Traffico di organi
L’ex presidente kosovaro condannato per crimini di guerra
Un tribunale speciale con sede all’Aia ha stabilito che l’ex leader dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) è responsabile di crimini di guerra commessi durante la lotta del gruppo insurrezionale, sostenuto dalla NATO, per l’indipendenza della regione dalla Serbia negli anni Novanta.
Secondo la sentenza, Hashim Thaci, che fu il primo ministro e in seguito presidente dell’autoproclamata Repubblica del Kosovo, è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di 96 oppositori politici e presunti collaboratori serbi. È stato inoltre condannato per aver detenuto e torturato illegalmente centinaia di persone. Tuttavia, nella condanna non si parla di traffico di organi, un’accusa che negli anni passati era stata rivolta all’UCK anche in sedie istituzionale europea.
Thaci, 58 anni, che fu consigliato e armato dagli Stati Uniti durante la dissoluzione della Yugoslavia, fu sostenuto in tribunale da alcune delle stesse personalità, ma fu comunque condannato a 25 anni di carcere.
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La difesa di Thaci ha sostenuto che i vertici dell’UCK non potevano controllare i combattenti separatisti di base e quindi non potevano essere ritenuti responsabili dei crimini commessi sotto la loro guida. Gli avvocati hanno descritto il gruppo come privo di una rigida gerarchia militare durante il conflitto del 1998-99. Thaci e altri tre ex leader dell’UCK processati all’Aia sono ampiamente considerati eroi in Kosovo, sebbene la notizia della condanna abbia scatenato violente proteste a Pristina da parte di centinaia di persone.
La campagna di bombardamenti della NATO contro la Serbia, che Washington e i suoi alleati europei hanno presentato come un intervento umanitario, ha garantito la vittoria dell’UCK. Belgrado non riconosce il Kosovo come Stato indipendente, avendo respinto la dichiarazione unilaterale approvata dal parlamento dell’entità separatista nel 2008.
Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e molte altre nazioni occidentali ed europee, tuttavia, riconoscono ufficialmente l’indipendenza del Kosovo. Camp Bondsteel, quartier generale della Forza del Kosovo a guida NATO (KFOR), è la più grande base militare americana nei Balcani.
Tra le accuse più raccapriccianti legate al conflitto in Kosovo, vi era quella secondo cui l’UCK prelevava organi da prigionieri serbi e li vendeva sul mercato nero, un fatto dettagliato dall’ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, nelle sue memorie del 2008.
Le accuse contro Thaci risalgono a decenni fa, e furono formulate da sedi istituzionali come il Consiglio d’Europa di Strasburgo. Un rapporto al Consiglio d’Europa, scritto da relatore presso il Consiglio d’Europa Dick Marty ed emesso il 15 dicembre 2010 afferma che Thaçi era il leader del «Gruppo Drenica» incaricato del traffico di organi prelevati dai prigionieri serbi. Come noto ai lettori di Renovatio 21, i trapianti di organo – cioè, la predazione degli organi – possono avvenire solo a cuor battente, e con il ricevente non troppo lontano.
Diverse agenzie di stampa internazionali riportarono quindi che in un’intervista per la televisione albanese il 24 dicembre 2010, Thaçi aveva dichiarato che avrebbe pubblicato informazioni sui nomi di Marty e dei collaboratori di Marty. Nel 2011, Marty ha chiarito che il suo rapporto coinvolgeva gli stretti collaboratori di Thaçi ma non lo stesso Thaçi.
Sono seguite accuse al gruppo per traffico di esseri umani, droga e armi, nonché in estorsioni e altre forme di criminalità organizzata. Il documento affermava che il suo governo avrebbe garantito l’impunità a queste reti «di stampo mafioso».
Un’analisi del 2008 sulla criminalità organizzata in Kosovo preparata dal servizio di Intelligence tedesco BND e un rapporto riservato appaltato dall’esercito tedesco, la Bundeswehr, accusavano Thaçi ed altri, tra cui parlamentari kosovari, di coinvolgimento di vasta portata nella criminalità organizzata. «Gli attori chiave (…) sono intimamente coinvolti nelle interconnessioni tra la politica, gli affari e le strutture della criminalità organizzata in Kosovo».
Il rapporto, dettagliato dalla testata germanica Die Welt, accusava Thaçi di guidare una «rete criminale operante in tutto il Kosovo» verso la fine degli anni ’90. Il rapporto dei servizi segreti tedeschi sosteneva inoltre che Thaçi avesse contatti con le mafie ceca e albanese, arrivando a parlare di assassini su commissione perpetrati fa un sicario professionista, , responsabile di almeno 11 omicidi.
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Le accuse, riemerse dopo anni in cui il mondo politico mondiale aveva stranamente dimenticato, si sono rimaterializzate mentre Thaci, presidente kosovaro, era in volo per la Casa Bianca di Trump per incontrare il presidente serbo. Non è difficile sentire come anche molti serbi italiani vivessero con incredulità il fatto che il loro rappresentante dovesse incontrare un sospetto criminale di guerra e trafficante di organi.
Thaci e lo Stato kosovaro (primo al mondo per percentuale di foreign fighters finiti a combattere per l’ISIS) hanno goduto di ampi appoggi anche in Italia. Fu un governo di sinistra, fatto anche quello di persone che magari avevano frequentato la Yugoslavia, a consentire l’uso delle basi aeree per piegare la Serbia e creare il Kosovo. Il rapporto magico tra vari politici italici e Thaci e i suoi continuò negli anni.
Thaci ha avuto negli anni rapporti piuttosto stretti con l’Italia, soprattutto per il ruolo che il nostro paese ha giocato nel sostenere l’indipendenza del Kosovo: l’Italia è stata infatti tra i primi stati a riconoscere Pristina nel febbraio 2008, proprio quando Thaci era primo ministro, e da allora guida contingenti importanti nella missione NATO KFOR e in quella europea EULEX, elementi che hanno reso i rapporti bilaterali particolarmente intensi rispetto ad altri paesi occidentali.
Il Thaci ha viaggiato a Roma diverse volte nel corso della sua carriera politica, ma soprattutto quando ricopriva incarichi di governo piuttosto che da presidente. È documentata ad esempio una sua visita a Roma il 7 luglio 2015, quando era vicepremier e ministro degli Esteri, per incontri con le controparti italiane nell’ambito della cooperazione bilaterale. In quegli anni ci sono stati anche incontri istituzionali con ministri italiani, come quello con Paolo Gentiloni, allora ministro degli Esteri, in visita in Kosovo.
Roma avrebbe funto come canale riservato per la politica del Thaci. Secondo la testata serba KoSSev, il Thaci si sarebbe recato più volte nella capitale italiana, almeno tre, tra il 2018 e gli anni successivi, in visite definite «personali» e non annunciate pubblicamente, che sarebbero servite per incontri riservati con l’allora presidente serbo Aleksandar Vucic nell’ambito delle discussioni informali su un possibile scambio di territori tra Kosovo e Serbia, un’ipotesi che generò forti polemiche sia in patria sia a livello internazionale.
Le Camere Specializzate del Kosovo (KSC), dove Thaci è stato processato, sono state istituite all’Aia nel 2016, dopo che i precedenti processi in Kosovo erano falliti a causa di presunte interferenze politiche e intimidazioni ai testimoni.
Come riportato da Renovatio 21, storie di traffico di organi in zona di conflitto militare sono riaffiorate con forza durante questi anni di guerra ucraina, con accuse sempre più specifiche fatta da alti funzionari russi. Parimenti, storie simili sono emerse a Gaza.
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