Spirito
«Sbattezzo»: verso la cancellazione dai registri?
Dichiararsi apostati non basta più ad alcuni, che ora vogliono far sparire persino la prova del proprio battesimo.
Si può esigere dalla Chiesa che cancelli ogni traccia di un battesimo celebrato diversi decenni prima? È la questione che dovrà risolvere la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), adita per una controversia che oppone la diocesi di Gand, in Belgio, a un uomo che desidera far sparire il proprio nome dai registri battesimali.
Il 1° ottobre 2026, l’avvocato generale della Corte, Laila Medina, ha reso delle conclusioni che hanno provocato una viva inquietudine tra i vescovi europei. Secondo lei, il diritto alla cancellazione dei dati personali, riconosciuto dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), può riguardare anche i registri di battesimo.
La Corte non ha ancora emesso la sua sentenza e le conclusioni dell’avvocato generale non la vincolano, ma la prospettiva di vedere una giurisdizione civile imporre la soppressione di iscrizioni sacramentali inquieta già.
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Un battesimo contestato davanti ai tribunali
La causa, registrata con il numero C-12/25 e nota con il nome di Bisdom Gent, trae origine dalla richiesta di un uomo battezzato cattolico durante l’infanzia. Non desiderando più appartenere alla Chiesa, ha chiesto alla diocesi di Gand la soppressione di tutti i dati personali che lo riguardano nei registri e negli archivi ecclesiastici.
La diocesi non ha accolto questa richiesta, preferendo conservare l’iscrizione battesimale aggiungendovi tuttavia una menzione che indica che l’interessato aveva lasciato la Chiesa. Insoddisfatto, l’uomo si è rivolto all’Autorità belga per la protezione dei dati, che gli ha dato ragione e ha ordinato la cancellazione. La diocesi ha contestato questa decisione, portando infine la giustizia belga a interrogare la CGUE.
Nelle sue conclusioni del 1° ottobre, Laila Medina ammette che la Chiesa può invocare motivi legittimi per conservare i propri registri, in particolare la necessità di assicurare la buona amministrazione dei sacramenti, ma ritiene che queste ragioni debbano essere bilanciate con i diritti della persona che chiede la cancellazione dei suoi dati.
Un simile approccio apre la via a un’ingerenza inammissibile dell’autorità civile nel governo interno della Chiesa, società perfetta e sovrana nel suo ordine, che non può vedere la conservazione dei suoi atti sacramentali sottoposta alla valutazione dei tribunali civili.
I vescovi europei danno l’allarme
La reazione della Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (COMECE) non si è fatta attendere. In un comunicato pubblicato il 5 ottobre, ha espresso le sue «forti preoccupazioni», avvertendo che le conclusioni dell’avvocato generale potrebbero comportare una «importante insicurezza giuridica» per le diocesi europee.
I vescovi contestano in particolare la messa in discussione della soluzione canonica quando una persona chiede di essere «sbattezzata»: l’inserimento di un’annotazione a margine nel registro. Questa annotazione permette di constatare ufficialmente che l’interessato ha rinnegato la fede cattolica o dichiarato la propria apostasia, senza sopprimere l’atto di battesimo stesso.
Per la COMECE, questa pratica costituisce una risposta adeguata, già riconosciuta in diversi sistemi giuridici europei. Permette di rispettare la volontà espressa dalla persona preservando al tempo stesso l’integrità del registro. I vescovi sottolineano soprattutto che sopprimere il nome e il cognome del battezzato equivarrebbe a privare l’iscrizione del «suo senso, il suo valore e la sua finalità».
Le conseguenze non riguarderebbero del resto soltanto il richiedente, poiché un atto di battesimo può contenere anche i nomi dei genitori, del padrino, della madrina e del sacerdote che ha amministrato il sacramento, senza contare il valore storico, genealogico e talvolta giuridico di questi registri.
La COMECE ricorda inoltre che la Chiesa deve poter organizzare la propria vita interna senza ingerenze delle autorità civili, invocando in particolare l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che riconosce e rispetta lo status delle Chiese negli Stati membri.
Il Vaticano ricorda che un battesimo non si cancella
Roma aveva già preso posizione su tale questione nella primavera del 2025. In una nota datata 7 aprile e pubblicata il 17 aprile, il Dicastero per i testi legislativi ricordava che le iscrizioni dei registri battesimali non possono essere modificate o soppresse, salvo per correggere un errore di trascrizione.
Questa regola risponde a una necessità elementare: un registro di battesimo non è uno schedario di aderenti che si potrebbe modificare a seconda delle iscrizioni e delle disiscrizioni, ma un documento che attesta che un sacramento è stato amministrato, in una data e in un luogo determinati.
Ora, se un cattolico può abbandonare la pratica religiosa, rifiutare la fede o persino apostatare, non può cancellare il fatto di essere stato battezzato. La Chiesa insegna infatti che il battesimo imprime nell’anima un carattere indelebile, che nessuna decisione personale né alcuna autorità civile può sopprimere. Il sacramento non può dunque essere né annullato né reiterato.
I registri di battesimo svolgono inoltre un ruolo essenziale nella vita della Chiesa, poiché permettono in particolare di verificare che una persona sia stata effettivamente battezzata prima di ricevere altri sacramenti, come la confermazione, il matrimonio o l’ordine.
C’è qui, in ogni caso, una crudele ironia: dopo aver rivendicato, in nome della libertà religiosa del Vaticano II, la rinuncia ai privilegi della Chiesa nella società, le autorità ecclesiastiche vedono ora gli Stati trattare la Chiesa come un’associazione ordinaria, sottoposta alle stesse regole di qualsiasi organismo privato.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine su licenza Envato; modificata