Droga

La Casa Bianca assassina il capo del gruppo narcoterrorista Tren de Aragua

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Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver ucciso un noto capo di una banda criminale in un attacco al suo complesso in Venezuela.

 

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato che l’operazione contro il leader di Tren de Aragua, Hector Rusthenford Guerrero Flores, noto come Nino Guerrero, è stata condotta all’inizio di questa settimana in pieno coordinamento con le autorità venezuelane. Sul Guerrero pendeva una taglia di 5 milioni di dollari.

 

Lo Hegseth ha affermato che l’operazione «sottolinea l’impegno condiviso tra Stati Uniti e Venezuela nella lotta contro i narcotrafficanti e nel negare loro qualsiasi rifugio sicuro nel nostro emisfero».

 

«Guerrero era un latitante ricercato, accusato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di aver ordinato, diretto e agevolato atti di terrorismo e violenza negli Stati Uniti», ha dichiarato il generale Francis Donovan, comandante del Comando Sud degli Stati Uniti.

 

Il presidente statunitense Donald Trump ha salutato l’operazione come parte del suo impegno per combattere la criminalità violenta negli Stati Uniti.

 

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«Questa azione è stata coordinata a stretto contatto con i nostri amici in Venezuela, con i quali stiamo collaborando molto bene», ha scritto su Truth Social.

 

Nel 2018 Guerrero è stato condannato a 17 anni di carcere con l’accusa di omicidio, traffico di droga, furto d’identità e possesso di armi di tipo militare, ma è evaso da una prigione venezuelana nel 2023.

 

All’inizio di quest’anno, gli Stati Uniti hanno condotto un raid di commando a Caracas, rapendo il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flores, entrambi incriminati da un tribunale di Manhattan per reati legati al traffico di droga e alle armi da fuoco. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli e il governo venezuelano ha condannato l’operazione definendola un atto di aggressione.

 

Da settembre 2025, gli attacchi statunitensi contro presunte imbarcazioni dei cartelli nei Caraibi hanno causato la morte di oltre 200 persone. Funzionari venezuelani e colombiani hanno definito le operazioni illegali, affermando che alcune delle vittime erano pescatori innocenti. Gli USA rivendicano gli attacchi come protezione della propria popolazione dal narcotraffico. In un caso dell’anno passato, è chiaramente visibile che l’imbarcazione attaccata è in realtà un narco-sottomarino.

 

Il Tren de Aragua è una potente organizzazione criminale transnazionale nata in Venezuela. Originatosi nel carcere di Tocorón sotto la guida di Héctor Guerrero, detto «Niño Guerrero», il gruppo si è capillarmente espanso in tutta l’America Latina, fino a raggiungere gli Stati Uniti. La megabanda gestisce traffico di droga, estorsioni, sequestri di persona e tratta di esseri umani.

 

Il Tren de Aragua non possiede alcuna ideologia politica, sociale o religiosa. Nonostante le amministrazioni statunitensi abbiano inserito la banda nella lista delle Organizzazioni Terroristiche Straniere per ragioni di sicurezza e politiche migratorie, gli esperti di intelligence confermano che il gruppo è guidato esclusivamente dal pragmatismo economico-criminale.

 

Il modello operativo del gruppo non punta a sfidare lo Stato per motivi ideologici, ma si comporta come una vera e propria «multinazionale del crimine» o un franchising flessibile. Negli ultimi anni, hanno parassitato i flussi migratori sfruttando, estorcendo e trafficando i loro stessi connazionali in fuga dalla crisi venezuelana.

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Il giro d’affari annuo stimato dell’organizzazione si calcola nelle decine di milioni di dollari, secondo i dati della giornalista investigativa Ronna Rísquez. Sebbene sia una cifra inferiore rispetto ai grandi cartelli della droga messicani o colombiani, il gruppo ha un’altissima redditività interna dovuta alla diversificazione delle entrate: estorsioni sistematiche (chiamate causas), traffico di migranti, prostituzione forzata, rapine ai bancomat con tecniche di jackpotting (tecnica di cyber-attacco che permette ai criminali di violare un bancomat e costringerlo a erogare tutto il denaro contenuto nel suo caveau) negli USA e controllo di miniere d’oro illegali in Venezuela.

 

Le autorità dell’America Latina hanno scoperto complessi sistemi finanziari di riciclaggio avanzato messi in atto dalla banda. Solo in Cile sono state smantellate reti capaci di riciclare decine di milioni di dollari utilizzando società di facciata e criptovalute per inviare i proventi in Venezuela e Colombia.

 

La banda utilizza la brutalità estrema come un preciso strumento di marketing criminale per terrorizzare le vittime e piegare la concorrenza locale. Episodi degli ultimi anno lo confermano: nel 2024, Ronald Ojeda, n ex ufficiale militare venezuelano rifugiato in Cile è stato rapito dal suo appartamento a Santiago da membri del Tren de Aragua travestiti da poliziotti. Il suo corpo è stato ritrovato giorni dopo, fatto a pezzi dentro una valigia e sepolto sotto una colata di cemento. Nelle periferie di Bogotá (Colombia) e nel nord del Cile, la banda è accusata di aver abbandonato corpi mutilati e disarticolati all’interno di sacchi della spazzatura agli angoli delle strade. Per mantenere il controllo sui racket della prostituzione in Perù e Cile, i sicari filmano le esecuzioni brutali delle sex worker che si rifiutano di pagare la quota estorsiva, diffondendo i video sui social network per intimidire le altre vittime.

 

 

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