Geopolitica
Orban: l’Ungheria non si piegherà al «ricatto» ucraino
La decisione dell’Ucraina di bloccare la fornitura di petrolio russo all’Ungheria attraverso l’oleodotto Druzhba rappresenta un «palese ricatto politico», ha dichiarato il primo ministro ungherese Vittorio Orban.
Il transito del petrolio tramite l’oleodotto è interrotto dalla fine di gennaio, con Kiev che attribuisce la responsabilità alla Russia, accusandola di aver danneggiato l’infrastruttura. Mosca ha respinto tali accuse.
In un post su X pubblicato mercoledì, Orban ha lasciato intendere che l’Ucraina sarebbe in grado di ripristinare le forniture, ma si rifiuta di farlo per «fare pressione su di noi affinché sosteniamo la loro adesione all’UE e consegniamo i fondi appartenenti alle famiglie ungheresi».
Budapest si è sempre opposta alla richiesta di Kiev di entrare nell’Unione Europea, sostenendo che tale adesione trascinerebbe l’UE nel conflitto tra Russia e Ucraina.
«Fortunatamente, l’Ungheria ha un governo che non si piega al ricatto», ha affermato Orbán, annunciando che Budapest «ha deciso di interrompere le forniture di gasolio all’Ucraina» in risposta alle azioni di Kiev.
🛢️ The Ukrainians’ decision to block oil deliveries through the Friendship pipeline to Hungary is blatant political blackmail. They’re trying to pressure us to support their EU membership & hand over funds belonging to Hungarian families. In response, Hungary has decided to stop… pic.twitter.com/Sv9jw4lFDX
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 18, 2026
Aiuta Renovatio 21
Una mossa analoga è stata adottata mercoledì da un altro Stato membro dell’UE, la Slovacchia, che dipende anch’essa dal petrolio russo trasportato dall’oleodotto Druzhba. Anche Bratislava ha preso in considerazione l’ipotesi di sospendere le forniture di elettricità all’Ucraina qualora i flussi di petrolio non riprendessero.
L’Ungheria e la Slovacchia sostengono che, in quanto paesi senza sbocco sul mare, non è possibile per loro soddisfare pienamente il proprio fabbisogno energetico senza le forniture russe.
«Abbiamo preso tutte le misure necessarie per garantire la nostra fornitura e non cederemo», ha insistito il premier magiaro.
Lo stesso giorno, Budapest ha comunicato che la compagnia energetica ungherese MOL ha firmato i primi contratti per la fornitura di petrolio russo attraverso la Croazia, evitando il territorio ucraino. Le spedizioni dovrebbero giungere in un porto croato all’inizio di marzo e raggiungere le raffinerie in Ungheria e Slovacchia entro i prossimi cinque-dieci giorni.
Interrogato lunedì dai giornalisti in merito all’interruzione delle forniture tramite l’oleodotto Druzhba, il portavoce del Cremlino Dmitrj Peskov ha ipotizzato che «sia in atto una sorta di ricatto energetico da parte dell’Ucraina nei confronti di uno Stato membro dell’UE, l’Ungheria». Peskov ha inoltre affermato che le compagnie petrolifere russe stanno valutando la possibilità di incrementare le forniture all’Ungheria tramite la Croazia.
Nel 2023 uno scoop del Washington Post faceva emergere che il presidente ucraino aveva proposto durante un incontro con il vice primo ministro Yulia Svridenko a febbraio di «far saltare in aria» il Druzhba («amicizia», in russo), che trasporta il petrolio russo in Ungheria.
Come riportato da Renovatio 21, quattro settimane fa l’Ungheria aveva annunciato progressi nella costruzione di un nuovo oleodotto con la Serbia per il trasporto di petrolio russo. Durante un’intervista a Tucker Carlson nell’agosto 2023, il premier ungherese Vittorio Orban aveva dichiarato significativamente che Ungheria e Serbia erano pronte ad entrare in guerra contro chiunque facesse saltare il loro gasdotto.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Manfred Weber via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0