Droga

Le droghe che governano il mondo

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Il 26 giugno 2026 l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ha presentato a Vienna il suo rapporto annuale. Nel 2024 hanno usato droghe illegali 331 milioni di persone, il 6,2% della popolazione mondiale tra i 15 e i 64 anni, contro il 5,2% di dieci anni prima. È un record assoluto. La direttrice esecutiva Monica Juma ha parlato di un’impennata senza precedenti di nuove sostanze, alcune «più potenti o pericolose di prima».

 

Eppure quel numero racconta solo una parte della storia. Le Nazioni Unite contano soltanto le sostanze proibite: restano fuori il caffè, il tè, la birra, il vino, la sigaretta. Se si mettono tutte insieme, legali e illegali, la classifica delle droghe più usate dall’umanità si capovolge. Le sostanze più diffuse sono proprio quelle che compriamo al bar o dal tabaccaio, con lo Stato che incassa le accise.

 

L’etnobotanico italiano Giorgio Samorini ha raccolto in uno studio le datazioni archeologiche più antiche per ciascuna pianta inebriante. Il primato spetta all’alcol. In una grotta del Monte Carmelo in Israele i granuli d’amido rimasti sugli utensili mostrano le deformazioni tipiche della fabbricazione della birra: l’uomo si ubriaca da almeno 13.000 anni.

Le altre seguono a distanza. La cannabis compare in Giappone su frammenti di ceramica dell’8200 avanti Cristo. Le foglie di coca sono documentate nel pavimento di una casa del Perù settentrionale intorno al 6000 a.C. Il papavero da oppio sarebbe addirittura nato in Italia: in un villaggio neolitico vicino a Roma sono state trovate forme intermedie tra il papavero selvatico e quello narcotico, selezionate intorno al 5600 a.C. Il tè risale al 3500 a.C. nella provincia cinese dello Zhejiang.

 

Le due grandi droghe legali dei nostri giorni sono arrivate tardi sulla scena globale. Il caffè si diffonde dallo Yemen nel Quattrocento, raggiunge Costantinopoli poi l’Europa. La prima bottega del caffè dell’Occidente apre a Venezia nel 1683 sotto i portici di Piazza San Marco. Il tabacco, fumato da millenni nelle Americhe, sbarca in Europa dopo i viaggi di Cristoforo Colombo (1451-1506). La nicotina deve il nome a Jean Nicot (1530-1600), l’ambasciatore francese che portò la pianta alla corte di Caterina de’ Medici (1519-1589). Il fumo diventa però un consumo di massa soltanto dal Settecento.

 

Il vero salto arriva con la chimica dell’Ottocento. Nel 1804 il farmacista tedesco Friedrich Sertürner (1783-1841) isola la morfina dall’oppio. Nel 1860 Albert Niemann (1834-1861) ricava la cocaina dalla foglia di coca. Nel 1898 la Bayer mette in commercio l’eroina come sciroppo per la tosse. Le piante che gli sciamani usavano a piccole dosi diventano polveri purissime prodotte in fabbrica.

 

Volendo costruire una classifica, sulla vetta più alta del mondo c’è la caffeina, la sostanza psicoattiva più consumata del pianeta. Ogni giorno nel mondo si bevono circa 3,1 miliardi di tazzine di caffè, senza contare il tè, le bibite alla cola o gli energy drink.

 

Al secondo posto c’è l’alcol. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel 2019 beveva più della metà degli uomini adulti del pianeta insieme a oltre un terzo delle donne: ben più di due miliardi di persone. Circa 400 milioni di loro convivono con un disturbo da uso di alcol, 209 milioni sono dipendenti. Terzo è il tabacco, che conta ancora oltre 1,3 miliardi di consumatori anche se la quota scende da un quarto di secolo: nel 2000 lo usava un adulto su tre, oggi uno su cinque.

 

Solo dopo arrivano le droghe proibite. La cannabis ha 256 milioni di consumatori, cresciuti del 40% in dieci anni. Seguono gli oppiacei con 63 milioni, le anfetamine con 32 milioni, la cocaina con 25 milioni, l’ecstasy con 21 milioni. La somma supera i 331 milioni del totale perché molti consumatori usano più di una sostanza. Tutte le sostanze illegali messe insieme raccolgono appena un quarto dei consumatori di tabacco.

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Anche sul piano del denaro le droghe legali stravincono. L’alcol muove circa 1.900 miliardi di dollari l’anno, circa quattro quinti del prodotto interno lordo italiano. Segue il tabacco con 926 miliardi di dollari nel 2025. Il caffè secondo la FAO genera un giro d’affari superiore ai 200 miliardi di dollari, dando da vivere a circa 25 milioni di agricoltori.

