Alimentazione

Microplastiche, i neonati possono ingerire sostanze chimiche nocive attraverso il latte artificiale e i biberon di plastica

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Una revisione di 27 studi pubblicata il mese scorso sulla rivista Environmental Science and Pollution suggerisce che i neonati potrebbero ingerire milioni di microplastiche e tracce di sostanze chimiche nocive attraverso il latte artificiale, i biberon di plastica, altri prodotti per l’alimentazione e gli imballaggi. «Il ritrovamento di particelle di plastica nel latte artificiale e nei biberon, ancor prima del loro primo utilizzo, solleva interrogativi etici sulla sicurezza dei prodotti destinati a questa fascia di età», hanno affermato gli autori della revisione.

 

Secondo una revisione scientifica, i neonati potrebbero ingerire milioni di microplastiche e tracce di sostanze chimiche nocive attraverso il latte artificiale, i biberon di plastica e altri prodotti per l’alimentazione.

 

La revisione, pubblicata a settembre sulla rivista Environmental Science and Pollution Research, ha esaminato 27 studi su questi prodotti pubblicati nell’ultimo decennio.

 

I campioni mostrano tracce di minuscole particelle di plastica e sostanze chimiche interferenti endocrine, tra cui ftalati, bisfenoli, sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche ( PFAS o «sostanze chimiche eterne»), ritardanti di fiamma organofosforici e i loro sottoprodotti.

 

Nel complesso, i risultati mettono in luce un problema emergente con implicazioni «profonde» per la salute pubblica, hanno affermato gli autori.

 

«Questa revisione mette in luce l’esposizione quotidiana, inosservata e scarsamente regolamentata a diversi agenti chimici che si verifica oggi», hanno scritto.

 

«Il ritrovamento di particelle di plastica nel latte artificiale e nei biberon, ancor prima del loro primo utilizzo, solleva interrogativi etici sulla sicurezza dei prodotti destinati a questa fascia di popolazione».

 

Le quantità possono essere minime in termini di peso, ma queste esposizioni possono causare danni alla salute a lungo termine. Il consumo frequente di latte artificiale, soprattutto laddove l’allattamento al seno è limitato, accresce le preoccupazioni in merito all’esposizione.

 

Le microplastiche (MP, ovvero particelle di dimensioni inferiori a 5 millimetri) possono produrre molecole altamente reattive contenenti ossigeno, in grado di danneggiare le cellule. Studi dimostrano inoltre che le microplastiche possono danneggiare la mucosa intestinale o la flora batterica intestinale.

 

Nel frattempo, secondo gli autori, le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino possono interferire con la segnalazione ormonale e la regolazione energetica dell’organismo.

 

Sostanze chimiche come ftalati, bisfenolo A (BPA) e PFAS sono state collegate a esiti avversi della gravidanza, asma, malattie cardiovascolari, declino cognitivo, obesità e problemi di salute riproduttiva.

 

Recenti evidenze, ad esempio, suggeriscono che l’esposizione precoce ai PFAS può colpire bambini e adulti e che alcuni effetti avversi possono essere trasmessi alla generazione successiva.

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Come i neonati possono essere esposti a sostanze contaminanti

I neonati corrono rischi specifici a causa dell’esposizione a questi composti, poiché il loro organismo è ancora in fase di sviluppo e non è in grado di elaborare ed eliminare la maggior parte dei contaminanti con la stessa efficacia degli adulti. Inoltre, il loro sistema nervoso e ormonale sono più sensibili alle alterazioni del metabolismo e della regolazione ormonale.

 

La revisione descrive due principali vie di esposizione: le particelle di plastica rilasciate da bottiglie di plastica, utensili per l’alimentazione o imballaggi, e le sostanze chimiche che migrano dai materiali a contatto con gli alimenti nelle formule commerciali.

 

Uno studio ha stimato che i biberon in polipropilene possono rilasciare da 1,3 milioni a 16,2 milioni di particelle di microplastica per litro durante la preparazione convenzionale del latte artificiale. Un biberon da 4 once potrebbe contenerne quasi 2 milioni, secondo la revisione.

 

La revisione ha inoltre rilevato particelle di plastica in formule in polvere disponibili in commercio e sostanze chimiche nelle confezioni delle formule e negli alimenti solidi o semisolidi. Tra le sostanze segnalate figurano ftalati come il di(2-etilhexil) ftalato, BPA e ritardanti di fiamma organofosforici e i loro sottoprodotti.

 

L’esposizione può iniziare prima della nascita. La revisione ha individuato studi che hanno rilevato particelle di plastica o sostanze correlate nella placenta, nel latte materno e in altri campioni biologici, suggerendo che i neonati potrebbero entrare in contatto con contaminanti anche al di fuori del latte artificiale e del biberon. Il latte materno rimane l’alimento raccomandato per i neonati.

