Vaccini
Vaccini mRNA e coaguli di sangue nei polmoni: uno studio
Un case study pubblicato all’inizio di quest’anno ha raccontato la storia di una donna di 26 anni a cui è stata diagnosticata un’embolia polmonare acuta estesa – cioè un’ostruzione di un’arteria nei polmoni causata da una sostanza che si è spostata da un’altra parte del corpo attraverso il flusso sanguigno – dopo aver ricevuto l’iniezione di mRNA COVID della Pfizer.
«Il nostro rapporto (…) descrive il caso di una donna di 26 anni che ha sviluppato un’embolia polmonare estesa in seguito alla somministrazione del vaccino Pfizer-BNT162b2 mRNA COVID-19. La paziente non presentava alcun fattore di rischio per la tromboembolia», si legge nell”abstract dello studio.
Nonostante gli effetti collaterali potenzialmente letali, le condizioni del paziente sono migliorate dopo il trattamento con diversi farmaci. «È stata ricoverata, le è stata somministrata enoxaparina e terapia trombolitica con Altaplase. Le sue condizioni sono migliorate ed è stata dimessa con Apixaban. Lo screening per la trombofilia eseguito al follow-up a 6 mesi è risultato negativo e, in seguito alla risoluzione della trombosi, Apixaban è stato sospeso» continua il paper.
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Nel documento, i ricercatori iniziano lodando il vaccino anti-COVID, poi però dicono è stato dimostrato che può causare codesti disturbi medici e concludono dicendo che i vaccinati dovrebbero essere monitorati per tali malattie.
«I vaccini COVID-19, una pietra angolare della lotta contro la malattia, hanno generalmente dimostrato di essere sicuri, con effetti collaterali più comunemente segnalati lievi e autolimitanti. Effetti avversi gravi non comuni come la tromboembolia sono stati segnalati durante la sorveglianza post-marketing», afferma lo studio. «Il nostro caso evidenzia l’importanza di una sorveglianza continua degli effetti avversi non comuni e la necessità di una diagnosi e gestione tempestive di tali effetti collaterali».
Nel frattempo, le autorità continua a consigliare la popolazione di fare dosi suppletive.
Negli Stati Uniti, l’ente CDC raccomanda che tutti gli americani ricevano la decima dose di vaccino anti-COVID e che i bambini piccoli ne ricevano una dose aggiuntiva, mentre il Canada raccomanda un’altra dose di vaccino anti-Covid per le donne incinte, gli indigeni, le persone «racialized» («razzializzate»: ammettiamo di non sapere bene cosa significhi) e quelle «che meritano equità» (immaginiamo qui ci si riferisca ad immigrati e persone omotransessuali).
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