Sport e Marzialistica

A 250 all’ora sugli sci. Renovatio 21 intervista il campione di Chilomentro Lanciato Simone Origone

Pubblicato

il

Se esiste una disciplina in cui il coraggio sfida il brivido della velocità, quella è il Chilometro Lanciato (KL), e nessuno ne ha interpretato l’essenza come Simone Origone. Protagonista indiscusso dello sci di velocità da oltre vent’anni, Origone è l’atleta più titolato di sempre: 16 Coppe del Mondo, 6 titoli iridati e un record personale da brivido di 252,987 km/h, stabilito sulle nevi francesi di Vars nel 2016.

 

Ma dietro l’impresa e dietro la leggenda c’è l’anima autentica di un uomo nato e cresciuto tra le montagne valdostane, che ha fatto della quota una ragione di vita lavorando come maestro di sci, guida alpina ed elisoccorritore. In questa intervista a Renovatio 21, Simone ci racconta le sue vittorie, le sue sfide e cosa significa vivere sui pendii più ripidi e affascinanti delle nostre montagne.

 

Chi è e cosa fa Simone Origone oggi?

Sono quello che son sempre stato. Oltre alla mia carriera e alle mie gare, ho sempre avuto il mio lavoro: maestro di sci, guida alpina, tecnico di elisoccorso e operatore di soccorso alpino. Tutto ciò è il mio mestiere. Poi c’è la parte sportiva.

 

Tu sei nato e cresciuto in montagna e credo sia stato naturale per te appassionarti allo sci.

Sono nato ad Aosta e cresciuto a Champoluc, dove vivo tuttora. Partiamo dalla premessa che mio papà è stato il fondatore dello Sci Club locale ed è stato sempre un grandissimo appassionato di sci e ci ha trasmesso la passione per sciare. Obiettivamente qua, se non sci, non è che ci siano tante altre attività che puoi fare. È quasi una scelta obbligata, ma mi è sempre piaciuto molto sciare. Ti faccio un esempio: a tutt’oggi se vuoi fare nuoto la piscina comunale più vicina è a trenta chilometri e se vuoi fare tennis c’è rimasto un solo campo scoperto ed è un’attività solo estiva. D’estate un bambino può anche giocare a pallone, ma nei mesi invernali non c’è una struttura indoor dove farlo.

 

Da grande appassionato di sci ti direi che chi ha le vostre possibilità da un lato è una fortuna. È comunque uno sport che ti fa stare in mezzo alla natura.

Certo!

 

All’inizio pratichi sci alpino e solo dopo ti appassioni alla velocità. Ci racconti questo passaggio?

Il nome «Chilometro lanciato» è stato coniato a Cervinia, al Plateau Rosa, dove lo sci di velocità ha avuto la sua culla. È uno sport nato a St. Moritz ufficialmente dal 1930/32 fino al 1936, con l’ultimo record di Leo Gasperl. Dopo la guerra Leo Gasperl si è trasferito a Cervinia e sul pendio del Plateau Rosa hanno fatto questa goliardata tra amici: Leo Gasperl, Rolando Zanni e Zeno Colò si sono sfidati in questo chilometro lanciato.

 

All’epoca era una pista che non era battuta e risalivano a piedi; nell’ultima manche di giornata, verso le 18:00 di un giorno di maggio, Zeno Colò fece i 159 chilometri orari. È stato il record più longevo, durato quasi quattordici anni se non ricordo male. Da lì son partiti a fare le gare vere e proprie e nel mese di luglio tutto il mondo convergeva lì per sfidarsi. Tutto questo fino al 1978. Io sono nato nel 1979 e sin da bambino sentivo questi racconti leggendari del chilometro lanciato di Cervinia.

 

Come ti dicevo, mio padre mi ha trasmesso la passione per lo sci d’agonismo e sin da piccolo ho fatto sempre agonismo con lo Sci Club facendo tutto il normale iter. Più crescevo e più mi accorgevo che ero attratto dalla velocità sugli sci e intorno ai sedici/diciassette anni sono entrato nella squadra regionale, l’anticamera delle nazionali. Sono entrato in questa nuova squadra di discipline veloci, ho fatto i miei anni di gare, per poi entrare nel Centro Sportivo Esercito. Dopo un po’ di tempo nel CSE ho poi smesso di fare le gare e sono diventato maestro di sci.

