Gender

Bar per lesbiche allenta le misure sulle mascherine: minacce dagli LGBT. È la storia dell’anno

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Mentre il settore dell’informazione si interroga sul proprio futuro e sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale, il quotidiano locale Boston Globe ha un motivo per festeggiare. L’inchiesta pubblicata il 22 settembre nella sezione magazine, dedicata a un locale in crisi del Massachusetts, ha portato circa mille nuovi abbonamenti in un solo giorno. Lo riporta la testata Semafor, citando una comunicazione interna alla redazione: il caporedattore l’avrebbe definita di gran lunga il pezzo più performante dell’anno, destinato a battere diversi record del giornale.

 

Al centro del pezzo c’è il Last Ditch Bar and Arts Venue di Greenfield, locale lesbico di impostazione dichiaratamente anticapitalista e di sinistra, che garantisce l’ingresso anche a chi non può pagare e accoglie persone povere e senza fissa dimora. Da notare il giuoco di parole: «last ditch» in inglese significa «ultima risorsa», tuttavia «ditch» è anche un termine altamente spregiativo, epperò amato dagli omosessuali (come in Italia frocio, non utilizzabile al di fuori dei consorzi omofili, che sembrano amare il termine), per definire la vagina.

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A fine agosto il bar lesbico, in gravi difficoltà economiche, ha annunciato che il sabato sera avrebbe tolto l’obbligo di mascherina per cercare di aumentare gli incassi.

 

«È con amore che informiamo le nostre dive disabili immunocompromesse che il sabato sera saremo aperti con la mascherina facoltativa», ha scritto il Last Ditch Bar sul suo profilo  Instagram alla fine di agosto.

 

Sui social è esplosa la protesta di chi ha accusato il locale di trascurare le persone immunodepresse e disabili, mettendoli in pericolo, con messaggi durissimi e persino auspici di attentati incendiari.

 

«Spero che il vostro locale venga incendiato per aver rovinato i programmi di sabato alle persone immunocompromesse come me, solo per estorcere qualche soldo in più agli abilisti», ha scritto un utente nei commenti al post originale, secondo il Boston Globe.

 

«Persone come voi  uccidono persone disabili in nome del proprio svago e della propria comodità», ha scritto un altro utente nei commenti.

 

«Dite semplicemente che siete complice di un evento che causa disabilità di massa e chiudiamo la questione» ha tuonato un altro ancora.

 

«Il COVID forse non disabilita («disable», sic)l e persone  il sabato sera?» ha accusato un utente nei commenti, dimostrando un uso del termine disabile come verbo che non ci era prima noto.

 

Le scuse pubblicate dal bar non hanno placato gli animi, e stando al racconto il sabato sera il locale è rimasto vuoto. «Ci scusiamo per il tono passivo e sprezzante con cui abbiamo affrontato la modifica delle norme e degli orari, che ha un impatto sulle persone più vulnerabili tra noi» aveva scritto su Instagram.

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La vicenda è peggiorata durante la riunione comunitaria mensile dell’11 settembre. Alcuni partecipanti collegati online hanno contestato il locale, mentre la proprietaria, in lacrime, ha raccontato di lavorare in più posti e di vivere in auto per mantenere il bar. La donna ha spiegato di essere rimasta sola con un’attività da 50.000 dollari dopo l’uscita degli altri soci (una drag queen e una persona ora in una scuola di clown) e ha ammesso che non è il suo «progetto del cuore».

 

Anche il suo sfogo è stato criticato, definito da qualcuno un comportamento razzista, e il mediatore scelto, una terapeuta bianca, è stato contestato. Secondo l’articolo, la titolare è in arretrato con l’affitto e il proprietario dei locali chiede 3.900 dollari entro fine mese.

 

La storia è rivelatrice di tantissime cose: per esempio, come sacche della comunità LGBT indossino ancora la mascherina, il cui obbligo per accedere agli eventi era all’epoca richiesto pure dai satanisti, ma che oggi pare un anacronismo sorprendente.

 

Come questo sia l’articolo dell’anno, che ha aumentato di 1.000 unità gli abbonamenti al quotidiano bostoniano, pure è sorprendente. Non abbiamo bene capito perché, ma Renovatio 21 prende nota.

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Immagine generata artificialmente

 

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