Spirito
Risposta del vescovo de Castro-Mayer all’inchiesta segreta della Santa Sede sulla Messa
Resoconto della Santa Messa celebrata nella diocesi di Campos (Brasile) dopo il Concilio Vaticano II. Risposta alle domande poste da Sua Eminenza il Cardinale Knox, Prefetto della Congregazione Romana per la Liturgia, nella sua lettera del 15 giugno 1980, riferimento 1197/80.
Sua Eminenza desidera sapere:
Prima di tutto :
a) se nella diocesi di Campos si celebrano messe in latino,
b) se la richiesta della lingua latina nella liturgia della Messa rimane costante, aumenta o diminuisce.
In secondo luogo, ci sono individui o gruppi nella diocesi che insistono per celebrare la Messa secondo l’antico rito (Messa tridentina)? Quanto sono influenti questi gruppi? Cosa li spinge a sostenere tali posizioni e ad avanzare tali richieste?
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1) Riguardo alla prima domanda
In conformità con le costituzioni conciliari sulla liturgia, nn. 54 e 36, i sacerdoti della diocesi di Campos mantengono la consuetudine di celebrare il Santo Sacrificio della Messa in latino. Tuttavia, a causa della concessione indicata negli stessi numeri della costituzione, alcuni sacerdoti hanno introdotto il volgare nelle parti della Messa comunemente chiamate «Messa dei Catecumeni», che si estendono dall’inizio all’offertorio; recitano anche il Padre Nostro e le preghiere per la Comunione dei fedeli in volgare.
Questo continuo utilizzo del latino nella Messa soddisfa pienamente i fedeli. Ad esempio, abbiamo recentemente constatato una partecipazione straordinaria alla Messa del Santo Salvatore, celebrata interamente in latino.
Inoltre, la Messa in latino li protegge dagli abusi desacralizzanti (che arrivano persino alla profanazione) introdotti in alcune chiese contemporaneamente alla nuova Messa interamente in lingua volgare. Ad esempio, le donne che si avvicinano all’altare per recitare il Padre Nostro con le mani giunte a quelle del celebrante; i laici che ricevono la comunione dall’ostia che prendono loro stessi dal ciborio; insomma, tutto ciò che contribuisce a offuscare la distinzione tra il sacerdozio ministeriale del sacerdote e il sacerdozio comune dei fedeli.
Nella stessa categoria va inserito il palese individualismo dei sacerdoti che adottano la lingua volgare e la nuova Messa: essi rifiutano tutte le direttive delle autorità che contraddicono le loro preferenze. Lo si osserva nella diocesi nel loro rifiuto di dare la comunione ai fedeli sulla lingua, in ginocchio.
Ciò dimostra che, nella diocesi, nonostante i buoni frutti della conservazione del latino liturgico, questa pratica non è stata generalizzata.
Tutti gli ordini religiosi e parte del clero secolare introdussero la Messa celebrata interamente in portoghese, sulla base di concessioni fatte dalla conferenza episcopale. Fu solo dopo questa rottura consuetudinaria con la lingua ufficiale del rito latino (costituzione conciliare sulla liturgia, n. 36) che iniziarono a manifestarsi gli abusi di cui abbiamo appena parlato.
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2) Sul secondo punto, relativo alla Messa tradizionale («Messa tridentina»)
1) Viene celebrata in modo generale nelle parrocchie della diocesi (ma non in tutte), in virtù del n. 4 della costituzione sulla liturgia, dove il Concilio dichiara che la santa Chiesa desidera che tutti i riti legittimamente riconosciuti siano conservati e favoriti in ogni modo in futuro, e raccomanda che la revisione dei riti, quando necessaria, sia fatta con prudenza e in conformità alla tradizione.
2) Per quanto riguarda i fedeli, la maggioranza predilige la Messa tradizionale in latino. Si è inoltre osservato che nelle parrocchie in cui si mantiene la Messa tradizionale in latino, la devozione è maggiore. Questo fatto è confermato anche da persone provenienti da fuori della diocesi che visitano Campos. In queste parrocchie non si sono verificati gli abusi di desacralizzazione menzionati in precedenza.
3) Le ragioni di questa incrollabile adesione alla Messa tridentina sono di varia natura:
a) gli scandali evidenti nelle nuove masse popolari;
b) Per quanto riguarda il rito stesso della nuova messa, colpisce molto l’assenza di una chiara affermazione che la messa sia un vero sacrificio, nel senso stretto del termine, avente carattere propiziatorio; le affermazioni inequivocabili della messa tradizionale, come l’offertorio, sono state soppresse.
Si tratta di una questione molto delicata per la nostra popolazione, dato che convivono numerose confessioni protestanti. Tra queste, i cambiamenti liturgici della Chiesa cattolica vengono presentati come prova del fatto che essa confessi il proprio errore e riconosca che, in effetti, la Messa non è un sacrificio nel senso stretto del termine, e ancor meno un sacrificio propiziatorio.
