Spirito
Marco Rubio in Vaticano: una missione di «controllo dei danni»
Si trattò di una visita che assomigliò molto a un gioco di equilibrismo diplomatico. Il 7 maggio 2026, il Segretario di Stato americano Marco Rubio varcò la soglia della Città del Vaticano per un’udienza privata con papa Leone XIV. In un contesto di quasi totale rottura tra la Casa Bianca e la Santa Sede, l’obiettivo era chiaro: tentare di ristabilire un minimo canale di comunicazione mentre Donald Trump intensificava i suoi attacchi diretti contro il pontefice.
L’ ironia della storia non sembra essere sfuggita agli osservatori. Leone XIV, eletto appena un anno fa, è il primo papa americano della storia . Originario di Chicago, roccaforte democratica che Donald Trump non manca mai di criticare, Robert Francis Prevost, questo il suo vero nome, si è impegnato risolutamente per la pace nel mondo, anche a costo di condannare la posizione del suo paese natale in materia.
Le tensioni raggiunsero un nuovo picco il 5 maggio, quando il presidente repubblicano accusò il pontefice romano di «mettere in pericolo i cattolici» mostrandosi, a suo dire, indulgente nei confronti delle ambizioni nucleari dell’Iran . La risposta del Vaticano, pronunciata dallo stesso papa Leone XIV, fu durissima: «chiunque voglia criticarmi per aver predicato il Vangelo lo faccia onestamente», ricordando la storica e incrollabile opposizione della Chiesa alle armi nucleari.
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Cuba e Iran : punti di attrito
Marco Rubio, a sua volta un cattolico devoto, si trova nella scomoda posizione di interprete diplomatico degli sfoghi del presidente. Due questioni urgenti erano all’ordine del giorno di questo incontro a porte chiuse:
1) Il conflitto in Iran: Washington critica il Vaticano per la sua retorica pacifista, definendola «ingenua» nei confronti di Teheran. La stampa italiana, in particolare il Corriere della Sera , sottolinea che la Santa Sede si rifiuta di appoggiare gli attacchi americani e israeliani, definendo la retorica bellica «inaccettabile».
2) La questione cubana: dopo la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela lo scorso gennaio, l’amministrazione Trump ha intensificato la sua politica di «massima pressione» su Cuba. L’attuale successore di Pietro, che possiede una profonda conoscenza dell’America Latina grazie ai suoi 20 anni di missione nella regione, sta cercando di arginare un’escalation che, secondo il Vaticano, potrebbe soffocare ulteriormente la popolazione civile.
A seguito dell’udienza, il Dipartimento di Stato americano ha reagito prontamente, sottolineando l’atmosfera «amichevole e costruttiva» dell’incontro tra Papa Leone XIV e Marco Rubio, aggiungendo: «i colloqui hanno dimostrato la forte e duratura partnership tra gli Stati Uniti e la Santa Sede a sostegno della libertà religiosa». Solo diverse ore dopo la Sala Stampa della Santa Sede ha parlato di «colloqui cordiali» e di uno «scambio di opinioni», un modo per dimostrare che le difficoltà sono ben lungi dall’essere risolte.
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La diplomazia italiana in agguato
Ma la visita del Segretario di Stato americano non si è limitata al Palazzo Apostolico. Il 7 maggio 2026, Marco Rubio ha incontrato la Primo Ministro italiana Giorgia Meloni. Sebbene naturale alleata ideologica della destra americana, si è trovata nel mirino di Donald Trump dopo aver difeso il papa.
Secondo gli analisti della stampa anglofona, come il Guardian , Marco Rubio sta giocando una carta personale di grande rilievo. Presentandosi come il «conciliatore» capace di dialogare sia con il presidente americano che con il capo della Chiesa cattolica, sta coltivando la sua immagine internazionale in vista delle elezioni del 2028.
Resta da vedere se questa diplomazia dei sorrisi sarà sufficiente ad allentare le tensioni tra papa Leone XIV e l’attuale inquilino della Casa Bianca, noto per la sua velocità di invio di messaggi sui social media.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr