Epidemie

Trapianti, prendono gli organi dei positivi al COVID. Fatevi qualche domanda

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Trapianti di organi da positivi al COVID. La gioiosa notizia è data dal Messaggero e da altre testate.

 

« Da un dramma alla speranza – scrive il quotidiano romano – per la prima volta (…) sono stati donati gli organi di due pazienti positivi al COVID che purtroppo non ce l’hanno fatta a sconfiggere la malattia».

Un secondo, fateci capire: si trattava quindi di malati terminali di C-19 che venivano subito cremati negando per circolare ministeriale la possibilità di autopsia?

 

Un secondo, fateci capire: si trattava quindi di malati terminali di COVID? Di quelli intubati nelle rianimazioni ai l’anno scorso nemmeno facevano l’autopsia per circolare ministeriale?

 

Si tratta di quegli stessi morti che venivano immediatamente ed obbligatoriamente cremati tanto era il pericolo di contagio?

 

In realtà no, perché – a costo di ripeterlo ad nauseam – coloro che «donano» gli organi non sono mai morti. Gli organi vengono espiantati a cuor battente, pena la loro inutilizzabilità. Ai corpi da espiantare, poi, inoculano dosi di anestetico: sì, anestetizzano un morto.

Gli organi vengono espiantati a cuor battente, pena la loro inutilizzabilità. Ai corpi da espiantare, poi, inoculano dosi di anestetico

 

Gli sfortunati sono morti solo per una convenzione, la cosiddetta «morte cerebrale», i cui criteri furono decisi mezzo secolo fa, creando criteri che oggi variano da Paese a Paese: una persona considerata viva in Italia, nei Paesi Bassi potrebbe essere considerata morta – e quindi fatta oggetto di predazione degli organi, che è la vera espressione con cui ci si deve riferire all’industria dei trapianti.

 

Capita così, che nella fame cronica di organi – gli ospedali hanno incentivi per raggiungere tetti di organi espiantati ogni anni; le farmaceutiche guadagnano poi clienti a vita di farmaci anti-rigetto – ora siano arrivati anche ai malati di COVID, quelli intoccabili, quelli che nemmeno il prete può avvicinare per l’estrema unzione, quelli per cui oggi stiamo tutti mascherati a uno o due metri l’uno dall’altro.

 

Come dicevamo, la fame di organi dell’apparato sanitario della Necrocultura è senza fondo.

Se invece si tratta di squartare e prendere l’organo, va bene anche un corpo che di COVID ci è morto.

 

La filiera squartatrice mette le mani avanti: «il protocollo prevede che in caso di positività al COVID possano essere donati solo gli organi salvavita, quali cuore e fegato, e che a ricevere il trapianto possano essere o pazienti in urgenza COVID  positivi o pazienti presenti in lista d’attesa per il trapianto e che sono guariti dal COVID  sviluppando gli anticorpi».  Sarà, ma in Michigan è appena morta di COVID una paziente a cui erano stati trapiantati i polmoni (sì, l’organo bersaglio del coronavirus) da un malato terminale di COVID.

 

Come dicevamo, la fame di organi dell’apparato sanitario della Necrocultura è senza fondo.

Com’è possibile che l’impulso all’espianto sia più forte delle precauzioni anti-COVID che hanno distrutte le nostre vite?

 

Ora, comunque, fossimo nel lettore due domande ce le faremmo: com’è possibile che l’impulso all’espianto sia più forte delle precauzioni anti-COVID che hanno distrutte le nostre vite?

 

Com’è possibile che la macchina predatrice non si fermi nemmeno davanti a questo?

 

Cosa significa in realtà l’industria del trapianto per chi sta al comando del mondo?

Cosa significa in realtà l’industria del trapianto per chi sta al comando del mondo?

 

Pensateci: il donatore è una persona con il cuore che batte. Di conseguenza, per avere i suoi organi deve essere ucciso.

 

Riuscite a capirlo? Un omicidio legalizzato, una strage continua – un sacrificio umano.

 

Un omicidio legalizzato, una strage continua – un sacrificio umano. E il sacrificio umano è qualcosa di cui il mondo moderno non può fare a meno

E il sacrificio umano, come diciamo sempre ai nostri lettori, è qualcosa di cui il mondo moderno non può fare a meno.

 

Provate ad immaginare perché.

 

 

 

 

 

 

 

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