Misteri
Le indagini sull’Arca di Noè entrano in una nuova fase con le trivellazioni vicino all’Ararat
I ricercatori hanno iniziato a perforare una formazione rocciosa e minerale a forma di barca sulle montagne della Turchia orientale, che secondo alcuni sarebbe il luogo di riposo dell’Arca di Noè. Lo riporta LifeSite.
«Buongiorno dai confini esterni dell’arca di Noè», ha scritto martedì scorso su X Lauren Witzke, direttrice marketing e raccolta fondi del progetto e attivista cristiana, condividendo un video aereo delle trivellazioni sul sito della formazione di Durupinar. «Le trivellazioni sono iniziate e gli evoluzionisti del Big Bang sono già in modalità di contenimento dei danni».
La Witzke collabora con Noah’s Ark Scans, società che si definisce «l’unico team a eseguire scansioni sotterranee avanzate» del sito geologico.
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Secondo il gruppo di ricerca, «nelle prossime settimane è previsto un rapporto tecnico preliminare» che «classificherà le anomalie più significative, affinerà il quadro della geologia più profonda e individuerà con precisione le aree in cui le perforazioni mirate hanno le migliori possibilità di rispondere alla domanda centrale, passando così dal telerilevamento alle prove fisiche».
Il team sostiene che lo scopo del lavoro è «determinare se le prove fisiche possano reggere a un esame approfondito» e se esista una «spiegazione geologica puramente naturale» per la formazione a forma di arca.
La Witzke ha detto che l’iniziativa è stata approvata dal governo turco ed è supervisionata dalle università locali, con la partecipazione di «alcune delle menti più brillanti del mondo».
«Quando avremo finito, i programmi universitari dovranno essere riscritti e il darwinismo smantellato», ha dichiarato Witzke. «Questo è il luogo in cui la creazione ha avuto un nuovo inizio».
Good morning from the outer rims of Noah’s ark!
Core drilling has begun and the Big Bang Evolutionists are already on damage control mode.
No other study in the history of the Durupinar site has been conducted with official permits and oversight of Turkish Universities.… pic.twitter.com/rJn2z75JUZ
— Lauren Witzke (@LaurenWitzkeDE) September 21, 2026
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Nel 1959 un capitano dell’esercito turco individuò una grande formazione a forma di barca incastonata nel terreno a circa 18 miglia a sud del monte Ararat, luogo che, secondo le Sacre Scritture, coincide con il punto in cui si posò l’Arca di Noè. Il libro della Genesi afferma: «L’arca si posò sui monti dell’Ararat» (Gen 8, 4).
I ricercatori hanno poi osservato che la lunghezza della formazione corrisponde esattamente a quella dell’Arca descritta nella Genesi: 300 cubiti, ossia 515 piedi.
Andrew Jones, ricercatore di Noah’s Ark Scans, ha detto a GB News all’inizio di quest’anno che scansioni radar relativamente recenti hanno mostrato cavità parallele sotto la formazione, disposte come i corridoi di una nave. «La cosa interessante è che questi vuoti si allineano sotto terra, e non sono casuali», ha affermato.
Secondo il New York Post, questi «corridoi» conducono a una cavità centrale che Jones chiama «l’atrio».
Inoltre le immagini termiche mostrano uno «scafo a forma di nave ancora conservato in profondità nel terreno», ha detto Jones a GB News. «Abbiamo un team che sta progettando un dispositivo robotico telecomandato che potrebbe scendere all’interno dei fori ed esplorare i tunnel».
Il team di Noah’s Ark Scans ha indicato quella che, a suo dire, è un’ulteriore prova che la formazione a forma di barca segni il luogo di riposo dell’Arca. I campioni di terreno prelevati all’interno della struttura mostrano una quantità di materia organica tre volte superiore e un contenuto di potassio più alto del 38% rispetto all’esterno.
«Questi cambiamenti sono coerenti con il processo di decomposizione del legno», ha affermato il gruppo di ricerca.
La ricerca dell’arca di Noè ha una storia lunga quasi duemila anni. Già lo storico Giuseppe Flavio, nel I secolo, ricordava che i resti dell’imbarcazione erano mostrati in Armenia, e altri autori antichi e medievali, tra cui Marco Polo, ne parlarono come di una meta di pellegrinaggio.
Il monte Ararat, in Turchia orientale, divenne il luogo per eccellenza della tradizione. Nell’Ottocento e nel Novecento si moltiplicarono le spedizioni: nel 1949 e negli anni Sessanta furono organizzate esplorazioni con fotografie aeree, mentre l’esploratore Fernand Navarra sostenne nel 1955 di aver recuperato legno antico dal ghiacciaio.
Negli anni Settanta e Ottanta il sito di Durupınar attirò l’attenzione di Ron Wyatt, che vi vide la forma di uno scafo. Le analisi geologiche hanno però indicato formazioni naturali, e nessuna prova archeologica ha mai confermato il ritrovamento. Nel 2010 un gruppo cristiano cinese-turco annunciò di aver trovato l’arca, ma l’annuncio fu smentito da diversi esperti. Oggi la ricerca continua, mentre gli studiosi ricordano che il racconto biblico è presente anche in altre antiche tradizioni mesopotamiche sul diluvio, come visibile nel poema epico scritta in accadico nella Babilonia del XIX secolo a.C L’epopea di Gilgamescio.
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Immagine da Twitter