Spirito
L’apertura mentale di un oppositore delle consacrazioni episcopali FSSPX
Nel numero del 27 maggio 2026 di La Vie, padre Benoist de Sinety attacca le consacrazioni episcopali di Ecône, in un franglais informale … per sembrare giovane.
Sotto un titolo allitterativo che mira all’audacia: «Nuove consacrazioni alla Fraternità San Pio X: sacro fallimento…», l’ex vicario generale dell’arcidiocesi di Parigi scrive: «la caratteristica della comunicazione moderna è sempre più quella di dire qualsiasi cosa con sicurezza e veemenza senza curarsi di chi ci crederà, certi che gli slogan resteranno».
«Un capolavoro di questo cinismo si può ammirare nel luogo delle future consacrazioni dei vescovi lefebvristi a Écône. Gli organizzatori dell’evento hanno scelto di farne uno spettacolo al cui confronto impallidisce persino l’incoronazione di Carlo III!»
È ironico vedere padre de Sinety denunciare una cerimonia che per lui non è altro che uno spettacolo, se ricordiamo che il 9 dicembre 2017, in occasione dei funerali nazionali di Johnny Hallyday, trasformò la chiesa della Madeleine a Parigi in un santuario mediatico.
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Quel giorno, davanti a telecamere provenienti da tutto il mondo, sotto gli occhi dell’intera élite politica e artistica parigina, con l’ausilio di maxi-schermi, celebrò il defunto «idolo della gioventù»: «Entra nella luce, Johnny Hallyday, una luce, un fuoco che non si spegne mai», dichiarò con un’orazione che fa impallidire le elogi funebri di Bossuet.
Inoltre, e con maggiore veemenza, padre de Sinety brandì la minaccia di uno scisma che, a suo dire, non era tanto religioso quanto politico: «la rottura è una scelta politica che da tempo si maschera da motivazioni spirituali, conducendo le folle su sentieri senza orizzonte».
Secondo padre de Sinety, il pericolo che la Chiesa si trova ad affrontare oggi non è il declino della pratica religiosa né il crollo delle vocazioni, bensì il «cristianesimo identitario», ovvero queste nuove generazioni che riscoprono i pellegrinaggi, la liturgia tradizionale, i dogmi e la morale cattolica, le radici cristiane della Francia.
Non gli viene in mente che questi giovani cattolici potrebbero essere legittimamente preoccupati per una civiltà sradicata, una società de-cristianizzata. Le 160 pagine del suo ultimo libro, La causa di Cristo: Il Vangelo contro l’identità cristiana (Grasset, 2026), si possono riassumere in quattro parole: «l’identità cristiana, ecco il nemico!».
Padre de Sinety ritiene certamente che l’identità cristiana non sia abbastanza rock ‘n’ roll . Vuole piacere al mondo moderno, quindi adatta il messaggio del Vangelo e adotta il discorso dominante. Vede il dogma come una forma rigida di politica identitaria e preferisce gli idoli del momento.
Seguire gli idoli, rifiutare i dogmi: Chesterton non lo considerava un progresso, bensì una regressione intellettuale, un ritorno al regno vegetale, all’«inconsapevolezza dell’erba», come disse, osservando giustamente: «gli alberi non hanno dogmi. Le rape sono singolarmente di ampie vedute». (…)
Padre Alain Lorans
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia