repubblicani è questo: se non riusciamo a fare le cose per bene, non date la colpa ai giovani per la loro simpatia verso il socialismo. Dobbiamo prendercela con noi stessi», ha detto Vancem aggiungendo che i repubblicani non possono contrastare questa tendenza semplicemente difendendo il libero mercato, affermando: «Non si ferma il socialismo lanciando slogan sul libero mercato. Si ferma il socialismo migliorando la vita delle persone».
Le dichiarazioni di Vance giungono in vista delle elezioni di medio termine di novembre, con il costo della vita tra le principali preoccupazioni degli elettori. Un sondaggio nazionale condotto a maggio dalla facoltà di giurisprudenza della Marquette University ha mostrato che l’inflazione e il costo della vita rappresentano la principale preoccupazione del pubblico, citata dal 37 % degli intervistati.
Le pressioni economiche sono state aggravate dall’aumento dei costi energetici, alimentato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dai dazi imposti da Trump, mentre gli alti prezzi delle case hanno reso più difficile l’acquisto di un immobile. Secondo i dati citati da Forbes, a giugno il prezzo medio richiesto per una casa negli Stati Uniti si attestava a 430.000 dollari.
La crisi economica ha coinciso con una maggiore apertura al socialismo tra i giovani americani. Un sondaggio Gallup del 2025 ha mostrato che il 39 % degli adulti statunitensi vedeva il socialismo in modo positivo, rispetto al 54 % che nutriva un’opinione positiva del capitalismo e all’81 % che favoriva la libera impresa, con il socialismo più popolare tra i giovani adulti.
La divisione si è fatta più evidente anche nella politica elettorale, con i candidati progressisti che hanno guadagnato terreno nelle primarie democratiche in tutto il paese. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, membro dei Democratic Socialists of America, si è fatto conoscere grazie a un programma incentrato sull’accessibilità economica dell’edilizia abitativa.
In passato, Vance ha attribuito il malcontento economico a decenni di politiche attuate sia da governi repubblicani che democratici, indicando la perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero statunitense, la pressione sui salari e l’aumento del costo della vita.
Anche i repubblicani hanno registrato valutazioni negative in materia di economia. Il sondaggio di Marquette ha rilevato un indice di gradimento per Trump sull’economia pari al 30 % e sull’inflazione e il costo della vita al 22 %, mentre gli intervistati hanno preferito i democratici ai repubblicani nella gestione di entrambi i problemi.
Il socialismo è rimasto per decenni, se non per secoli, un argomento tabù negli USA. Ciò è in parte paradossale: è uno dei pochi grandi paesi industrializzati dove un partito socialista di massa non si è mai affermato stabilmente, eppure il dibattito sul socialismo attraversa la storia americana fin dall’Ottocento e continua a essere centrale nella politica contemporanea.
Il rapporto tra gli Stati Uniti e il socialismo è storicamente marginale e complesso, poiché la nazione si è fondata sui principi del libero mercato, dell’individualismo e della proprietà privata. Questa forte identità legata alla mobilità sociale individuale, unita alle divisioni etniche tra i lavoratori immigrati e al radicato anticomunismo della Guerra Fredda, ha impedito la nascita di un partito socialista di massa paragonabile a quelli europei.
Nonostante questo rifiuto ideologico, il socialismo ha influenzato periodicamente la storia americana. Nell’Ottocento esistevano comunità utopiche socialiste (come quella di New Harmony, fondata da Robert Owen) e movimenti operai influenzati dal marxismo, portati soprattutto da immigrati europei.
Nei primi del Novecento, Eugene V. Debs riuscì a raccogliere un consenso significativo alla guida del Socialist Party of America, mentre negli anni Trenta la Grande Depressione spinse il governo a introdurre con il New Deal riforme assistenziali vicine alla socialdemocrazia – o, si pensava in Italia, al corporativismo fascista. Debs ottenne quasi il 6% dei voti alle presidenziali del 1912, e diversi sindaci e amministratori locali socialisti vennero eletti in varie città.
Successivamente, negli anni Sessanta, i movimenti per i diritti civili e contro la guerra riaccesero forti istanze di giustizia sociale.
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In epoca contemporanea si assiste a una riscoperta del termine, specialmente tra i Millennials e la Gen Z. Oggi il socialismo viene associato soprattutto alla richiesta di una sanità universale, di un’istruzione gratuita e di un welfare più robusto, dinamica che ha permesso a organizzazioni come i Democratic Socialists of America di trovare spazio e visibilità all’interno del Congresso.
Gli storici hanno proposto diverse spiegazioni per l’«eccezionalismo americano» nel rifiuto del socialismo, come il sistema elettorale maggioritario a turno unico che penalizza fortemente i terzi partiti, a differenza dei sistemi proporzionali europei, una tradizione culturale forte di individualismo, mobilità sociale percepita («chiunque può arricchirsi») e la diffidenza verso lo Stato centrale.
Vi è stata poi l’ondata di repressione politica: la Prima Guerra Mondiale portò a leggi come l’Espionage Act, usate per incarcerare lo stesso Debs, seguirono la «Red Scare» del primo dopoguerra e, più tardi, il maccartismo degli anni Cinquanta, che associò il socialismo al comunismo sovietico e lo rese politicamente tossico per decenni.
Vi era poi l’assenza di un partito operaio autonomo: i sindacati americani si sono storicamente appoggiati soprattutto al Partito Democratico, invece di formare un proprio partito di classe come in Gran Bretagna o Germania.
Le politiche riformiste «cuscinetto» del New Deal di Roosevelt negli anni Trenta introdusse elementi di welfare state (previdenza sociale, tutele sindacali, regolamentazione economica) che assorbirono parte della domanda sociale che altrove alimentava i partiti socialisti, senza però adottare la retorica o la proprietà collettiva dei mezzi di produzione.
Per gran parte del Novecento, «socialismo» e «comunismo» sono stati usati quasi come sinonimi nel discorso pubblico americano, identificati con il nemico geopolitico primario del dopoguerra, l’Unione Sovietica. Questo ha reso il termine un’arma retorica efficace contro qualsiasi proposta di espansione del ruolo dello stato, indipendentemente dal suo effettivo contenuto (l’Obamacare, ad esempio, venne etichettato «socialista» da alcuni critici pur essendo un sistema basato su assicurazioni private).
Negli ultimi quindici anni si osserva un cambiamento significativo, specialmente tra le generazioni più giovani. Bernie Sanders, senatore indipendente che si definisce «socialista democratico» (nel senso europeo di socialdemocrazia scandinava, non di socialismo marxista classico), ha avuto un impatto notevole nelle primarie democratiche del 2016 e 2020.
Diversi sondaggi degli ultimi anni mostrano che una quota significativa di americani under 30 esprime un giudizio più favorevole sul socialismo rispetto alle generazioni precedenti, sebbene la maggioranza continui a preferire un’economia di mercato.
Al contempo, resta una forte reazione contraria: il termine viene ancora usato in chiave polemica dal Partito Repubblicano, e la maggioranza degli americani anziani mantiene un’associazione negativa con la parola.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International