Terrorismo
Netanyahu ha deliberatamente favorito il massacro di Hamas del 7 ottobre: parlano le vittime
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato accusato di avere agevolato volutamente il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, avendo per anni conservato il controllo del movimento a Gaza e lasciandolo rafforzarsi. Al Netanyahu viene inoltre attribuito di avere trascurato di proposito gli indizi che preannunciavano un’offensiva.
Martedì le famiglie degli israeliani uccisi o rapiti nell’assalto hanno reso pubblico un fascicolo di dodici pagine in cui sostengono che non si è trattato soltanto di un fallimento dell’Intelligence, ma dell’esito di una linea politica prolungata portata avanti dai governi guidati da Netanyahu.
Il documento elenca ripetute scelte del governo israeliano di non colpire i dirigenti di Hamas, di facilitare i finanziamenti qatarioti destinati a Gaza e di sottovalutare in modo sistematico gli allarmi sulle crescenti capacità del gruppo, considerato invece un «rischio calcolato» e un contrappeso utile all’Autorità Palestinese.
«Hanno attaccato perché potevano. I governi israeliani, che hanno tenuto le redini del potere per quasi due decenni, lo hanno permesso», afferma il dossier.
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«Si sarebbe potuto evitare, ma il primo ministro ha scelto di non agire», ha dichiarato Merav Svirsky, parente di una delle vittime del 7 ottobre, durante la conferenza stampa, spiegando che la catastrofe «non è stata semplicemente un errore in un singolo momento. È stata la scelta di ignorare ripetutamente gli avvertimenti».
Svirsky ha citato recenti ricostruzioni secondo cui il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe avvertito personalmente Netanyahu circa dieci giorni prima del 7 ottobre che Hamas si stava preparando a un attacco di grande portata. Secondo Haaretz, Netanyahu avrebbe sminuito l’avviso e non lo avrebbe trasmesso ai responsabili della sicurezza.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha accusato l’esecutivo di Netanyahu di perseguire un più ampio «progetto di eliminazione» nella Cisgiordania occupata. Il suo nuovo rapporto, uscito anch’esso martedì, sostiene che le autorità israeliane e i coloni stiano smantellando in modo sistematico la vita dei palestinesi mediante violenza, limitazioni alla libertà di movimento, pressione economica, sfollamenti e occupazione del territorio.
B’Tselem e Amnesty International hanno accusato separatamente Israele di aver commesso un genocidio a Gaza, facendo riferimento a uccisioni di massa, sfollamenti e alla distruzione delle condizioni indispensabili alla sopravvivenza civile.
Le denunce si aggiungono alla condanna crescente nei confronti del governo israeliano per le sue azioni a Gaza e in Cisgiordania, da cui derivano affermazioni secondo cui Netanyahu avrebbe consentito deliberatamente l’attacco del 7 ottobre per giustificare una campagna più estesa al fine di ripulire etnicamente i territori e renderli pienamente colonizzabili dagli israeliani.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia