Gravidanza

Il paracetamolo in gravidanza può causare alterazioni agli organi riproduttivi nelle bambine: studio.

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Uno studio condotto presso l’Ospedale Universitario di Copenaghen, in Danimarca, indica che l’esposizione prenatale al paracetamolo potrebbe influire sulla riproduzione femminile. Servirebbero ulteriori ricerche, compresi studi più ampi, per definire le implicazioni cliniche sulla riproduzione futura.

 

Gli autori dello studio hanno sottolineato che il loro è «il primo studio sull’uomo specificamente progettato per indagare se l’esposizione prenatale al paracetamolo sia associata a marcatori dello sviluppo ovarico nelle figlie».

 

Lo studio COPANA, realizzato da marzo 2020 a novembre 2022, ha coinvolto 685 «donne sane di origine caucasica in gravidanza singola» nel primo trimestre di gestazione. Di queste, «302 neonate sono state esaminate durante il follow-up».

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«L’esposizione fetale precoce è stata associata a una riduzione del volume ovarico (−0,11 cm³, IC 95% da −0,19 a −0,03) e a una riduzione del volume uterino (−0,18 cm³, da −0,35 a −0,01), mentre l’esposizione fetale medio-tardiva è stata associata a un minor numero di follicoli ovarici (−1,05 follicoli, da −1,71 a −0,39) rispetto alle ragazze non esposte» scrivono gli autori dello studio..

 

Lo studio ha rilevato che le ragazze esposte al paracetamolo nell’utero presentavano, in media, un volume ovarico inferiore del 40%, un volume uterino inferiore del 13% e il 23% in meno di follicoli ovarici (le strutture che contengono gli ovuli immaturi) rispetto alle ragazze le cui madri non avevano assunto paracetamolo durante la gravidanza. Inoltre, mostravano livelli più bassi di un ormone (AMH/ormone antimulleriano) legato alla riserva ovarica, ha riportato la CNN, che scrive che sebbene «questo studio abbia catturato solo un’istantanea in un dato momento» e che «i ricercatori non abbiano seguito le ragazze a lungo termine per determinarne la fertilità futura», i dati si estendono all’adolescenza.

 

I ricercatori hanno inoltre analizzato i dati di 1.210 ragazze appartenenti alla coorte madre-bambino di Copenaghen, seguite dalla prima infanzia all’adolescenza; le loro madri avevano riferito di aver assunto paracetamolo durante il terzo trimestre di gravidanza.

 

Questi dati hanno dimostrato che l’esposizione fetale al paracetamolo era associata a ovaie di dimensioni ridotte durante l’adolescenza e a uteri più piccoli durante la pubertà.

 

Mancano dati relativi al periodo successivo all’adolescenza, il che richiede ulteriori studi di follow-up e ricerche su campioni più ampi.

 

Tuttavia, prima di qualsiasi studio sugli esseri umani, gli studi sugli animali relativi al farmaco avevano prodotto risultati simili. I ricercatori hanno sottolineato che, «sebbene questo studio non possa dimostrare che il paracetamolo abbia causato direttamente queste differenze, i risultati sono coerenti con quelli degli studi sugli animali».

 

Gli autori dello studio hanno inoltre precisato che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le implicazioni dei risultati ottenuti, scrivendo: «Non è ancora chiaro se queste differenze riscontrate nella prima fase della vita abbiano una rilevanza clinica a lungo termine, compresi gli effetti sulla durata della vita riproduttiva, e ciò richiede analisi in studi con un follow-up più lungo».

 

Fino a quando non saranno completate ulteriori ricerche, le implicazioni a lungo termine dell’uso prenatale del paracetamolo sulla fertilità femminile restano sconosciute. Al momento, le donne in gravidanza hanno poche alternative quando si ammalano o hanno la febbre abbastanza grave da richiedere una terapia farmacologica.

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La dottoressa Margit Bistrup Fischer, coautrice dello studio, ha dichiarato alla CNN che l’assunzione del farmaco è in definitiva «un argomento di cui, come società, dobbiamo parlare e su cui dobbiamo informare maggiormente le donne incinte, affinché possano prendere una decisione consapevole».

 

Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi, dopo le esternazioni del segretario della Salute statunitense Roberto Kennedy, erano state avanzate, con tanto di studi, correlazioni tra l’uso del paracetamolo e l’autismo, di cui le grandi farmaceutica e le stesse agenzie regolatrici americane sarebbero state a conoscenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, i danni alla fertilità delle figlie femmine causate dall’assunzione di paracetamolo erano stati suggeriti da una ricerca su ratti e topi ancora sette anni fa.

 

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Immagine di Austin Kirk via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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