Storia

Storia recente del sandinismo, da Sai Baba alla fine delle elezioni in Nicaragua

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Il 9 febbraio del 2023 il Partito Sandinista su ordine del presidente del Nicaragua Daniel Ortega libera 222 prigionieri politici. La notizia venne celebrata da molti come un atto di compassione nel mentre venivano consegnati all’aeroporto Dulles di Washington. I prigionieri politici avevano riguadagnato la libertà ma avevano perso al contempo la cittadinanza e il passaporto nicaraguense, trasformandosi di fatto in apolidi. 

 

Tra i 222 nomi figuravano esponenti di spicco della politica nicaraguense degli ultimi anni: sei aspiranti alla presidenza delle ultime elezioni del 2021, leader popolari tra i campesinos, importanti figure religiose e ex diplomatici del Paese centroamericano. 

 

Presente nella lista di nomi anche Dora Maria Tellez che nella seconda metà degli anni Settanta aveva combattuto fianco a fianco con l’attuale presidente Ortega. La Tellez era un’insegnante di storia, ma assieme ad Ortega e agli altri rivoluzionari la Storia l’aveva fatta per davvero. Grazie ai tentennamenti in politica estera di Carter i sandinisti riuscirono a mandare al tappeto il famigerato Anastasio Somoza Debayle, primus inter pares tra i cavalieri ordinati dalla tavola rotonda della CIA negli anni d’oro del famigerato «Piano Condor». 

 

Nel settembre del 2024 altri 135 prigionieri politici vennero espulsi e indirizzati verso un accoglienza in Guatemala. Anche tutti costoro vennero ridotti ad apolidi, essendone cancellata la nazionalità e reso inutile il loro passaporto. Tra di loro erano presenti attivisti, laici, studenti e 13 missionari statunitensi dell’organizzazione texana Mountain Gateway.

 

Secondo un calcolo che circola in rete, il numero completo di persone esiliate dal Paese di Sandino e private della loro nazionalità si può appurare essere oltre 450. Tra queste, moltissime personalità ecclesiastiche che proprio in questi ultimi anni avevano sofferto un trattamento sempre più ruvido – fatto degno di nota considerando la storia della presenza della chiesa di Roma nel cattolicissimo Paese mesoamericano. 

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Gioconda Belli, celebre scrittrice e personalità di spicco della scena nicaraguense, in un intervista racconta del suo personale esilio, «il secondo dopo quello degli anni sessanta vissuto da ragazza». Gioconda che raccontò la rivoluzione con il suo romanzo semi autobiografico La mujer abitada venne informata di essere persona non grata nel 2023 mentre si trovava in Spagna per un festival di letteratura. Parallelamente alla dichiarazione le vennero sequestrati i suoi risparmi e la sua casa di Managua e tutti i suoi ricordi materiali. 

 

Le rivolte del 2018, schiacciate dal governo Ortega-Murillo in tre violentissimi mesi di lotte intestine, hanno dato alla memoria collettiva oltre 300 morti e dato il via, successivamente, alle purghe nicaraguensi raccontate sopra. Gioconda racconta all’intervistatore di come questi avvenimenti riconducano al volere fortissimo di una persona sola, la moglie poetessa del presidente Rosario Murillo: 

 

«È la sua vendetta. La Chiesa cattolica è stata a  fianco degli studenti e della gente che, nel 2018, si ribellò alla  tirannia. Ha protetto, offerto rifugio e asilo, ha trattato con il  governo. Era intollerabile per Daniel Ortega e soprattutto per sua  moglie».

 

«Credo che Rosario voglia creare una sua chiesa. Ogni giorno, a mezzogiorno, lei interviene alla radio e, negli ultimi tempi, sostiene che è possibile un contatto diretto con Dio, senza preti o vescovi. Anni fa, lei era una New Age, seguace del predicatore indiano Sai Baba, poi, per ragioni politiche, si convertì al cattolicesimo. Non era una vera conversione, volevano vincere le elezioni in un Paese cattolico. Ora lei sogna una sua religione, vuole essere il canale tra la gente e il divino».

 

Ieri  21 luglio 2026, Daniel Ortega presidente del Nicaragua, prorompe: «Se acabó la historia de que los partidos puestos por los yanquis, puestos por los somocistas volverán a llegar al gobierno. Jamas!» («La storia dei partiti insediati dagli americani, insediati dal regime di Somoza, che non torneranno mai più al potere è finita. Mai più!»).

 

Ortega, riferendosi a tutti gli esuli da lui creati, costretti ad unirsi alla già folta comunità expat Nica, probabilmente temendo un ribaltone made in Langley, ha dichiarato dunque apertamente la fine delle libere elezioni in Nicaragua. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

 

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Immagine di Cancelleria Ecuador via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 (CC BY-SA 2.0); immagine modificata


 

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