Sport e Marzialistica
MMA, Islam Makhachev ottiene la 17ª vittoria consecutiva: è record
Il campione russo di arti marziali miste (MMA) Islam Makhachev ha difeso il titolo dei pesi welter UFC contro l’irlandese Ian Machado Garry, ottenendo così la sua 17esima vittoria consecutiva e stabilendo un nuovo record dell’organizzazione.
L’evento UFC 330, disputato sabato alla Xfinity Mobile Arena di Philadelphia, si è protratto per tutti e cinque i round. Makhachev ha dominato i 25 minuti di combattimento grazie alla lotta a terra e al controllo dell’incontro, alternando colpi dinamici, tra cui un potente calcio alla testa nel secondo round ufficialmente registrato come atterramento.
Sebbene Garry avesse un vantaggio nello striking, con 161 colpi totali a segno contro i 144 di Makhachev, quest’ultimo ha prevalso a terra, realizzando sei takedown e 72 colpi a terra contro i 14 di Garry,a ccumulando oltre 12 minuti di controllo contro i soli 34 secondi dell’avversario. In assenza di tentativi di sottomissione, la superiorità di Makhachev nella lotta a terra è risultata decisiva, coni tre i giudici che gli hanno assegnato la vittoria all’unanimità.
Makhachev, ex campione del mondo dei pesi leggeri, non saliva nell’ottagono da novembre, quando aveva conquistato il titolo dei pesi welter (da 71 a 77 kg) al suo debutto nella categoria.
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Il daghestano affrontato l’irlandese Garry, imbattuto da quasi un decennio e detentore di una striscia di 16 vittorie consecutive, un record UFC che condivideva con la leggenda brasiliana Anderson Silva. La vittoria ha portato il record complessivo di Makhachev a 29 successi e una sconfitta, mentre il ventottenne Garry ha subìto la seconda sconfitta della carriera, chiusa con 19 incontri all’attivo.
«Noi, la Russia, abbiamo dimostrato di essere i numeri uno al mondo. Batteremo tutti i record», ha dichiarato Makhachev alla stampa dopo la vittoria, ammettendo, tuttavia, che assicurarsi una vittoria nelle fasi finali del campionato è «sempre difficile».
«Ian è un grande combattente, una brava persona e lo rispetto. Mi ha dato del filo da torcere, ma in ogni incontro dimostro il mio valore», ha aggiunto il trentaquattrenne originario del Daghestan parlando del suo sfidante.
«Non ho altro che rispetto per Islam… Ha vinto. Non ho lamentele, non ho scuse», ha detto con grande sportività Garry dopo la decisione arbitrale. In un video sui social media l’irlandese è rimasto ottimista, affermando che «non era la mia serata» e congratulandosi con Makhachev, di cui ha dichiarato di aver sempre rispettato la carriera.
Numerose federazioni sportive e organi di governo hanno escluso gli atleti russi e bielorussi dalle competizioni internazionali dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, apparentemente in segno di solidarietà con Kiev e seguendo una raccomandazione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). I lottatori russi, tuttavia, sono rimasti attivi nelle MMA a livello globale, con importanti organizzazioni come UFC, Bellator e One FC che si sono rifiutate di seguire tali direttive.
Lo scorso anno il presidente dell’UFC Dana White ha dichiarato che gli atleti russi resteranno attivi nell’organizzazione nonostante le tensioni politiche. «Siamo un’azienda globale», ha detto. «Succedono cose brutte in continuazione in tutto il mondo e… sì, gestiremo l’azienda come abbiamo sempre fatto».
Sebbene l’UFC avesse interrotto l’organizzazione di eventi in Russia a causa di ostacoli logistici e finanziari legati alle sanzioni, Kirill Dmitriev, inviato del presidente russo Vladimir Putin per gli investimenti e la cooperazione economica, aveva in precedenza affermato che erano in corso sforzi per riportare i tornei UFC nel Paese.
Il mese scorso il Comitato Olimpico Internazionale ha revocato provvisoriamente la sospensione del Comitato Olimpico Russo (ROC), aprendo la strada al ritorno in massa degli atleti russi alle competizioni internazionali, uno sviluppo accolto con favore dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, che ha dichiarato: «Ha prevalso il buon senso!».
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Il Makachev è di etnia laki, popolazione del Caucaso settentrionale, in Russia, originario dell’altopiano montuoso del Daghestan centrale, storicamente noto come Lakia o Ghazi-Kumukh. i Laki, anche detti Lak o Casicumucchi, parlano il lak, lingua caucasica nordorientale priva di stretta parentela con le lingue vicine. Tradizionalmente islamici sunniti, i Laki sono noti per l’artigianato (oreficeria, produzione di coltelli) e per l’antica migrazione stagionale verso le città russe come commercianti e artigiani itineranti. Oggi vivono soprattutto a Machachkala e in altre zone del Daghestan.
Il Daghestan, piccola repubblica russa del Caucaso settentrionale, produce da decenni un numero sproporzionato di campioni mondiali di lotta libera, judo, sambo e arti marziali miste. Le radici di questo fenomeno affondano nella cultura locale: nei villaggi di montagna la lotta tradizionale (chidirdesh) è da secoli un rito di passaggio maschile, praticato fin dall’infanzia in condizioni di vita dure, tra povertà, forte disciplina familiare e un’etica del sacrificio fisico.
Un ruolo decisivo lo ha avuto il sambo, disciplina di lotta ibrida creata in URSS negli anni Venti e Trenta del XX secolo combinando judo, lotta libera e tecniche tradizionali caucasiche e slave. Il regime sovietico investì massicciamente in scuole sportive statali (le «internat» e le sezioni giovanili di sambo e lotta libera) diffuse capillarmente anche nelle repubbliche periferiche come il Daghestan, creando una filiera di allenatori e infrastrutture che sopravvisse al crollo dell’Unione sovietica.
Il sambo, in particolare, è considerato la base tecnica comune da cui sono emersi molti judoka e lottatori daghestani, grazie alla sua enfasi su proiezioni, controllo a terra e sottomissioni.
Tra i più celebri lottatori saliti agli altari delle arti marziali miste globali c’è Khabib Nurmagomedov, ex campione UFC dei pesi leggeri, imbattuto, allenato dal padre Abdulmanap, ora scomparso secondo metodi tradizionali (impressionanti le immagini in cui da bambino il Khabib viene fatto lottare con un orsetto).
Un altro nome è quello Buvaisar Saitiev, tre volte oro olimpico nella lotta libera, e poi ancora Mahomed Yalamov nell’MMA. Anche il judo russo ha attinto molto al Daghestan.
Fattori socioeconomici (scarse alternative occupazionali), forte identità etnica e orgoglio comunitario, insieme a un sistema di allenamento intensivo e competitivo fin da giovanissimi, completano il quadro di questa «fabbrica» di lottatori.
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Immagine screenshot da YouTube