 

Ho frequentato anche il corso da guida alpina che è durato quattro anni. Con un compagno di sci di Cervinia con cui facevamo gare sin da ragazzini, ci siamo sempre detti che qualora non fossimo andati avanti nello sci alpino, sarebbe stato bello provare la velocità.

 

Un giorno abbiamo provato e da lì è nata questa grande passione, o meglio, una malattia.

Simone Origone, l'uomo-jet della velocità | FISI Official

Sostieni Renovatio 21

Necessitavi di un altro tipo di emozioni sportive che magari nemmeno la discesa libera poteva darti?

Finché facevo sci alpino mi dedicavo a quello, ma una volta terminato, ho iniziato a pensare alla mia professione di maestro di sci e di guida alpina, ma mi mancavano le gare. Una volta provata questa disciplina estrema, me ne sono subito innamorato.

 

Te la ricordi la tua prima gara ufficiale di speed skiing, usando una terminologia anglofona?

Con questo mio amico siamo andati a Les Arcs [stazione sciistica della Savoia, ndr] sulla pista dove poi io tre anni dopo ho fatto il mio primo record del mondo [2006, ndr]. Nel marzo 2003 provammo un allenamento per questa disciplina e scesi con materiali di serie raggiungendo i 179 km/h e il mio collega i 180 km/h. Un mese dopo c’era una gara del circuito Pro sponsorizzata da un locale di Les Arcs.

 

Avendo ottenuto quelle velocità, ci hanno dato la possibilità di iscriverci alla nostra prima gara. Il mio amico ha fatto la sua gara con i materiali speciali pensati apposta per quel tipo di discesa, mentre io son partito con un profilo più basso: «Faccio questa prima gara con i materiali di serie, poi si vedrà», dissi. Per materiali di serie intendo l’outfit che usavo per le gare di discesa libera.

 

La mia prima gara l’ho vinta facendo 200,89 km/h e quel giorno se ci avessero fatto partire da più in alto avrei già fatto il record mondiale di serie al mio esordio. L’anno dopo mi hanno convocato con la squadra della Nazionale italiana e da lì non mi sono più fermato. Nel 2004 ho fatto la mia prima stagione piena e ho vinto la mia prima Coppa del Mondo, questa volta con i materiali speciali e cambiando categoria.

 

Il tuo palmares è ricchissimo di trofei: 16 Coppe del Mondo, 6 ori Mondiali, 4 argento e due bronzi, giusto?

In realtà le medaglie d’argento sono tre. Ogni tanto devo ricontrollare perché me li scordo anch’io a volte [ride].

 

C’è uno di questi trofei, di queste vittorie a cui sei più affezionato?

Il più bello rimane quello del 2006. Era ancora un mondo diverso, era una scoperta ed era tutto molto divertente. Ti direi anche il secondo record raggiunto nel 2014, perché l’ho inseguito per otto anni. Fu una liberazione. In quegli anni avrei potuto farne tanti altri, ma Les Arcs ha chiuso e in quel momento la pista di Vars non permetteva un record fino a quando non hanno fatto i lavori per migliorarla e così siamo riusciti a fare un record. Il mio ultimo record è del 2015, quando ho migliorato di poco quello del 2014. Al secondo classificato in quella gara gli ho dato sette chilometri orari. Un distacco siderale.

 

Simone Origone - Worls Record 251,4 km/h - les Arcs 2006

Sostieni Renovatio 21

La pista di Les Arcs la chiusero per problemi legati alla sicurezza?

Ci furono due incidenti mortali, uno nel 2005 e uno nel 2007. In realtà non avvennero nella discesa di gara, ma erano comunque dei partecipanti alla gara. Hanno avuto dei casini pazzeschi e giustamente a un certo punto dissero che non avrebbero voluto sentirne più parlare di quel tipo di gare. Quella pista, ancora oggi, se fosse aperta sarebbe la pista più veloce al mondo.

 

In futuro pensi ci possa essere una possibilità di vederla riaperta?

Oggi c’è qualche voce in merito e quest’anno sembra che il nuovo sindaco abbia messo nel suo programma elettorale l’ipotetica riapertura. Vedremo.

 

Di solito consentimi di dire che le promesse in campagna elettorale sono piuttosto aleatorie.

Esatto! Tutto il mondo è paese.

 

Ci spieghi come si svolge un Campionato del Mondo di sci di velocità?

