Alimentazione
Gli alimenti ultra-processati aumentano il rischio di demenza
Secondo un recente studio, le diete ricche di alimenti ultra-processati aumentano in modo significativo il rischio di demenza. Lo riporta il Wall Street Journal.
Lo studio, pubblicato la scorsa settimana sull’American Journal of Public Health, ha evidenziato che le persone che consumano la maggiore quantità di alimenti ultra-processati presentano un rischio del 58% più elevato di sviluppare demenza e un rischio maggiore del 46% di incorrere in deficit cognitivi, rispetto a chi ne consuma di meno.
La ricerca ha monitorato 5.300 adulti statunitensi di età pari o superiore a 50 anni per un periodo medio di nove anni.
I ricercatori, provenienti dalla Harvard TH Chan School of Public Health e da altre istituzioni, hanno controllato con rigore l’influenza di altri fattori legati allo stile di vita, come obesità, attività fisica e fumo, per isolare gli effetti specifici del consumo di alimenti ultra-processati.
È emerso che le diete ricche di alimenti minimamente trasformati sono associate a un minor rischio di demenza e di deterioramento cognitivo.
È stato inoltre dimostrato che anche un consumo moderato di alimenti ultra-processati fa aumentare in modo significativo il rischio di demenza e di deterioramento cognitivo.
«Dire semplicemente “beh, non assumo tutte le mie calorie da alimenti ultra-processati, quindi sono al sicuro” dimostra che potrebbe non esistere un livello di sicurezza», ha affermato Cindy W. Leung, professoressa associata di nutrizione per la salute pubblica presso la Harvard TH Chan e coautrice del nuovo studio.
Il segretario alla Salute e ai Servizi Umani americano Robert F. Kennedy Jr. ha indicato negli alimenti ultra-processati uno dei principali obiettivi del suo programma «Make America Healthy Again» (Rendiamo di nuovo l’America sana). Un numero crescente di ricerche scientifiche collega il consumo di alimenti ultra-processati a tutta una serie di malattie croniche che si sono diffuse rapidamente negli Stati Uniti e nel mondo sviluppato negli ultimi decenni, e sempre più anche nei Paesi in via di sviluppo, via via che si affermano i modelli alimentari occidentali.
Precedenti studi CDC avevano stabilito che i cibi ultraprocessati costituiscono oltre la metà della dieta dei bambini.
Come riportato da Renovatio 21, gli alimenti ultraprocessati ristrutturano il cervello e stimolano gli eccessi che conducono all’obesità.
I cibi ultraporcessati danneggino la salute metabolica, riproduttiva e immunitaria in modi che non possono essere spiegati solo dalle calorie o da un profilo nutrizionale scadente.
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