Storia

La banca delle guerre dell’Oppio

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Il 3 marzo 1865 al numero 1 di Queen’s Road a Hong Kong aprì i battenti una banca nuova. L’aveva voluta Thomas Sutherland (1834-1922), un giovane scozzese che dirigeva in Asia la compagnia di navigazione P&O, per finanziare il commercio tra Europa, India e Cina. Il prospetto non lo diceva ma la merce più redditizia di quel commercio era l’oppio.

 

Nel comitato che fondò la banca sedeva infatti la Dent & Co, la casa di Lancelot Dent (1799-1853), il trafficante che il commissario Lin Zexu (1785-1850) aveva preteso di arrestare a Canton nel 1839. In cinese quella banca si chiama ancora oggi Wayfoong, cioè concentrazione di ricchezza. È la HSBC, che in anni recenti è stata accusata di riciclare il denaro dei narcos messicani.

 

Nasceva all’indomani di due guerre dell’oppio (1839-1842 e 1856-1860), combattute dalle cannoniere di Lord Palmerston (1784-1865) per imporre alla Cina il succo del papavero coltivato in India: la prima si chiuse con il Trattato di Nanchino e la cessione di Hong Kong, la seconda con il Palazzo d’Estate dato alle fiamme. Chi incassò i profitti di quel traffico e che cosa lasciò al mondo è una storia che porta lontano dalla Cina: nei salotti di Londra e di New York, negli studi legali di Wall Street, nelle leggi americane sull’immigrazione, fino alle convenzioni che ancora oggi regolano la morfina negli ospedali.

La casa più potente del traffico fu la Jardine, Matheson & Co., fondata il 1° luglio 1832 dagli scozzesi William Jardine (1784-1843) e James Matheson (1796-1878). I loro uomini sostenevano sui giornali di Canton le ragioni dei mercanti dell’oppio. Jardine tornò a Londra per consigliare di persona Palmerston sulla spedizione navale. Matheson rientrò in patria con una fortuna tale da succedere al socio in Parlamento e da acquistare un’isola delle Ebridi. La società esiste ancora: tra il 2013 e il 2020 il suo direttore esecutivo è stato Lord James Sassoon (1955), già sottosegretario al Tesoro britannico. Il suo archivio storico si trova a Cambridge ma la consultazione è a discrezione della stessa azienda.

 

Il cognome di quel direttore non è un caso. David Sassoon (1792-1864), notabile della comunità ebraica di Baghdad, si stabilì a Bombay nel 1832 e fece fortuna con l’oppio. Durante la prima guerra si schierò con la Corona e dopo Nanchino mandò i figli a Hong Kong e a Shanghai: la famiglia contribuì a fondare la HSBC e la società britannica finì per chiamarla i Rothschild d’Oriente. Il soprannome divenne parentela nel 1887, quando Edward Albert Sassoon (1856-1912) sposò Aline Caroline de Rothschild (1867-1909). Nel 1929 il nipote Victor Sassoon (1881-1961) inaugurò sul Bund il Cathay Hotel, simbolo della Shanghai coloniale.

 

Non furono solo britannici. Samuel Russell (1789-1862) aveva fondato a Canton la Russell & Co., la più grande casa americana in Cina. Dal 1840 la guidava Warren Delano (1809-1898): era il primo trafficante americano di oppio e il terzo in assoluto nel commercio dell’oppio indiano. Alle critiche dei missionari Delano rispondeva che per un mercante quello era un commercio equo, onorevole e legittimo. Rovinato dal panico finanziario del 1857 tornò in Cina nel 1860 per ricostruire il patrimonio con il tè e con l’oppio. Sua figlia Sara Delano (1854-1941) fu la madre di Franklin Delano Roosevelt (1882-1945). Quando il giornalista Westbrook Pegler (1894-1969) accusò il presidente di vivere di quella ricchezza la Casa Bianca tacque. Fu Eleanor Roosevelt (1884-1962), in visita a Hong Kong nel 1953, ad ammettere a malincuore che i Delano e i Forbes avevano trasportato anche oppio.

 

A Boston Thomas Handasyd Perkins (1764-1854) aveva commerciato schiavi da una base ad Haiti prima di passare all’oppio: secondo lo storico Dael Norwood fu proprio il capitale della tratta a finanziare il commercio con la Cina. Con i profitti dell’oppio nacquero il Massachusetts General Hospital, la Perkins School for the Blind e il Boston Athenaeum.

