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Papa Leone era alla manifestazione del 1983 contro i missili Pershing II in Italia

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Nel 1983 un milione di italiani prese parte alla più grande manifestazione per la pace nella storia d’Italia

 

La protesta era diretta contro lo stazionamento dei missili americani Pershing II nella base aerea di Comiso, in Sicilia.

 

La foto della partecipazione del futuro pontefice, proveniente dall’archivio del fondatore del CIPAX (Centro interconfessionale per la pace) Gianni Novelli (1936-2023), già apparsa nei mesi scorsi, ha ripreso ora a circolare ed è apparsa in un articolo de quotidiano germanico Berliner Zeitung del 16 agosto.

 

Nella foto si riconosce nettamente il sacerdote agostiniano chicagoano Robert Prevost, salito al Soglio nel 2025 col nome di Leone XIV. All’epoca il Prevost studiava Diritto Canonico.

 

Un altro sacerdote presente nella foto è l’agostiniano Giuseppe Pagano, oggi Priore di Santo Spirito a Firenze. Un cartello nella foto recava lo slogan «Agostiniani per la pace».

 

I missili Pershing II, detti dal gergo giornalistico nazionale dell’epoca «euromissili», potevano raggiungere l’Unione Sovietica in cinque-otto minuti. In Germania erano stazionati 108 missili Pershing II, insieme a 368 missili da crociera a bassa quota.

 

«Una pace costruita sulle fondamenta di scenari di annientamento nucleare non è pace, ma un cessate il fuoco temporaneo. Abbiamo bisogno di una pace disarmata e che porti al disarmo», ha affermato Leone quest’anno in occasione della Giornata mondiale della pace, il 1° gennaio 2026.

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La manifestazione per il bando dei missili balistici europei e il disarmo atomico si tenne a Roma il 22 ottobre 1983, considerata la fase più calda della Guerra Fredda, portando in piazza la cifra, si dice, di un milione di persone tra cui movimenti pacifisti, sindacati, associazioni e delegazioni religiose.

 

Forse all’insaputa dei manifestanti e del futuro papa, proprio in quei giorni l’umanità arrrivò vicina al rischio della distruzione termonucleare. Tra il 2 e l’11 novembre la NATO infatti effettuò l’esercitazione Able Archer 83.

 

La manovra atlantica rappresentò il culmine dell’esercitazione annuale su più vasta scala denominata Autumn Forge ed è ricordata come uno dei momenti più rischiosi della guerra fredda, poiché la leadership dell’Unione Sovietica temette che i giochi di guerra fossero la copertura per un reale attacco nucleare preventivo.

 

Poche settimane prima il sangue freddo di un militare russo salvò il mondo dalla devastazione atomica: nella notte tra il 25 e il 26 settembre 1983, il tenente colonnello delle forze di difesa aerea sovietiche Stanislav Evgrafovič Petrov, evitò il peggio dal bunker segreto Serpuchov-15, dove lavorava al riconoscimento di incipienti minacce missilistiche.

 

Quella notte, il sistema satellitare di prima allerta sovietico (Oko) segnalò erroneamente il lancio di cinque missili balistici intercontinentali statunitensi diretti verso l’URSS. Il Petrov mantenne la calma e giudicò l’allarme un falso positivo, classificandolo come un malfunzionamento del computer anziché come un vero attacco. La sua decisione di non segnalare il falso allarme ai superiori impedì una rappresaglia nucleare immediata contro gli Stati Uniti.

 

Le indagini successive confermarono che i satelliti avevano scambiato il riflesso della luce solare sulle nuvole per la scia di missili in partenza. Nonostante l’iniziale rimprovero per non aver compilato correttamente i registri, la sua storia venne resa pubblica negli anni Novanta e Petrov ricevette numerosi premi internazionali per aver salvato il mondo dalla catastrofe nucleare.

 

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 Immagine di Gianni Novelli

 

 

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