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Riguardo a Papa Leone XIV

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In occasione della visita di Leone XIV in Francia, don Gonzague Peignot, Superiore del Distretto francese della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha dedicato l’editoriale della Lettera ai Fratelli Sacerdoti all’obbedienza dovuta al Papa e ai suoi limiti. Fondata nel 1999, questa pubblicazione trimestrale, indirizzata al clero francese, viene distribuita a circa 10.000 destinatari.

 

Papa Leone XIV sta per venire in Francia. Nella nostra umile posizione di semplici fedeli francesi, semplici sacerdoti francesi e insieme a tutti gli altri, lo accogliamo calorosamente nel nostro Paese.

 

Questa visita apostolica rappresenta un’occasione privilegiata per riaffermare la nostra posizione cattolica riguardo al Sommo Pontefice, fondata sul dogma della Costituzione Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I, che ha richiamato gli insegnamenti della fede riguardanti la Sede di Pietro.

 

Confessiamo senza esitazione: «La Santa Sede Apostolica e il Romano Pontefice hanno il primato su tutta la terra; il Romano Pontefice è il successore del Beato Pietro, capo degli Apostoli e vero Vicario di Cristo, capo di tutta la Chiesa, padre e maestro di tutti i cristiani; a lui, nella persona del Beato Pietro, Nostro Signore Gesù Cristo ha affidato il pieno potere di pascere, governare e dirigere tutta la Chiesa».

 

E ancora: «La Chiesa Romana possiede, per disegno del Signore, un primato di potere ordinario su tutti gli altri. Questo potere giurisdizionale del Romano Pontefice, veramente episcopale, è immediato. I pastori di ogni grado e rito, e i fedeli, individualmente o tutti insieme, sono vincolati dal dovere di subordinazione gerarchica e di vera obbedienza, non solo in materia di fede e morale, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa in tutto il mondo. Così, mantenendo l’unità di comunione e di professione di fede con il Romano Pontefice, la Chiesa è un solo gregge sotto un solo pastore».

 

Tuttavia, non trascuriamo ciò che insegna anche il Concilio Vaticano I: «Lo Spirito Santo non fu promesso ai successori di Pietro perché, per mezzo della sua rivelazione, proclamassero una nuova dottrina, ma perché, con il suo aiuto, custodissero e spiegassero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede».

 

Ciò implica che, quando nella Chiesa vengono proclamati insegnamenti che contraddicono «la rivelazione trasmessa dagli Apostoli», è necessario allontanarsene. Questo è ciò che san Paolo afferma con forza: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciassimo un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, siano anatema!» (Galati 1, 8-9).

 

San Vincenzo di Lérins, nel suo Commonitorium, ci offre la regola pratica che deriva da quanto dice san Paolo (e che viene ripetuta nella Pastor Aeternus): «Se qualche nuovo contagio tenta di avvelenare non solo una piccola parte della Chiesa, ma tutta la Chiesa in una volta, la grande preoccupazione del cristiano cattolico sarà quella di aggrapparsi all’antichità, che, ovviamente, non può più essere sedotta da alcuna novità ingannevole».

 

Don Gonzague Peigno

Superiore del Distretto di Francia FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Frodlekis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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