Negli anni è cambiato. La Coppa del Mondo è un circuito di gare come la Coppa del Mondo di sci, chiaramente noi la facciamo in un’unica disciplina. Dopo diverse gare, alla fine dell’anno, chi ha immagazzinato più punti vince la coppa. Di solito l’atleta che riesce a essere più costante nel corso della stagione si aggiudica il trofeo. Il Mondiale invece era a cadenza biennale.

 

Nel tempo abbiamo perso tantissime gare di Coppa del Mondo, tanto che ora è ridotta ai minimi storici come numero di gare. Negli ultimi quattro anni il Mondiale è a cadenza annuale e tutti gli anni sulla medesima pista. Questa cosa a me non piace e non lo reputo giusto rispetto a come era strutturato prima, dove per giocarti una medaglia dovevi aspettare due anni mentre invece adesso ogni anno hai la possibilità di vincerne una e in più sempre sulla stessa pista.

 

La cosa è abbastanza riduttiva anche se si svolge sulla pista attualmente più bella al mondo, però dai, non è altrettanto bello.

Highlights | Simone Origone e Greggio sfrecciano a Grandvalira | FISI TV

Iscriviti al canale Telegram

Ci sarebbe teoricamente nelle nostre montagne – intendo in tutto l’arco alpino – la possibilità di ricavarne di nuove?

È molto complicato trovare un posto che si presti bene. Trovare piste non da record è però fattibile. Sulla pista in Finlandia si arriva ai 170 km/h e trovarne di simili vicino a noi non sarebbe difficile.

 

Quali sono per te le piste più affascinanti di quelle in cui hai gareggiato?

La pista più affascinante è quella di Chabrières a Vars e Les Arcs che come ti dicevo è chiusa. Poi c’è anche Verbier in Svizzera che non era una pista da record, però era molto veloce, con un’accelerazione ancora più forte rispetto alle due sopracitate, perché si parte da 3.500 metri. Partire da Vars o da Les Arcs è sempre un’emozione forte anche se col tempo ci si abitua, ma è qualcosa di potente. A Chabrières arrivi ai duecento all’ora in cinque secondi, mentre a Les Arcs stai sui sette secondi, ma essendo più lunga continui ad accelerare per più tempo.

 

Una componente determinante e imprescindibile per ogni disciplina sportiva sono i soldi, senza i quali diventa complicato crescere e sviluppare il movimento sportivo. Nella vostra disciplina avete budget sufficienti per far crescere questo sport?

Hai toccato un tasto dolente ed è uno dei motivi per i quali facciamo fatica anche ad avere un ricambio, anche perché è uno sport dove non si guadagna. Non lo dico io, ma son giudicato l’atleta più vincente in questa disciplina di tutti i tempi e non sono mai riuscito nemmeno nei sei mesi invernali a dedicarmi completamente al mio sport. Quando iniziai c’era qualche premio gara per quanto riguarda la categoria dei professionisti, ma è durato solo tre anni, dopodiché han tolto tutti i premi.

 

Gli sponsor sono pochi, le nostre gare non passano in televisione e di conseguenza è difficile trovare sponsorizzazioni. Io e mio fratello Ivan, avendo vinto tantissimo, e recentemente Valentina Greggio che sta dominando, siamo supportati bene dalla Federazione: abbiamo una squadra, siamo spesati in tutto quando facciamo le trasferte e di questo non possiamo lamentarci, ma di soldi non ne girano.

 

La mancanza di fondi è un problema che attanaglia molte discipline sportive cosiddette minori che non godono di visibilità mediatica.

Noi siam messi peggio degli sport minori, perché se cii fossero dei premi gara come in altre discipline minori, anche dello sci stesso, con tutto quello che ho vinto non starei messo male.

 

Però le medaglie e le coppe rimangono.

Certo, ma come puoi intuire il nostro sport è dettato veramente dalla passione. Lo dicono di tanti sport che gli atleti son mossi dalla passione, ma qua ne devi avere proprio tanta per andare avanti.

Aiuta Renovatio 21

Questa vostra passione credo sia anche condivisa con i vostri concittadini; leggevo in una tua intervista che a volte trovi collaborazione da qualche amico che è specializzato nel mettere a punto gli sci o che in qualche modo puoi sostenerti materialmente in altre cose pratiche.

