Geopolitica

Netanyahu porta all’ONU un cercapersone assassino

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Il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu ha esibito un cercapersone all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, alludendo a un’operazione di sabotaggio segreta del 2024 contro Hezbollah in Libano, che provocò decine di morti e migliaia di feriti gravi, tra cui donne e bambini.

 

Il 17 settembre 2024 migliaia di cercapersone in mano a membri di Hezbollah esplosero in tutto il Libano; il giorno dopo seguirono centinaia di ricetrasmittenti trasformate in armi. Gli attacchi causarono decine di morti e fino a 4.000 feriti, tra cui molti civili, operatori sanitari e le loro famiglie. Israele rivendicò in seguito la responsabilità dell’operazione.

 

Parlando giovedì all’Assemblea Generale, Netanyahu ha mostrato un cercapersone dicendo: «Vi ricordate i cercapersone? Vi ricordate questi?». E ha aggiunto: «Hezbollah se li ricorda di sicuro».

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La scena con un arma esibita all’ONU ha in verità ricordato, per paradosso, quella del leader palestinese Yasser Arafat, che nel 1974 parlò all’ONU (che l’anno successivo ammise l’OLP come osservatore) pronunziando il discorso, divenuto celeberrimo, del «mitra e dell’ulivo»: ben visibile, all’arrivo dell’Arafat nel Palazzo di vetro, era la pistola tenuta nella fondina.

 

Tuttavia il caso di Netanyahu è diverso: all’Arafatto non fu permesso di portare l’arma nell’aula della plenaria. L’israeliano, invece ne ha portato almeno un simulacro del dispositivo di morte.

 

Yasser Arafat's Speech at the UN General Assembly   Olive Branch Speech

 

Diecine di delegati hanno lasciato l’aula appena Netanyahu ha iniziato a parlare, lasciandola in gran parte vuota. La missione palestinese aveva invitato le altre delegazioni a unirsi alla protesta.

 

Netanyahu ha tenuto un tono di sfida per tutto il discorso, definendo «codardi morali» i delegati che se ne sono andati e attaccando diversi critici regionali e internazionali di Israele, definendo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan un «tiranno» e accusando il Qatar di tentare di «fare il lavaggio del cervello» ai giovani americani e ha predetto che il governo iraniano alla fine cadrà.

 

Il premier dello Stato Giudaico ha inoltre alzato un terminale Starlink, dicendo che lo avrebbe lasciato a disposizione della delegazione iraniana perché lo usasse quando i suoi membri «inevitabilmente disertassero».

 

Nel novembre 2024 Netanyahu confermò pubblicamente il ruolo di Israele nell’attacco con i cercapersone, mentre il suo portavoce dichiarò che il primo ministro lo aveva approvato personalmente. Due ex alti funzionari del Mossad rivelarono in seguito alla CBS che l’agenzia di Intelligence israeliana aveva impiegato anni a preparare l’operazione, usando società di comodo per inserire di nascosto gli esplosivi nella catena di approvvigionamento di Hezbollah.

 

Durante un incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2025, Netanyahu ha donato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un cercapersone placcato in oro e uno normale, in riferimento all’attentato. Secondo quanto riportato, Trump lo definì «una grande operazione». Molti, tuttavia, videro nel gesto una tracotante, e neanche tanto celata, minaccia da parte del vertice dello Stato Ebraico a quello americano.

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L’attacco con i cercapersone segnò quella che i funzionari israeliani descrissero come una «nuova fase» della guerra di Israele contro Hezbollah e fu seguito da un’intensificazione della campagna militare in Libano. Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, fu ucciso in un raid aereo israeliano su Beirut più tardi quello stesso mese, prima che le forze israeliane lanciassero incursioni di terra nel Libano meridionale.

 

Gli scontri sono ripresi nel marzo 2026, quando Hezbollah ha lanciato razzi contro Israele dopo lo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti a giugno ha in gran parte fermato i principali attacchi israeliani su Beirut, anche se le forze israeliane continuano a occupare parti del Libano meridionale e a condurre attacchi in altre zone del Paese.

 

Secondo il ministero della Salute libanese, più di 4.000 persone sono state uccise e oltre 12.000 ferite negli attacchi israeliani contro il Libano da marzo.

 

All’epoca della strage dei cercapersone Renovatio 21 aveva analizzato la tecnologia possibilmente utilizzata chiedendosi se non si trattasse di qualcosa di più spaventoso: non esplosivi inseriti (per anni…?) nei dispositivi, ma una forma di hacking software che abbia fatto surriscaldare le batterie rendendole di fatto degli esplosivi.

 

Le implicazioni di una tale notizia sarebbero terrificanti: tutta l’umanità che dispone di un telefonino, o di qualsiasi altro strumento con batterie a litio remotamente raggiungibile sarebbe a rischio di venire eliminata con un clic.

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Immagine screenshot da Twitter

 


 

 

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