Spirito
Gli stemmi e i motti dei futuri vescovi FSSPX
A pochi giorni dalle consacrazioni episcopali del 1º luglio 2026 a Écône, vengono presentati gli stemmi episcopali dei quattro futuri vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, accompagnati dalla spiegazione dei loro principali elementi e del loro motto.
Sua Eccellenza Monsignor Pascal Schreiber

Blasonatura (descrizione dello scudo)
Lo scudo è inquartato (diviso in quattro quarti distinti):
Primo quarto (in alto a sinistra): di nero. Vi appare il volto trionfante di Gesù Cristo, Re dell’Universo, coronato d’oro, circondato da un nimbo e da raggi fiammeggianti, secondo la visione di san Nicola della Flüe.
Secondo e terzo quarto (in alto a destra e in basso a sinistra): identici, di rosso. Ciascuno è caricato da un leone rampante d’oro tenente nella zampa destra una penna d’oro.
Quarto quarto (in basso a destra): di nero, caricato da una stella d’oro a otto raggi.
Spiegazione
La divisione dello stemma in quattro parti deriva da una lunga tradizione dell’area germanofona.
Nel primo quarto si trova la parte centrale del Quadro di Meditazione di san Nicola della Flüe, patrono della Confederazione Svizzera, chiamato anche «Padre della Patria» (Martirologio Romano, 21 marzo). Questo santo è all’origine della vocazione sacerdotale del vescovo.
In questa visione, il volto rappresentato simboleggia ora la Divinità indivisa, ora il Verbo di Dio incarnato, ora un osservatore umano. Il volto è circondato da sei raggi. Tre partono dal volto stesso: uno dall’orecchio (Dio sa tutto), uno dall’occhio (Dio vede tutto, nulla gli è nascosto), l’ultimo dalla bocca (da Lui procede ogni sapienza); gli altri tre provengono dall’esterno e raggiungono il nimbo, per mostrare che il credente, attraverso un’assidua riflessione, può giungere a una conoscenza profonda della Divinità insondabile.
Il secondo e il terzo quarto riprendono l’arma della famiglia Schreiber. Il leone simboleggia tradizionalmente il coraggio, la forza e la regalità, mentre la penna richiama il significato del cognome Schreiber («scrittore») e stabilendo il valore del lavoro della scrittura.
Nel quarto quarto compare una stella che rappresenta sia il Salvatore – «Una stella spunta da Giacobbe» (Nm 24,17), «Io sono la stella radiosa del mattino» (Ap 22,16) – sia la Vergine Maria – «Stella Maris», «Stella Matutina» – creando così un legame con il motto.
La stella simboleggia inoltre san Nicola. Il santo eremita confessò che, mentre si trovava ancora nel seno materno, vide nel cielo una stella che illuminava il mondo intero. E dal suo eremo di Ranft vedeva continuamente nel cielo una stella che gli somigliava.
Infine, lo stemma porta i tre colori della bandiera tedesca: nero, rosso e oro, richiamando il Paese in cui si trova il seminario di Zaitzkofen.
Motto: VIRGO FIDELIS
Il motto è di ispirazione mariana e proviene dalle Litanie Lauretane: «Virgo fidelis», o Vergine fedele.
Maria è la figlia fedele del Padre celeste, la madre fedele del Figlio divino e la sposa fedele dello Spirito Santo. Ella deve anche aiutarci a rimanere fedeli a Dio.
Questo titolo della Beatissima Vergine Maria era particolarmente caro al nostro Fondatore, Mons. Marcel Lefebvre, che lo inserì negli Statuti della Fraternità Sacerdotale San Pio X:
«Gli impegni sono rinnovati da tutti i membri ogni anno nella festa dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre. […] In questo giorno di benedizione, tutti i membri chiedano alla Vergine fedele la grazia della fedeltà ai propri impegni e la grazia della perfetta unità nella carità per tutta la Fraternità».
Il riferimento alla Vergine Maria mette inoltre in risalto le virtù della fortezza e della purezza, in un’epoca in cui esse sono così duramente attaccate.
«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).
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Sua Eccellenza Monsignor Michael Goldade

Blasonatura (descrizione dello scudo)
Campo (sfondo): d’azzurro.
Bordura: ornata da un tralcio composto da dodici spighe di grano d’oro (sei per lato), unite da steli intrecciati.