Hai detto giusto. Ho sempre avuto qualcuno; l’artigiano che ti dà una mano con il casco o quello che ti aiuta a fare qualcosa sugli sci, ma di base parte tutto da te. Sono stato diverse volte nella galleria del vento di Pininfarina e devo dire che mi hanno dato una bella mano. La prima volta che ci andai ero bravo, ma non ancora affermato, e dopo esserci stato, nella gara successiva feci il record del mondo.

 

Visto il risultato positivo, ho avuto molte altre occasioni di poterci andare e affinare alcuni dettagli che hanno migliorato ulteriormente la mia performance. Per tanti anni mi è stata di grande aiuto, ma adesso siamo arrivati a un punto in cui ci vorrebbe dell’altro che non si riesce a fare perché è una cosa troppo costosa.

 

Negli anni lo sviluppo e la ricerca dei materiali credo sia un elemento determinante anche e soprattutto nell’ambito della sicurezza.

La sicurezza nel mio sport è un concetto un po’ relativo [ride]. Se ho vinto tanto è perché ho sempre lavorato molto sui materiali e su tanti piccoli particolari, che alla fine fanno la differenza. Ci ho dedicato tanto, ma tanto tempo e la mia vita invernale era quella; mi allenavo sulla neve la mattina presto, poi facevo la mia giornata di lavoro, prima di cena mi allenavo in palestra e dopo cena, fino a dopo la mezzanotte, stavo in sky room a provare pezzi e a lavorare sugli sci. Ho fatto questa routine per tanti anni e questo approccio minuzioso e costante, nel corso del tempo mi ha permesso di fare la differenza. Col tempo molti colleghi se ne sono accorti e il gap si è ridotto notevolmente. Adesso qualcuno riesce a fare anche meglio di come facevo io nella cura e nella ricerca dei materiali, perché magari ha più tempo e più possibilità.

Breaking Barriers with Aerodynamics. Simone Origone

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

C’è una preparazione fisica specifica, concepita e studiata per il vostro sport?

La preparazione fisica è importante come in tutti gli altri sport, magari un po’ meno nel nostro, però io le ho dedicato molta attenzione. Nel tempo avrei potuto risparmiarmi un po’ perché ci sono stati dei momenti in cui lavoravo anche troppo rispetto a quello che andavo a fare. I problemi alle articolazioni li paghi nel tempo. Rispetto allo sci alpino la nostra preparazione fisica è più semplice, ma è importante.

 

Purtroppo o per fortuna, l’estate faccio la guida alpina e quindi non riesco a mantenere il fisico sempre alla stessa maniera. D’estate perdo dieci chili rispetto all’inverno e ogni anno in autunno mi ritrovo a lavorare sodo per riprendere peso e massa muscolare. Non facendo il professionista e facendo questa attività, non riesco a tenere un livello fisico costante. Questa cosa per me è stata sempre uno svantaggio e una bella battaglia da combattere ogni inverno. Avessi avuto un altro mestiere estivo, forse avrei avuto maggiori possibilità di mantenere una condizione fisica costante.

 

Fare la guida alpina è un mestiere faticoso.

Inoltre lo sci di velocità e la guida alpina sono agli antipodi!

 

Nel vostro sport c’è un’incidenza di rischio non trascurabile. Ci pensate mai che ogni tanto possa capitare un incidente grave?

Ci pensi e ne sei consapevole. Ci pensavo di più i primi anni rispetto ad adesso che è diventata una cosa più normale. La caduta può succedere, ma è molto raro che accada. 

 

All’inizio della tua attività raccontavi che per attutire eventuali urti alla schiena mettevi all’interno della tuta un tappetino di gomma da palestra. Col tempo c’è stata un’evoluzione?

È verissimo e per un po’ di anni è stato così e a ripensarci oggi eravamo degli incoscienti [ride]. Quella dorsale è l’unica protezione vera che abbiamo noi. Per un po’ hanno controllato che mettessimo qualcosa di omologato e poi non hanno più controllato. Adesso sono tre anni che bisogna avere un’omologazione di livello due, mentre prima era di livello uno.

 

Per contro continuiamo ad avere un casco «finto», perché è solo aerodinamico. Tolti due o tre atleti che hanno un casco vero all’interno della calotta aerodinamica, abbiamo tutti dei caschi con della gomma piuma all’interno. Non sono dei veri caschi protettivi, sono solo dei caschi aerodinamici.

 

Il livello di sicurezza pare abbia margini di miglioramento.