 

I mercanti ripetevano che l’oppio era comunque meglio degli schiavi. Eppure molti erano antischiavisti: il nipote John Murray Forbes (1813-1898) investì la fortuna cinese nelle ferrovie americane gestendo perfino i capitali del mercante cantonese Howqua. Durante la guerra civile sostenne la parità di paga per i soldati neri.

 

Su quelle ferrovie si formò la generazione successiva del potere americano. I robber barons, da Henry Villard (1835-1900) a John Pierpont Morgan (1837-1913), trasformarono il capitale dei mercanti in trust e monopoli, protetti da studi legali come la Sullivan & Cromwell che più tardi avrebbe allevato John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Dulles (1893-1969).

 

A Londra l’ipocrisia fu istituzionale. L’oppio esportato in Cina arrivò a coprire un settimo delle entrate dell’India britannica. Nel 1874 nacque la Società per la soppressione del commercio dell’oppio e la sua pressione costrinse il governo a nominare una Commissione reale. Nel 1895 i commissari conclusero che vietare il traffico non serviva perché l’uso moderato dell’oppio in India andava considerato come quello dell’alcol in Inghilterra.

 

Le conseguenze più durature si videro però in Occidente. Milioni di contadini cinesi emigrarono come manodopera a basso costo e con loro viaggiarono le fumerie. Nel novembre 1875 San Francisco approvò un’ordinanza contro le fumerie: fu la prima legge antidroga degli Stati Uniti. Non colpiva l’oppio venduto in farmacia né la morfina, ma solo l’abitudine dei cinesi. Sette anni dopo il Chinese Exclusion Act fu la prima legge americana a chiudere le frontiere a un’intera nazionalità.

 

I giornali di William Randolph Hearst (1863-1951) agitarono il pericolo giallo raccontando di donne bianche sedotte nelle fumerie. La letteratura fece il resto, dal Mistero di Edwin Drood di Charles Dickens (1812-1870) al Fu Manchu di Sax Rohmer (1883-1959). I cinesi, prima avvelenati con la forza, divennero il capro espiatorio del veleno che avevano subito.

Il paradosso si chiuse con un altro Roosevelt. Su sollecitazione del vescovo episcopaliano Charles Brent (1862-1929) Theodore Roosevelt (1858-1919) promosse nel febbraio 1909 la Commissione internazionale dell’oppio di Shanghai con tredici Paesi partecipanti. Tre anni dopo all’Aia fu firmata la prima Convenzione internazionale sull’oppio, l’embrione del sistema che ancora oggi limita gli stupefacenti agli usi medici e scientifici. Le stesse potenze che avevano imposto l’oppio alla Cina diventavano paladine del proibizionismo. Perfino la Giornata internazionale contro la droga del 26 giugno ricorda la distruzione dell’oppio ordinata da Lin Zexu a Humen.

 

In Cina l’oppio sopravvisse agli inglesi. Nella Shanghai degli anni Trenta il padrone del traffico era Du Yuesheng (1888-1951), capo della Banda Verde, che aveva aiutato Chiang Kai-shek (1887-1975) a massacrare i comunisti nel 1927. Attraverso l’Ufficio per la soppressione dell’oppio il regime proteggeva le raffinerie e partecipava al contrabbando. Dopo il 1949 i nazionalisti in fuga portarono il commercio nel Triangolo d’oro, dove gli aerei di una compagnia della CIA lo trasportavano fino a Bangkok, con la regia finanziaria di uomini come Paul Helliwell (1915-1976).

 

Sul continente Mao Zedong (1893-1976) vietò l’oppio nel febbraio 1950 e nel 1952 lanciò una campagna di massa con migliaia di arresti e condanne a morte. In tre anni il traffico era quasi scomparso.

 

Oggi la storia si ripete a parti invertite. Nel febbraio 2025 il segretario di Stato americano Marco Rubio (1971) ha insinuato che Pechino conducesse con il fentanil una guerra dell’oppio al contrario. Il ministero degli Esteri cinese ha risposto che il fentanil è un problema americano le cui radici stanno negli Stati Uniti. Già nel 2022 l’ambasciatore Qin Gang (1966) aveva ricordato che nell’Ottocento la Gran Bretagna si era arricchita contrabbandando oppio in Cina.

 

Come mostra la storica Julia Lovell in The Opium War, quel conflitto divenne l’episodio fondante del nazionalismo cinese.

 

Marco Dolcetta Capuzzo

 

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Immagine di Mr. Tickle via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0

 

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