Cuore dello scudo (scudetto centrale): uno scudetto d’oro caricato, da un Cuore di Vandea di rosso, formato da due cuori intrecciati, sormontati da una corona e da una croce.
Spiegazione
Le dodici spighe di grano sono ricche di significato e di simbolismo.
Sul piano personale, le spighe evocano sia il luogo d’origine del vescovo – Our Lady of the Prairies, nel Dakota del Nord – sia il luogo in cui è cresciuto – St. Marys, nel Kansas. Entrambi gli Stati sono noti per la loro agricoltura e figurano tra i maggiori produttori di grano degli Stati Uniti. Il numero dodici rimanda inoltre ai dodici membri della sua famiglia.
Sia il numero dodici sia le spighe ricorrono frequentemente nella Sacra Scrittura. Esse ricordano la storia del patriarca Giuseppe dell’Antico Testamento, uno dei dodici figli di Giacobbe, custode del grano d’Egitto. Egli fu così figura profetica di san Giuseppe, padre putativo del Bambino Gesù, Pane della Vita. Lo stesso san Giuseppe è anche patrono della Chiesa universale e custode delle vocazioni.
Il grano è inoltre simbolo della Santissima Eucaristia e del santo Sacrificio della Messa, che costituiscono il cuore della Fraternità San Pio X. Il numero dodici, numero della pienezza, corrisponde al numero delle ceste che raccolsero gli avanzi della moltiplicazione dei pani e rimanda altresì agli Apostoli, colonne della Chiesa.
Il campo d’azzurro nel quale è posto lo scudetto d’oro è un omaggio alla Santissima Vergine Maria, campo verginale dal quale è uscito il Pane della Vita; l’oro dello scudetto designa la divinità del Bambino portato da Nostra Signora. È anche un’allusione all’oro evocato dal nome Goldade.
Il simbolo dei due Cuori coronati corrisponde alla principale devozione della famiglia Goldade ai Sacratissimi Cuori di Gesù e di Maria e rappresenta naturalmente l’arma della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Questo simbolo è strettamente legato al motto.
Motto: ADEAMUS CUM FIDUCIA
Questo motto è tratto da san Paolo:
«Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia per un aiuto opportuno» (Eb 4,16).
Sono anche le prime parole dell’Introito della Messa del Cuore Immacolato di Maria (22 agosto).
Si tratta di un atto di fede e di assoluta fiducia nella Beatissima Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie, alla quale suo Figlio non rifiuta nulla.
«La ragione della mia speranza è Maria!» (san Bernardo).
La Vergine è designata con il titolo di «Trono della Grazia», poiché la Sapienza eterna, sorgente di ogni grazia, ha voluto riposare in Lei e regnare per mezzo di Lei.
Questa preghiera richiama inoltre l’inizio della santa Messa, evocato dalle spighe:
«Salirò all’altare di Dio…» (Sal 42).
Per mezzo dei Cuori uniti di Gesù e di Maria, e di tutte le grazie che ci vengono dal santo Sacrificio della Messa, abbiamo la certezza dell’aiuto divino in tutte le circostanze della nostra vita.
«Nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24).
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Sua Eccellenza Monsignor Michel Poinsinet de Sivry

Blasonatura (descrizione dello scudo)
Lo scudo è troncato (diviso orizzontalmente in due parti uguali):
Capo (parte superiore): di rosso, caricato da una spada d’argento guarnita d’oro, posta in banda, sulla quale è posta una palma d’oro in sbarra.
Punta (parte inferiore): d’azzurro, caricata da un cigno d’argento, imbeccato d’oro, nuotante su onde dello stesso metallo poste nella parte inferiore dello scudo.
Spiegazione
Nella parte superiore, due emblemi illustrano il motto:
La spada significa il combattimento che la Chiesa, attraverso i suoi membri, deve sostenere per estendere il trionfo di Nostro Signore sul mondo e sul peccato mediante l’applicazione dei frutti della sua Redenzione. La spada è anche la parola di Dio:
«Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (Ef 6,17).
Questa parola tagliente è la risposta alle massime del mondo.
La palma simboleggia la vittoria della Chiesa già quaggiù, personificata dai testimoni della fede e dai suoi martiri. Essa esprime la gioia e il trionfo che derivano da tale vittoria.