Il casco potrebbe essere migliorato sotto quell’aspetto, ma siamo in mano a chi gestisce le gare e questa disciplina. Quest’anno hanno fatto passare una norma che devi avere un cinghietto in metallo, che neanche i caschi da moto ce li hanno, e quelli di prima non saranno più validi. Di fatto avremo un cinghietto in metallo su un casco finto. Non credo abbia granché senso. Però così è.

 

Durante le Olimpiadi invernali di Albertville nel 1992, il vostro sport ha avuto la possibilità di mettersi in mostra in quell’edizione, ma poi nel corso degli anni non è mai riuscito a entrare ufficialmente nel circuito olimpico.

Durante quei giorni ci fu un morto che assieme agli altri due incidenti mortali avvenuti nel 2005 e nel 2007, non ha permesso l’inserimento della nostra disciplina ai Giochi Olimpici. Può anche essere stato un pretesto per non inserirlo, ma vai lì la prima volta come sport dimostrativo – già non eravamo visti bene – e capita un incidente del genere, hanno chiuso la porta.

 

Nel 2030 ci saranno le Olimpiadi in Francia e loro avrebbero la famigerata pista di Les Arcs che con pochi lavori sarebbe pronta, oltre a quella di Vars sempre operativa e per due o tre anni sono andati avanti col dire che saremmo stati inseriti ai Giochi, ma nel 2030 non ci saremo. Credo che alla fine sia stato un grande bluff dei francesi; è stata tutta fuffa e di vero non c’era nulla.

 

È un gran peccato. Sarebbe stato bello vedere una disciplina così spettacolare ai Giochi Olimpici.

Sarebbe stata la spinta giusta per rilanciarlo come immagine, invece così non so che fine faremo sinceramente. È una disciplina comunque antica, che ha una storia e meriterebbe una vetrina più prestigiosa.

Sostieni Renovatio 21

A proposito di storia, vedendo i filmati d’epoca nei caschi dei tuoi colleghi che ti hanno preceduto di qualche decennio, si leggono sponsor autorevoli.

In quegli anni giravano più soldi ed erano gli anni del boom dello sci, perché c’era la Valanga Azzurra e a quel tempo la popolarità dello sci era enorme. Pensa che montavano skilift ovunque, anche in posti di media montagna: era talmente tanta la febbre per questo sport. Tutto ciò ha incentivato anche lo sci di velocità e giravano dei bei soldini. Oramai nel nostro microcosmo sportivo ci sono rimaste due ditte al mondo che fanno degli sci per la velocità. Mentre invece negli anni Sessanta e Settanta c’era un interesse forte delle aziende produttrici di sci e ognuna di esse produceva sci per il chilometro lanciato e usava ciò anche per sviluppare e migliorare lo sci da discesa libera.

 

Le discipline sportive portate all’estremo aiutano alla crescita e allo sviluppo di tutto il macro mondo più popolare che sta al di sotto. 

In quegli anni il KL era un un laboratorio per testare e inventare. C’erano tante idee e possibilità di metterle in pratica. Io sono anni che chiedo alla ditta che mi fa gli sci di fare uno sci diverso, ma non hanno interesse. 

 

Tuo fratello minore Ivan è un altro campione di velocità ed è stato uno degli avversari più ostici per te. Come hai vissuto questa rivalità in famiglia?

All’inizio è stata una roba divertente e sono io che l’ho portato e gli ho insegnato tutto. A un certo punto abbiamo iniziato a rivaleggiare seriamente e non andavamo neanche più tanto d’accordo [ride]. Soprattutto perché io ero uno che lavorava tantissimo e lui un po’ meno, diciamo; eravamo come la formica e la cicala. Io facevo delle cose e lui le copiava sui materiali e mi diceva: «Beh, se la Ferrari fa una cosa, la McLaren gliela copia». «Però copiare stando nello stesso ski room è un pochino più facile rispetto a due box diversi!»

 

A un certo punto è comparso uno sponsor che in quegli anni avrebbe potuto sostenere entrambi; sarebbe bastato mettersi d’accordo perché al tempo vincevamo tutto o io o lui e di fatto hanno dato del vecchio a me e hanno puntato sul giovane, ossia su Ivan. Se è così, adesso vi faccio vedere il vecchio cosa combina. Che poi avevo ventinove anni. A tratti ci si aiutava, ma non ci regalavamo nulla.

 

OFFICIAL - 2016 Speed Skiing World Record in Vars by Ivan Origone - 254.958 km/h

Aiuta Renovatio 21

Una bella e vivace rivalità.