Questa analoga argomentazione dei protestanti è, almeno in apparenza, confermata dalle molteplici modifiche introdotte nella nuova messa; modifiche che coincidono con quelle introdotte da Lutero e dagli altri leader protestanti, quando si proposero di trasformare la messa cattolica, un vero sacrificio, in una mera cena commemorativa di quella che Gesù celebrò con i suoi apostoli prima della sua Passione.
Negli esempi che sto per presentare, vediamo talvolta una desacralizzazione, talvolta una confusione tra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune dei fedeli, e talvolta un allontanamento dalla chiara affermazione dei dogmi fondamentali relativi alla Santa Eucaristia:
- Tra i luterani, la Santissima Trinità viene invocata solo sei volte. Nella nuova Messa, anche l’invocazione trinitaria è stata ridotta a sei. Un semplice parallelismo, ma che rafforza gli altri.
- Nel Confiteor, Lutero eliminò ogni riferimento alla Beata Vergine Maria, agli angeli e ai santi, così come all’assoluzione dei peccati. Inoltre, trasformò il Confiteor in una preghiera comune del sacerdote e dell’assemblea. Nella nuova Messa, il Confiteor subì analoghe soppressioni. Solo una debole traccia della Beata Vergine Maria, degli angeli e dei santi rimase nella sua seconda parte; l’assoluzione impartita dal sacerdote dopo la recita del Confiteor da parte del popolo fu eliminata, e il Confiteor divenne una preghiera comunitaria di tutto il popolo con il sacerdote. Citerò qui le parole di un pastore luterano, in un’opera relativamente recente, che indicano il significato dogmatico dei cambiamenti apportati da Lutero al Confiteor: «Riconoscendo il principio del sacerdozio universale dei fedeli, la Confessione (Confiteor) divenne un atto dell’assemblea e non solo del sacerdote». » Luther D. Reed: The Lutheran Liturgy, Fortress Press, Philadelphia. 1947 pag. 255/6.
- Lutero eliminò l’Offertorio perché esprimeva in modo inequivocabile il carattere sacrificale e propiziatorio della Santa Messa. Nella nuova Messa, l’Offertorio perde queste caratteristiche e diventa semplicemente una preparazione alle offerte.
- La nuova Messa ha reintrodotto la «Preghiera dei Fedeli», che fa parte della liturgia luterana. La Preghiera dei Fedeli, spiega Reed, «è uno degli elementi importanti della liturgia e probabilmente quello che meglio esprime la partecipazione attiva dell’assemblea alle sue funzioni come azione sacerdotale dei fedeli» (pagina 313).
- L’uso delle lingue vernacolari e l’ampliamento delle letture bibliche avvicinano ulteriormente la nuova messa alla liturgia protestante.
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In sintesi, ecco come L. Reed (op.cit., p. 234) interpreta il movimento liturgico universale della Chiesa cattolica:
«La Chiesa medievale distrusse l’unità originaria e il senso di culto comunitario dando eccessiva importanza alla classe sacerdotale ed esentando i laici dalla loro partecipazione attiva. La Riforma corresse questa deviazione attribuendo al sacerdozio dei fedeli e al carattere comunitario del culto l’importanza che era loro dovuta. Le Messe senza comunione furono proibite e fu istituita la comunione frequente per il popolo. L’uso del volgare, così come la moltiplicazione di inni e sermoni per i fedeli, giocarono un ruolo importante in questo processo. Il movimento liturgico di carattere universale che si sta attualmente svolgendo nella Chiesa cattolica romana costituisce uno sforzo tardivo per promuovere una partecipazione attiva e consapevole dei laici alla Messa, in modo che tutti i fedeli possano considerarsi “concelebranti” con il sacerdote». (Corsivo aggiunto)
L’introduzione all’Institutio generalis Missalis Romani, all’articolo 7, suggerisce che l’attenzione dedicata nell’Ordo Missae di San Pio V ai dogmi eucaristici della Presenza Reale, della transustanziazione e del sacerdozio ministeriale fosse dovuta agli attacchi che questi dogmi subivano in quel periodo. Da qui la conclusione implicita che oggi non vi sia più bisogno di tale attenzione, poiché questi dogmi non sono più oggetto di attacchi.
Una simile insinuazione è sorprendente, visto che Paolo VI, nell’enciclica Mysterium Fidei, espresse preoccupazione per gli errori che attaccano proprio questi dogmi.
La conclusione logica della preoccupazione espressa dal Santo Padre sarebbe nella direzione di preservare le barriere contrarie agli errori anti-eucaristici presenti nell’Ordo Missae tradizionale , e non nella direzione dell’assenza di preoccupazione proclamata dagli autori dell’introduzione alla nuova Messa.
Questi sono, in breve, alcuni dei motivi per cui i fedeli di Campos rimangono legati alla Messa tradizionale, chiamata «Messa Tridentina». Si tratta di garantire la purezza della fede e l’integrità della Rivelazione.
Antonio de Castro-Mayer
Vescovo di Campos
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News