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Parere di un esperto di diritto canonico sulla possibile scomunica dopo le consacrazioni

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Un canonico di lingua inglese di Shaftesbury ha pubblicato «una difesa canonica, teologica e pastorale contro la proposta di scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X».

 

Secondo kath.net del 29 aprile 2026, il Vaticano dichiarerà la Fraternità Sacerdotale San Pio X scomunicata e scismatica dopo le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio a Écône, in Svizzera. Il sito web in lingua tedesca riporta le dichiarazioni del giornalista italiano Nico Spuntoni all’esperta vaticana americana Diane Montagna: «Fonti ben informate mi hanno confermato che il Dicastero per la Dottrina della Fede si sta già preparando a uno scisma in seguito alle nuove consacrazioni episcopali». Secondo le stesse fonti, Spuntoni afferma che il dicastero del cardinale Víctor Manuel Fernández sta valutando la possibilità di fornire «sostegno pastorale ai membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X che non desiderano rimanervi, dopo un’ulteriore rottura con Roma».

 

Questo ricorda la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, una struttura creata da Roma per accogliere i sacerdoti che rifiutarono le consacrazioni del 1988, con i ben noti risultati! Questa commissione fu integrata nella Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2009, per poi essere sciolta definitivamente nel 2019, lasciando le ex comunità dell’Ecclesia Dei alla discrezione dei vescovi. È così che la Fraternità San Pietro fu bruscamente dimessa nel 2024 da mons. Laurent Dognin di Quimper e Léon.

 

Riguardo a questa potenziale scomunica, è utile richiamare il parere di padre Jaime Mercant Simó, canonista spagnolo, il quale ha dichiarato il 21 febbraio che non ci sarebbe stato «né scisma né peccato» a seguito delle consacrazioni di Écône. Analogamente, il sito web americano Rorate Coeli ha pubblicato, il 6 maggio, il giudizio di un canonico di Shaftesbury, che comprensibilmente desidera rimanere anonimo in questi tempi turbolenti. Questo canonista di lingua inglese non ha esitato a pubblicare «una difesa canonica, teologica e pastorale contro la proposta di scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X».

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Secondo lui, una scomunica, «se imposta, non sarebbe né canonicamente corretta, né teologicamente coerente, né pastoralmente opportuna. Basandosi sulla tradizione giuridica della Chiesa, sui precedenti storici e sugli imperativi pastorali costantemente invocati dai recenti pontificati, si può sostenere che la scomunica proposta sarebbe arbitraria, incoerente e controproducente per l’unità e la missione della Chiesa cattolica».

 

Ha inoltre osservato: «da anni la Fraternità cerca una soluzione negoziata e una regolarizzazione della questione della successione episcopale». L’apparente incapacità del Vaticano di dialogare con la Fraternità, pur accogliendo gruppi dottrinalmente ben più eterodossi, rivela un preoccupante doppio standard che mina la credibilità dell’autorità disciplinare di Roma e invia un messaggio dannoso ai fedeli fedeli alla tradizione della Chiesa.

 

Il canonista sottolinea che questa proposta di scomunica rappresenterebbe un triplice fallimento perché:

 

1. Dal punto di vista canonico, lo stato di necessità, l’assenza di intento scismatico e la stretta interpretazione della legge depongono contro la sanzione.

2. Dal punto di vista teologico, la differenza di trattamento tra i cattolici fedeli alla dottrina e i cattolici eterodossi rivela un’incoerenza ecclesiologica.

3. Dal punto di vista pastorale, la sanzione abbandonerebbe comunità vitali a un’ingiusta emarginazione, quando esistono soluzioni pacifiche.

 

E invoca una soluzione pacifica: «la Fraternità Sacerdotale San Pio X afferma da anni che la Chiesa sta attraversando una crisi di fede, di liturgia e della sua stessa identità. La risposta della Santa Sede alle consacrazioni previste rischia di confermare questa diagnosi: quando chi difende la tradizione viene trattato come nemico e chi la contraddice viene considerato un alleato, significa che il disordine ha preso il sopravvento. Il rimedio non è il martello della legge, ma la mano tesa del dialogo, della misericordia e di un’applicazione veramente pastorale del diritto canonico, che la Chiesa conserva per il bene di tutti i suoi fedeli».

 

Questa opinione verrà ascoltata a Roma? Solo il tempo lo dirà.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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