 

Un altro studio, pubblicato a ottobre, accresce le preoccupazioni relative alla possibile contaminazione da microplastiche dell’acqua potabile destinata a neonati e bambini piccoli.

 

I ricercatori hanno rilevato ripetutamente particelle di polipropilene di dimensioni comprese tra 20 e 50 micrometri nell’acqua proveniente da bicchieri di plastica con cannuccia, progettati per i bambini piccoli.

 

Hanno stimato che i bambini di età compresa tra 3 e 6 anni potrebbero ingerire 1,2 nanogrammi di polipropilene per chilogrammo di peso corporeo al giorno bevendo 100 sorsi da una bottiglia riutilizzabile in polipropilene. L’uso prolungato, la suzione e il mordere la cannuccia possono contribuire al rilascio di particelle.

Le sostanze chimiche contenute nella plastica possono danneggiare la salute intestinale e il sistema immunitario dei neonati.

Alcuni studi citati nella revisione di settembre hanno riportato associazioni tra l’esposizione a sostanze chimiche legate alla plastica e cambiamenti nell’organismo che possono influire sulla salute o sullo sviluppo del neonato.

 

Uno studio, ad esempio, ha rilevato una minore diversità batterica intestinale. Questi batteri contribuiscono ad allenare il sistema immunitario, proteggono dai microbi dannosi e favoriscono la digestione.

 

Un altro studio ha collegato l’uso di biberon di plastica a cambiamenti nei livelli di vitamine e minerali intestinali e di acidi grassi a catena corta. Questi composti contribuiscono a mantenere la salute dell’intestino, a sostenere il sistema immunitario e a regolare l’infiammazione.

 

Anche gli esperimenti sugli animali hanno riportato possibili effetti a lungo termine. In uno studio, i ricercatori hanno riscontrato alterazioni nei livelli ormonali e disfunzioni ovariche. Hanno inoltre segnalato effetti riproduttivi su diverse generazioni di cuccioli di topo esposti alle microplastiche.

 

Altri studi sugli animali hanno suggerito che le microplastiche potrebbero interferire con la digestione e l’assorbimento delle proteine ​​essenziali del latte. Queste proteine ​​contribuiscono a fornire i nutrienti necessari per la crescita e lo sviluppo.

 

«I risultati ottenuti dai modelli animali rafforzano la plausibilità biologica di potenziali effetti a lungo termine sulla salute; tuttavia, la loro applicabilità alle popolazioni umane rimane incerta», hanno scritto gli autori.

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Richieste di un migliore monitoraggio e di una maggiore regolamentazione dei prodotti per l’alimentazione infantile

La revisione presenta importanti limitazioni. I ricercatori hanno affermato di non aver valutato la qualità dei 27 studi. Le differenze nei metodi di analisi e nelle dimensioni dei campioni hanno reso difficile il confronto dei risultati. La maggior parte delle prove proveniva da studi osservazionali, esperimenti di laboratorio o studi su animali.

 

Resta ancora da stabilire in che quantità i neonati assorbano questi contaminanti, come reagisca il loro organismo e se l’esposizione abbia effetti duraturi sulla salute, avvertono gli autori. Il ritrovamento di contaminanti nei prodotti per l’infanzia non dimostra che questi causino malattie.

 

Inoltre, non esistono limiti internazionalmente riconosciuti per le microplastiche negli alimenti e le normative relative agli additivi chimici variano da regione a regione.

 

All’inizio di quest’anno, la Food and Drug Administration statunitense ha dichiarato che il latte artificiale per neonati rimane sicuro, dopo aver pubblicato i risultati del più grande test mai effettuato sul latte artificiale per la ricerca di contaminanti, tra cui metalli pesanti, pesticidi, ftalati e PFAS. I test non hanno incluso le microplastiche.

 

Gli autori raccomandano:

 

  • Migliore monitoraggio delle microplastiche e delle sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino nel latte artificiale, negli imballaggi e nei prodotti per l’alimentazione dei neonati.
  • Metodi di test coerenti.
  • Maggiori ricerche sull’esposizione nella prima infanzia.
  • Imballaggi più sicuri.
  • Limiti più severi per le sostanze chimiche che passano dagli imballaggi agli alimenti.

 

Proteggere la popolazione in via di sviluppo significa prevedere e controllare i fattori che potrebbero minacciare la salute», hanno scritto gli autori.

 

«Sebbene disponiamo solo di prove parziali, queste sono sufficienti a giustificare le reazioni degli enti regolatori, sanitari e di ricerca, rendendo necessaria l’istituzione di un sistema di sorveglianza tossicologica infantile che adotti misure concrete per affrontare questo problema».

 

Pamela Ferdinand

 

Originariamente pubblicato da US Right to Know. 

 

Pamela Ferdinand è una giornalista pluripremiata ed ex borsista del programma Knight Science Journalism del Massachusetts Institute of Technology, che si occupa dei fattori commerciali che influenzano la salute pubblica.

 

 

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