Eh si! Non è bello, perché se hai un rivale al di fuori della famiglia è un avversario e finisce lì. Se hai tuo fratello come rivale non è facile. 

 

In casa vostra per chi facevano il tifo?

Ah! Non lo dicevano apertamente, ma si capiva. Qualcuno tifava per mio fratello, qualcuno per me, qualcun altro stava sulle sue…

 

Quando sei in gara, cosa ti passa per la testa negli istanti prima di scendere?

Sale la tensione e c’è qualcosa di inconscio, perlomeno per quanto riguarda me. Sia io che mio fratello, visto quello che abbiamo fatto, in testa avevamo qualcosa in più. Quando sei in gara, principalmente pensi a tutto quello che devi fare per fare la miglior performance possibile. Non pensi ad altro. Inconsciamente c’è la tensione, perché vai a fare un’attività pericolosa.

 

Un giusto approccio mentale credo sia determinante. Quando scendi in velocità hai sempre il controllo di ogni minimo dettaglio del tuo corpo e degli sci?

La testa può fare la differenza, come in tante altre discipline. Non sempre tieni tutto sotto controllo. Se tutto va bene è tutto sotto controllo. Ma non sempre va tutto bene, quindi…

 

Quale consiglio daresti ai ragazzi che vorrebbero cimentarsi nello sci di velocità?

Bella domanda. Non è per niente facile. Quello che consiglio è di fare carriera nello sci alpino e di prendere parte alle gare. Quando uno finisce quell’iter perché magari non è riuscito a emergere ad alti livelli, si può venire nel nostro sport a provare. Il problema è che non avendo una pista in Italia, non è facile avvicinare i giovani a iniziare. Quando ho cominciato io c’era la pista di Les Arcs in Francia che era sempre aperta. Oggi è più complicato.

 

Nella normale quotidianità ti manca un po’ quell’adrenalina dettata dal brivido della velocità quando sei in gara?

Non siamo malati di adrenalina. Io faccio una vita normale e comunque faccio la guida alpina, che è un lavoro pericoloso. Se vuoi, è più pericoloso fare la guida alpina che il chilometro lanciato. Da bambino però ero uno che andava alla ricerca dell’adrenalina. Quando smetterò mi mancheranno le gare e tutto quello che c’è attorno; i viaggi, le trasferte, le notti a preparare gli sci, la tensione pre-gara…

 

Quali sono i rischi maggiori per una guida alpina?

Di farsi male o rimetterci la pelle. Tutti gli anni capitano degli incidenti in montagna, anche a persone esperte. Ci sono vie dove se c’è un crollo di roccia e tu sei lì, puoi essere bravo quanto vuoi, ma non hai scampo. Stesso discorso per le valanghe d’inverno. La montagna ha degli aspetti di pericolosità non indifferenti. L’incidente può succedere.

 

La gente che accompagni in montagna sono persone preparate o ci sono molti improvvisati?

Facendo questo mestiere se un improvvisato si affida a me son contento, perché è giusto che si affidi a una persona esperta. Ci sono persone alla prima esperienza e persone esperte con cui ho fatto tante gite. Il problema c’è quando gente inesperta si improvvisa e va da sola o con amici che pensano siano del mestiere vendendosi come esperti, mentre non lo sono affatto. Ben venga che il neofita si affidi a un professionista.

 

Sei anche un elisoccorritore.

Sono tanti anni che lo faccio e ne ho viste tante. A volte hai la soddisfazione di salvare delle vite. Dopo un po’ nemmeno ti rendi conto, perché è il tuo lavoro e diventa routine. Salvare le persone in difficoltà è la cosa più importante.

 

Da amante dello sci mi capita sovente di andare sulla neve e sulle piste vedo molti turisti indisciplinati. Tu lo noti questo malcostume?

Non solo indisciplinati, bensì pericolosi. A volte c’è tanta gente che scia molto al di sopra delle proprie capacità. Vanno troppo veloci e diventano pericolosi per sé stessi e per gli altri. Facendo il maestro di sci e stando tanto sulle piste ne vedo di ogni.

 

È uno sport di massa, anche se negli ultimi tempi la vacanza sulla neve ha costi che non tutte le famiglie possono permettersi.

Con quello che costa non credo sia più di massa [ride]! Comunque c’è tanta gente che scia.

 

Francesco Rondolini

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

 

Più popolari

Exit mobile version