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Starship, grande missile di Elon Musk, esplode dopo aver portato a termine la sua missione orbitale

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La SpaceX di Elon Musk è riuscita per la prima volta a mettere in orbita Starship, rilasciando 26 satelliti Starlink di nuova generazione. La missione è però stata interrotta in anticipo e la navicella è esplosa in una palla di fuoco dopo l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico.

 

La navicella è partita da Starbase, in Texas, intorno alle 7:49 ora locale di lunedì e ha raggiunto lo spazio circa otto minuti dopo. Durante la salita uno dei sei motori si è spento prima del previsto, spingendo SpaceX a valutare se la navicella fosse in condizioni di proseguire la parte orbitale della missione.

 

Nonostante l’inconveniente, i controllori hanno infine dato il comando di «via libera per l’orbita», con un singolo motore riavviato per una combustione di 19 secondi, portando Starship a circa 275 km sopra la Terra.

 

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In seguito Starship ha rilasciato tutti i 26 satelliti Starlink V3 che trasportava. Ciascuno ha una capacità di download di circa 1 terabit al secondo e di upload di 160 gigabit al secondo, circa dieci e ventidue volte quella dei satelliti V2. La nuova generazione è pensata per offrire una capacità di download circa dieci volte superiore al predecessore, secondo SpaceX, permettendo a ogni satellite di gestire un traffico internet molto maggiore.

 

Tom Clarke, redattore scientifico e tecnologico di Sky News, ha detto che la sonda spaziale non verrà recuperata «perché è semplicemente esplosa, in modo piuttosto spettacolare», al momento dell’impatto con l’Oceano Pacifico.

 

All’inizio la missione di lunedì prevedeva che Starship orbitasse intorno alla Terra sei volte in circa dieci ore. SpaceX ha poi interrotto il volo, annunciando che la navicella sarebbe rientrata nell’atmosfera dopo circa tre ore, con l’obiettivo di ammarare nell’Oceano Pacifico a nord delle Hawaii.

 

Tutti i 13 voli precedenti di Starship avevano seguito traiettorie suborbitali studiate per riportare naturalmente la navicella nell’atmosfera. Si pensava che Starship avrebbe compiuto sei orbite complete intorno alla Terra in circa 10 ore, per poi effettuare un ammaraggio controllato nell’Oceano Pacifico a ovest del Cile.

 

L’astronave ha però avuto un problema tecnico in ascesa, costringendo il centro di controllo missione ad annullare le orbite previste e a far rientrare il veicolo sulla Terra circa 3 ore dopo il lancio, con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico che ha provocato un’esplosione.

 

SpaceX aveva già avuto gravi problemi nella precedente missione di prova alla fine di luglio: il razzo vettore ha avuto problemi ai motori per il ghiaccio durante il rientro, con solo otto dei 13 motori previsti che si sono riaccesi per la manovra di atterraggio, provocando un ammaraggio brusco.

 

Raggiungere un’orbita stabile è un passaggio decisivo per SpaceX, perché Starship non si limita più a una traiettoria ad alta velocità destinata comunque al rientro in atmosfera. Una volta in orbita, la navicella può restare in circolazione intorno alla Terra, elemento essenziale per i piani di SpaceX di usare Starship per lanci di satelliti su larga scala e, in seguito, per missioni oltre l’orbita terrestre.

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SpaceX sostiene che le missioni future di Starship potrebbero portare fino a 60 satelliti V3 e aggiungere oltre 20 volte la capacità della rete Starlink in un solo lancio rispetto alle attuali missioni del Falcon 9.

 

Lo Starship è pensato per essere un colossale lanciatore completamente riutilizzabile di SpaceX: circa 124 m di altezza (il razzo Super Heavy misuro 72 m, più 52 m di veicolo) e 9 m di diametro, con capacità di oltre 100 tonnellate in orbita bassa in configurazione riutilizzabile. Il booster ha 33 motori Raptor a metano e ossigeno liquido; il veicolo ne ha 6 (3 motori atmosferici e 3 motori vacuum). La struttara del megarazzo è in acciaio inossidabile, scudo termico e atterraggio propulsivo per riuso rapido.

 

Nel programma Artemis della NASA, la variante HLS porterà gli astronauti dall’orbita lunare alla superficie dopo rifornimento in orbita terrestre. Serve alle missioni successive ad Artemis III; il primo allunaggio con equipaggio è previsto intorno al 2028.

 

Per il pianeta Marte, SpaceX punta a voli cargo non abitati nelle prossime finestre di trasferimento, poi missioni con equipaggio. Lo Starship è pensato per decine di persone e grandi carichi, con produzione di propellente sul pianeta (ISRU) verso una presenza permanente e, nel progetto a lungo termine di Elon Musk, una città autosufficiente.

 

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Immagine da Twitter

 

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