Nella parte inferiore si trova il cigno, tratto dall’arma di famiglia, simbolo di fedeltà (il cigno rimane sempre fedele al proprio compagno) e di purezza (per il suo colore bianco), due qualità inerenti alla virtù della fede.
Motto: FIDES VINCIT MUNDUM
Queste parole sono tratte dalla Prima Lettera di san Giovanni:
«Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Gv 5,4).
Esse ricordano il trionfo di Nostro Signore Gesù Cristo su questo mondo che non ha voluto accoglierlo.
«Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).
È la fede in Nostro Signore che ci associa a questa vittoria.
Ci ricordano inoltre che la Chiesa è quaggiù la Chiesa militante:
«La vita dell’uomo sulla terra è una lotta» (Gb 7,1).
In questo motto troviamo dunque espressa la lotta tra le «Due Città» (sant’Agostino) o i «Due Stendardi» (sant’Ignazio), e la certezza della vittoria di Nostro Signore.
È quindi un appello alla speranza in questi tempi travagliati che la Chiesa sta vivendo, un’eco della storia particolare della Fraternità e della sua missione provvidenziale.
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Sua Eccellenza Monsignor Marc Hanappier

Blasonatura (descrizione dello scudo)
Lo scudo è composto da un unico campo:
Campo (sfondo): d’azzurro.
Figura centrale: un Agnello Pasquale (Agnus Dei) d’argento. L’agnello è rappresentato passante, con la testa nimbata d’oro e segnata da una croce di rosso. Porta un’asta crociata d’oro alla quale è fissato uno stendardo d’argento caricato da una croce di rosso (l’orifiamma della Risurrezione). Dal suo petto sgorga un flusso di sangue di rosso che si versa in un calice d’oro posto ai suoi piedi.
Accompagnamento: l’agnello è accompagnato da tre gigli d’argento, disposti due nel capo e uno nella punta.
Spiegazione
L’Agnello vittorioso è quello dell’Apocalisse, del quale gli angeli e i santi cantano la vittoria in Cielo:
«L’Agnello che è stato immolato è degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la benedizione!» (Ap 5,12).
Questo è anche l’Introito della Messa di Cristo Re.
Glorificare l’Agnello immolato per la nostra salvezza, il cui Sangue è la nostra vita: questo è il fine della Chiesa. Quel Sangue è raccolto nel calice della salvezza e comunicato alle anime come vera bevanda per purificarle e fortificarle.
I gigli sono un simbolo di regalità e accompagnano l’Agnello.
Essi rappresentano anche la purezza immacolata della Vergine Maria:
«Come un giglio tra i rovi, così l’amica mia tra le fanciulle» (Ct 2,2).
Sul fondo azzurro essi sono anche un simbolo della Francia. Sono tre, come nello stemma della città di Versailles, dove risiede la famiglia Hanappier.
Motto: DIGNUS EST AGNUS
San Giovanni Battista rese testimonianza:
«Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1,36),
e questa testimonianza suscitò la vocazione dei primi due Apostoli, Giovanni e Andrea. L’Agnello di Dio attira le vocazioni.
Nell’Apocalisse l’Agnello appare:
«in piedi, come immolato» (Ap 5,6).
Nostro Signore Gesù Cristo è al tempo stesso il Sommo Sacerdote del Nuovo Testamento e la Vittima di soave odore offerta al Padre. Questo simbolo evoca il sacerdozio e il santo Sacrificio della Messa, durante il quale si prega questo Agnello, «che toglie i peccati del mondo», di «avere pietà di noi» e di «donarci la pace».
Nel versetto seguente dello stesso capitolo, l’Agnello riceve il libro:
«scritto all’interno e all’esterno, sigillato con sette sigilli»,
che soltanto Lui può aprire. Questa è la chiave di tutta la storia del mondo: Nostro Signore Gesù Cristo è il centro della storia – «a Lui appartengono i tempi» (benedizione del cero pasquale); nulla, nessuno e nessun gruppo umano, in nessuna epoca, può dirsi indipendente da Lui, e il mistero del male nella storia del mondo può essere compreso soltanto alla luce della Croce, del sacrificio dell’Agnello, al di fuori del quale non c’è salvezza.
Sì, Egli è veramente:
«degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la benedizione!» (Ap 5,12).
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News