Spirito
La FSSPX è ormai «praticamente un’altra setta protestante»: parla, senza vergogna, un vescovo USA
Monsignor Thomas Paprocki, vescovo di Springfield (che non è la città immaginaria de I Simpsons ma la capitale dello Stato dell’Illinois) ha definito la Fraternità di San Pio X «un’altra setta protestante» in un video rivolto alla sua diocesi la scorsa settimana, in risposta alla consacrazione da parte dell’ordine di quattro nuovi vescovi senza mandato papale all’inizio di questo mese.
Nel video, pubblicato il 13 luglio e intitolato «Il problema principale della Fraternità Sacerdotale San Pio X», Paprocki ha rilevato che, poco prima delle consacrazioni, la Fraternità aveva diffuso una professione di fede di 154 punti a papa Leone XIV e ai cardinali di tutto il mondo, contenente dure critiche al Concilio Vaticano II e alle riforme post-conciliari. Il vescovo ha sostenuto che, poiché la Fraternità rifiuta alcuni insegnamenti del Concilio e ha disobbedito al pontefice compiendo le consacrazioni, essa è «essenzialmente un’altra setta protestante».
«Disobbedendo al papa e rifiutando gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, la Fraternità Sacerdotale San Pio X è ormai diventata sostanzialmente un’altra setta protestante che crede di avere ragione e che il papa abbia torto», ha affermato il Paprocki nel video.
La questione dell’accettazione di ciascun documento del Concilio Vaticano II era stata un punto critico tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e il Vaticano prima delle consacrazioni del 1° luglio.
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All’orecchio dell’ascoltatore tali affermazioni possono apparire grandemente grottesche, se non di estrema buffoneria.
Perché, primum, negli USA, Paese creato dai protestanti (cioè, dai massoni), l’episcopato cattolico difficilmente ha parole di riserve verso la confessione luterana che, pure nella sua rarefazione autodissolvente, è teoricamente maggioritaria. «Da quando abbiamo problemi con i protestanti?» ha scherzato Michael Matt, editore della storica rivista cattolica tradizionalista statunitense The Remnant. Si tratta di qualcosa che è possibile definire come la «vergogna cattolica» americana, dove le istituzioni ecclesiastiche (a grande differenza del popolo) hanno sempre trattato con estrema delicatezza il contesto eretico statunitense, imbarazzandosi dinanzi all’imperativo di conversione dettato da Nostro Signore Gesù Cristo.
In secondo luogo, fa sorridere che ad accusare la FSSPX – cioè la Chiesa cattolica che vuole rimanere cattolica – sia uno che fa dire una messa che è in tutto è per tutto un rito para-luterano, con la programmatica, automatica svalutazione sacrilega della Santa Eucarestia, servita in mano e in piedi magari nemmeno dal sacerdote, ma da «amazzoni eucaristiche» o da persone di passaggio.
Perfino un bambino, e possiamo citare casi precisi, si accorge che si tratta di un modo di negare la presenza reale di Nostro Signore nella Santa Comunione. Di conseguenza, si ottiene il grande desiderio del porcus saxoniae Martin Lutero, che è quello di negare l’Eucarestia – e quindi, con essa, il sacro in generale.
A monsignor Paprocki vorremmo consigliare, con pietà filiale, di tacere. E pentirsi. E magari, se ci riesce, di convertirsi alla religione che dice di professare, percependo pure un salario.
Per l’intanto: vergogna, monsignore.
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Immagine screenshot da YouTube
