Catastrofi

Disastro con strage sul traghetto nel lago Kariba: funzionario zimbabweano arrestato

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La polizia dello Zimbabwe ha fermato un alto funzionario locale in collegamento con il naufragio del traghetto sul lago Kariba, in cui all’inizio del mese sono morte 97 persone.

 

Ignatius Chiome, coordinatore distrettuale dell’Agenzia per lo sviluppo delle infrastrutture rurali (RIDA), è stato accusato di omicidio colposo, ha comunicato mercoledì la Polizia della Repubblica dello Zimbabwe (ZRP) al quotidiano X.

 

«La ZRP conferma l’arresto e la successiva comparizione in tribunale del coordinatore distrettuale RIDA di Kariba, Ignatius Chiome (49),» si legge nella nota.

 

La decisione sulla richiesta di cauzione di Chiome è slittata a giovedì ed era attesa per venerdì, secondo l’Herald, testata locale. Il suo legale, Samuel Muyemeki, ha detto che il magistrato non aveva ancora pronunciato la sentenza. «Il tribunale deve prendere una decisione e questa è la legge. Una volta presa la decisione, tutti gli interessati dovranno esserne a conoscenza», ha dichiarato, come riportato dall’agenzia di stampa.

 

Secondo l’accusa, inefficienze amministrative, sovraccarico e violazioni delle norme di sicurezza operativa avrebbero contribuito al disastro dell’11 agosto. Tra le vittime ci sono anche diversi bambini piccoli.

 

Stando a The Herald, il traghetto, vecchio di 41 anni, trasportava fino a 180 passeggeri e un carico pesante quando è partito dal porto di Andora verso i campi di pescatori di Chalala, pur avendo una capienza autorizzata di 90 persone. Le indagini proseguono e i pubblici ministeri hanno fatto capire che potrebbero arrivare altri arresti.

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Il traghetto Mbuya Nehanda, gestito dalla RIDA, si è capovolto sul lago Kariba mentre andava da Kariba verso le comunità e i campi di pescatori lungo il lago. L’emittente locale ZBC News aveva già riferito che l’imbarcazione aveva incontrato onde molto forti.

 

Il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, ha definito l’affondamento una calamità nazionale e ha ordinato alle agenzie per la sicurezza marittima e alle forze di sicurezza di colmare le carenze nelle capacità marittime del Paese. Anche l’Unione Africana ha espresso condoglianze: il presidente della Commissione dell’UA, Mahmoud Ali Youssouf, ha detto che l’organismo è «solidale con il popolo dello Zimbabwe e le comunità colpite».

 

Incidenti nautici analoghi e mortali si sono verificati anche in altre zone dell’Africa. A settembre almeno 29 persone sono morte quando un’imbarcazione di legno con circa 90 passeggeri si è capovolta nello Stato del Niger, in Nigeria. Secondo le autorità, il mezzo era sovraccarico e ha urtato un tronco d’albero sommerso.

 

Il Lago Kariba, tra Zambia e Zimbabwe (allora Rhodesia del Sud e del Nord), è il più grande bacino artificiale al mondo per capacità, nato dallo sbarramento dello Zambesi nella gola di Kariba. Il progetto fu ideato dall’ingegnere francese André Coyne, ma la realizzazione materiale della diga porta un’impronta profondamente italiana. La diga ad arco a doppia curvatura fu costruita tra il 1955 e il 1959 dall’impresa italiana Cogefar-Impresit, azienda che sarebbe poi confluita nel grande gruppo Impregilo, oggi Webuild.

 

Migliaia di tecnici, ingegneri e operai italiani lavorarono in condizioni estreme, tra il caldo torrido della valle dello Zambesi e le difficoltà logistiche di un cantiere isolato in piena Africa centrale, per erigere un’opera alta 128 metri e lunga quasi 580.

 

Il cantiere fu tra i più imponenti mai realizzati nel continente africano nel dopoguerra, e costò la vita a decine di lavoratori, molti dei quali italiani, ricordati ancora oggi da un piccolo cimitero nei pressi della diga. La costruzione comportò anche l’allagamento della gola e il trasferimento forzato di circa 57.000 persone del popolo Batonga.

 

Completata nel 1959, la diga diede vita al lago, riempito completamente entro il 1963, e dotò la regione di un’enorme centrale idroelettrica, ancora oggi fondamentale per l’approvvigionamento energetico di Zambia e Zimbabwe. L’ingegneria italiana, con la sua competenza in dighe e grandi opere idrauliche, lasciò così un segno duraturo in uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi del XX secolo, un’eredità che continua a essere richiamata negli attuali lavori di riqualificazione dell’impianto.

 

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 Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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