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Gaza, la Messa di Natale è tornata

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La comunità cattolica di Gaza ha celebrato la sua prima funzione natalizia dall’inizio della guerra tra Hamas e Israele, due anni fa, riunendosi per la celebrazione natalizia nel contesto di un cessate il fuoco che ha interrotto le principali operazioni di combattimento nell’enclave.

 

La funzione si è svolta presso la chiesa della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cattolica di Gaza, ripetutamente bombardata durante il conflitto mentre fungeva da rifugio per le famiglie sfollate. Le celebrazioni si sono svolte esclusivamente all’interno della chiesa, dove, oltre alle preghiere, è stato decorato un albero di Natale e sono stati intonati canti natalizi.

 


 

 

Gaza City Church Performs Christmas Mass After Two Years Of Destruction Amid Ceasefire With Israel

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Le forze israeliane hanno colpito più volte con bombardamenti la Chiesa della Sacra Famiglia e altri siti religiosi a Gaza. A luglio, un carro armato israeliano ha esploso un colpo contro il complesso della chiesa, causando la morte di tre persone e il ferimento di altre dieci, incluso il sacerdote locale. Le IDF hanno qualificato l’episodio come accidentale, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato le sue scuse al papa, parlando di un incidente provocato da «munizioni vaganti».

 

«Stiamo ancora uscendo dalle conseguenze della guerra», ha dichiarato alla NBC il coordinatore della comunità George Anton, precisando che tutte le consuete attività festive, al di fuori della celebrazione religiosa, sono state annullate.

 

La comunità cristiana di Gaza si è drasticamente ridotta. I responsabili locali stimano che ne siano rimasti circa 1.000, contro i circa 3.000 del 2007.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad agosto padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza ha dichiarato che era «stato emesso un ordine di evacuazione per l’intero quartiere».

 

La strage della parrocchia di Gaza la scorsa estate provocò la dura reazione dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

«A quanti morti, a quanti feriti dovremo ancora assistere, prima che gli Stati Uniti d’America e l’intero Occidente si destino da questo asservimento a uno Stato che replica con maggior ferocia (e dopo esserne stato vittima) gli orrori del totalitarismo nazionalsocialista?» ha scritto il prelato lombardo su Twitter. «Nessun Presidente o primo ministro delle nazioni vassalle di Tel Aviv – in primis gli Stati Uniti d’America – oserà mai fiatare, essendo con ogni probabilità tenuto sotto ricatto dal Mossad e dai suoi emissari».

 

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Immagine screenshot da YouTube

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