Geopolitica
Trump firma le nuove sanzioni contro la Russia
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promulgato una normativa di ampio raggio che rafforza le sanzioni nei confronti della Russia e consente l’applicazione di dazi fino al 100% sui principali acquirenti di energia russa. Mosca ha messo in guardia sul fatto che ulteriori misure punitive renderebbero più difficili i tentativi di chiudere il conflitto in Ucraina e potrebbero destabilizzare ulteriormente i mercati energetici.
In un comunicato diffuso venerdì, la Casa Bianca ha reso noto che Trump ha firmato il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, dopo l’approvazione del Senato con 86 voti a favore e 11 contrari ad agosto e della Camera dei Rappresentanti con 262 voti a favore e 159 contrari mercoledì.
La legge colpisce alti funzionari russi, istituti bancari, soggetti del comparto della difesa e dell’energia, nonché quella che i Paesi occidentali definiscono la «flotta ombra» di navi russe. Inoltre, autorizza Trump a imporre dazi fino al 100% sulle merci provenienti dai cinque maggiori acquirenti di petrolio greggio e gas naturale russi.
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Il testo, tuttavia, non indica espressamente i principali acquirenti di energia russa come la Cina o l’India, e l’aliquota tariffaria può essere fissata al di sotto del tetto del 100%.
La misura fu avanzata inizialmente dal defunto senatore repubblicano e falco anti-russo Lindsey Graham e dal democratico Richard Blumenthal nell’aprile del 2025. La versione originaria minacciava dazi del 500% sui Paesi che acquistano energia dalla Russia, ma dopo oltre un anno di trattative con la Casa Bianca la soglia fu ridotta al 100%.
Il disegno di legge conferisce inoltre a Trump ampi poteri di deroga, consentendogli di sospendere le sanzioni in base agli interessi nazionali e lasciando alla sua amministrazione un ampio margine nella definizione delle tariffe doganali: uno dei nodi principali dei negoziati tra la Casa Bianca e i legislatori, poiché alcuni temevano che la norma avrebbe attribuito a Trump un potere eccessivo.
L’amministrazione Trump ha di recente allentato le sanzioni sul petrolio russo. Durante il conflitto con l’Iran, l’amministrazione aveva concesso deroghe temporanee che permettevano la vendita e la consegna del petrolio russo già in mare, al fine di alleggerire la pressione sui mercati energetici.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha avvertito giovedì che la mossa «ostile» «complicherebbe sicuramente gli sforzi per trovare una soluzione pacifica in Ucraina».
L’ambasciata russa a Washington ha sostenuto che interrompere il commercio energetico russo mentre le forniture mediorientali sono interrotte potrebbe rivelarsi oneroso per gli Stati Uniti, definendolo un «invito a prezzi sempre più alti alla pompa»mettendo in guardia sul fatto che un’escalation contemporanea delle tensioni con Mosca e Pechino rappresenterebbe una situazione geopolitica perdente per tutti e «farebbe solo il gioco dei guerrafondai euro-atlantici».
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Le sanzioni statunitensi contro la Russia hanno una storia stratificata che risale alla Guerra Fredda, ma il loro sviluppo moderno inizia negli anni 2010. Un primo passo significativo è stato il Magnitsky Act del 2012, che colpiva funzionari russi ritenuti responsabili della morte del avvocato Sergej Magnitskij, imponendo divieti di visto e congelamento di beni.
La svolta più rilevante arriva nel 2014, quando l’annessione della Crimea e il sostegno russo ai separatisti nel Donbass hanno spintoWashington, in coordinamento con l’Unione Europea, a varare sanzioni contro individui, banche ed entità legate al settore energetico e della difesa russo.
Nel 2017 il Congresso USA ha approvato il CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act), che formalizza e rafforza le misure esistenti, includendo anche le accuse di interferenza nelle elezioni presidenziali del 2016.
La fase più drastica si apre nel febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina: gli Stati Uniti, insieme a decine di Paesi alleati, hanno imposto sanzioni senza precedenti su banche centrali, sistema SWIFT, oligarchi, esportazioni tecnologiche e settore energetico, con un’escalation progressiva negli anni successivi. Una vera e propria guerra economica, forse la prima definibile come tale.
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Di contro, l’Unione Europea ha adottato in totale 21 pacchetti di sanzioni contro la Russia dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022. L’ultimo in ordine di tempo, il 21° pacchetto di misure restrittive, ha ricevuto il via libera formale del Consiglio UE il 23 luglio 2026, al termine della procedura scritta, e include il più alto numero di individui inseriti nelle liste sanzionatorie degli ultimi quattro anni: un totale di 218 soggetti, di cui 48 persone fisiche e 170 entità.
Il pacchetto punta a colpire i settori con il maggiore impatto sull’economia russa e sulla capacità di sostenere la guerra in Ucraina, introducendo tra le novità anche la possibilità di un divieto totale nei confronti di Paesi terzi per i servizi legati alle criptovalute, come deterrente contro chi aiuta la Russia a eludere le sanzioni
Va ricordato che il primo pacchetto risale in realtà al 2014, dopo l’annessione della Crimea, ma la numerazione «a pacchetti», arrivata alla grottesca cifra di 21, così come viene comunemente citata si riferisce soprattutto all’escalation avviata dal 2022 in poi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr