Economia

L’inflazione si sta spostando dal petrolio alla memoria RAM

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Samsung ha confermato un rialzo di quasi il 20% dei prezzi dei chip DRAM destinati alla produzione con contratti all’ingrosso per il terzo trimestre. Si tratta di un aumento significativo che, secondo le stime del sito cinese Yicai, si tradurrà in un incremento dei prezzi contrattuali tra il 13% e il 18% rispetto al secondo trimestre, portando i valori ai massimi storici.

 

L’impatto principale riguarda il lato dell’offerta e dei costi, poiché l’aumento renderà più costosi i componenti DRAM per i produttori di dispositivi elettronici.

 

Questo potrebbe comprimere i margini di profitto delle aziende che utilizzano questi chip o spingerle a trasferire parte dei costi sui prezzi finali dei prodotti. Sul fronte della domanda di consumo, l’incremento dovrebbe ridurla, con possibili effetti sui prezzi al dettaglio di smartphone, computer, server e altri dispositivi. Per quanto riguarda Samsung, si prevede una contrazione di circa l’11% su base annua delle spedizioni di smartphone, segnale di una possibile minore competitività o di una maggiore cautela da parte del mercato.

 

Nel complesso, la mossa rafforza la tendenza al rialzo dei prezzi dei DRAM, con effetti a catena su costi di produzione, prezzi al consumo e volumi di vendita.

 

L’impatto sarà più pronunciato per i segmenti sensibili ai prezzi come gli smartphone, mentre potrebbe essere parzialmente assorbito dai settori high-tech con maggiore potere di pricing. Se desideri un approfondimento su aspetti specifici, fornisci ulteriori dettagli.

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L’aumento record dei prezzi delle memorie RAM sta stravolgendo l’industria tech, compreso il gaming. La crisi riduce i margini di guadagno e costringe i colossi a scelte drastiche Valve fatica a fissare prezzi competitivi per la sua Steam Machine, lamentando il potere limitato sui fornitori Sony, invece, avendo già assicurato le scorte per Playstation, evita rincari immediati e punta a recuperare i margini sui servizi di rete.

 

L’esplosione dei prezzi delle memorie RAM è causata principalmente dal boom dell’Intelligenza Artificiale e dalla conseguente ristrutturazione del mercato globale dei semiconduttori.

 

Il fenomeno si articola in fattori ben precisi come la corsa alle memorie HBM per l’AI: i grandi data center e colossi tech (come OpenAI, Google e Microsoft) stanno acquistando enormi quantità di hardware per addestrare i modelli generativi. Le GPU dedicate all’AI utilizzano un tipo di memoria ad altissime prestazioni chiamata HBM (High Bandwidth Memory).

Vi è secondariamente il problema dei wafer: produrre 1 GB di memoria HBM consuma circa il triplo della capacità produttiva (in termini di wafer di silicio) rispetto a 1 GB di RAM DDR5 tradizionale.

 

Solo tre grandi aziende controllano quasi tutto il mercato mondiale dei chip di memoria: Samsung, SK Hynix e Micron. Poiché i margini di guadagno sulla tecnologia HBM per l’AI sono infinitamente più alti, tutti e tre i produttori hanno dirottato le proprie linee di assemblaggio verso il settore business. Di conseguenza, la produzione di RAM standard (DDR4 e DDR5) per PC, smartphone e console è stata drasticamente ridotta, innescando una grave carenza di scorte.

 

Alcune aziende hanno ridotto drasticamente il proprio impegno nel mercato al dettaglio. Ad esempio, Micron ha progressivamente abbandonato lo storico brand Crucial per focalizzarsi sui server aziendali.

La carenza strutturale ha spinto i produttori di computer e gli stessi consumatori a praticare il panic buying (acquisti preventivi dettati dal panico) e l’accumulo di scorte nel timore di ulteriori rincari, gonfiando artificialmente la domanda a fronte di un’offerta già dimezzata.

 

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Immagine di John R. Southern via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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