 

Il narcotraffico gioca nella stessa categoria del tabacco. Secondo la stima più recente, pubblicata nell’ottobre 2025 da un centro studi di Washington, nel 2024 il traffico di droga valeva tra 840 e 1.440 miliardi di dollari. È il terzo mercato criminale del pianeta dopo la criminalità informatica e la contraffazione, oltre un decimo del giro d’affari di tutto il crimine transnazionale.

 

Due terzi del valore vengono dalla cannabis, che da sola rappresenta anche l’82% delle droghe sequestrate. La cocaina vale invece un quarto del mercato pur pesando appena l’8% dei sequestri: a parità di peso vale molto di più. Il resto si divide tra oppioidi con il 4%, anfetamine con il 2% e nuove sostanze psicoattive con circa l’1%.

 

Il tabacco uccide ogni anno più di 8 milioni di persone, senza contare 1,2 milioni di vittime del fumo passivo. L’alcol ne uccide 2,6 milioni, il 4,7% di tutti i decessi del pianeta. Tutte le altre droghe psicoattive messe insieme ne causano 600.000. Le due sostanze vendute con licenza dello Stato fanno dunque quasi diciotto volte i morti di quelle contro cui si combatte da mezzo secolo una guerra planetaria.

 

In quarant’anni gli Stati Uniti hanno attraversato due epidemie che mostrano come nasce una droga di massa. La prima arriva negli anni Ottanta. Secondo la DEA il crack, cocaina cotta con il bicarbonato per essere fumata, compare nel 1981 a Los Angeles, San Diego e Houston. Nel 1986 è segnalato in 28 Stati, nel 1988 in quasi tutto il Paese: una dose costa 10 dollari contro i 100 di un grammo di cocaina in polvere. Nei pronto soccorso i casi legati alla cocaina passano da 8.201 nel 1984 a 32.776 nel 1987. Tra chi l’aveva fumata tre pazienti su quattro erano neri.

 

Nel 1986 il Congresso approva una legge che punisce il crack cento volte più della cocaina in polvere. Gli arresti per droga salgono da 937.400 nel 1987 a 1.361.700 nel 1989. Il consumo poi cala senza scomparire: nel 2024 lo hanno usato 749.000 americani secondo l’indagine federale annuale. Solo nel 2010 il rapporto tra le pene scende a 18 a 1.

 

Nel 1996 il giornalista Gary Webb (1955-2004) collegò l’arrivo del crack a Los Angeles alla rete di trafficanti nicaraguensi che finanziava i Contras, in una serie di articoli intitolata Dark Alliance poi diventata un libro. Le sue conclusioni furono contestate dalla grande stampa oltre che da due inchieste federali. Morì nel 2004 con due colpi di pistola alla testa, un bizzarro caso archiviato come suicidio.

 

La seconda arriva negli anni Novanta, questa volta dalle farmacie: negli Stati Uniti la chiamano opioid crisis. Nel 1996 la Purdue Pharma della famiglia Sackler lancia l’OxyContin, un antidolorifico a base di ossicodone presentato ai medici come poco capace di creare dipendenza. La campagna per farlo prescrivere su larga scala le frutterà circa 30 miliardi di dollari.

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Dalle pillole si passa all’eroina di strada, poi al fentanyl: un oppioide sintetico circa 50 volte più potente dell’eroina, prodotto nei laboratori clandestini messicani con precursori chimici cinesi.

 

Dal 1999 oltre un milione di americani sono morti per overdose da oppioidi. I decessi per overdose hanno toccato il picco di 112.000 nel 2022 per scendere a 80.391 nel 2024, il calo più forte mai registrato. La Purdue si è dichiarata colpevole due volte, nel 2007 poi nel 2020. I Sackler non hanno mai ammesso illeciti: nel 2025 hanno chiuso le cause civili con un accordo da 7,4 miliardi di dollari, contro i circa 12 miliardi ricavati dalla famiglia tra il 1995 e il 2017.

 

Oggi l’America mostra due movimenti opposti. Il primo riguarda i numeri. Nel 2024 la cannabis è stata usata da 64,2 milioni di americani, 2,4 milioni in più dell’anno prima secondo l’indagine federale. Tra i 19 e i 30 anni la usa ogni giorno un giovane su dieci, il livello più alto mai registrato. Da cinque anni crescono anche gli allucinogeni come l’LSD o i funghi a base di psilocibina, mentre calano cocaina, crack, oppioidi da prescrizione.

 

Il secondo movimento riguarda la chimica. Nel maggio 2026 la DEA ha avvertito che il fentanyl venduto per strada è sempre più spesso mescolato con sostanze nuove. La medetomidina è un sedativo veterinario fino a 300 volte più potente della xilazina. I nitazeni sono oppioidi sintetici spediti per posta dalla Cina in piccole quantità: dal 2020 ne sono stati identificati 22 tipi diversi. La cicloclorfina, circa dieci volte più potente del fentanyl, non compare nei normali test ospedalieri. Chi le assume di solito non sa di averle comprate.

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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