Geopolitica

Yemen, al via lo scambio di 900 prigionieri fra sauditi e Houthi. Previsti nuovi negoziati

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Le due delegazioni parlano di conclusione «positiva» degli incontri di questi giorni nella capitale yemenita. A mezzogiorno atterrati a Sana’a e Aden i primi aerei della Croce rossa con i detenuti. Inviato Onu: momento «di speranza» per il Paese e un «promemoria» sull’importanza di un «dialogo costruttivo».

 

 

 

Proseguono su un doppio binario i tentativi di alimentare gli spiragli di pace emersi nelle ultime settimane nello Yemen, grazie anche alla ripresa dei rapporti diplomatici fra Riyadh e Teheran frutto della mediazione cinese.

 

Questa mattina, infatti, il Comitato internazionale della Croce rossa (CICR) riferisce che sono iniziate le operazioni fra Arabia Saudita e ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, finalizzate allo scambio di circa 900 prigionieri detenuti su entrambi i fronti. A questo si aggiunge la conclusione «positiva» del nuovo round di colloqui tenuto in questi giorni a Sana’a, con la promessa delle parti di ulteriori incontri a breve.

 

I primi due voli di scambio simultanei sono atterrati verso mezzogiorno ora locale uno nella città di Aden, sotto il controllo governativo filo-saudita, trasportando 35 persone, e l’altro a Sana’a, la capitale nelle mani degli Houthi, con a bordo 125 prigionieri. Il CICR, che sta gestendo le fasi del processo di scambio, ha inoltre aggiunto che i propri velivoli saranno usati per il trasporto dei detenuti rilasciati in questi giorni, che verranno distribuiti in sei città dello Yemen e dell’Arabia Saudita entro i prossimi giorni.

 

«Questa operazione di rilascio arriva in un momento di speranza per lo Yemen» sottolinea l’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen Hans Grundberg. Esso rappresenta, aggiunge l’alto funzionario Onu, un «promemoria» sull’importanza di un «dialogo costruttivo e compromessi reciproci» che costituiscono «strumenti potenti» in grado di ottenere «grandi risultati».

 

Il mese scorso, durante i negoziati in Svizzera, le parti hanno concordato la liberazione di 887 detenuti e nuovi incontri a maggio, per discutere di ulteriori scambi di prigionieri.

 

I colloqui sono stati gli ultimi di una serie di incontri che hanno portato al rilascio dei prigionieri nel 2022 e nel 2020 nell‘ambito di un patto mediato dalle Nazioni Unite e noto come «Accordo di Stoccolma». Il direttore regionale CICR Fabrizio Carboni parla di “profondo desiderio” che questi rilasci «forniscano slancio per una soluzione politica più ampia».

 

Una delegazione saudita ha concluso ieri un nuovo round di colloqui di pace a Sanaa con il movimento Houthi, parlando di «progressi» nelle trattative sebbene siano ancora necessarie «ulteriori discussioni» per appianare le «rimanenti differenze».

 

Mohammed al-Bukhaiti, autorevole rappresentante del politburo Houthi parla di negoziati «andati bene». Un altro esponente Houthi, Abdulmalik Alejri, su Twitter scrive che «con determinazione e intenzioni oneste le difficoltà rimanenti possono essere risolte».

 

I colloqui fra le parti, mediati dall’Oman, erano incentrati sul cessate il fuoco, la riapertura dei porti controllati dagli Houthi e dall’aeroporto di Sanaa, gli sforzi di ricostruzione e il ritiro delle forze straniere.

 

Sul piatto restano però nodi irrisolti, fra cui il pagamento dei funzionari statali, che per gli Houthi comprendono le forze armate, e lo sfruttamento dei proventi derivanti dal petrolio.

 

 

 

 

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Immagine di Ibrahem Qasim via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

 

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