Oligarcato

Lord britannico si dimette dal Partito Laburista per i legami con Epstein

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L’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Lord Peter Mandelson, ha annunciato le dimissioni dal Partito Laburista dopo che nuovi documenti statunitensi resi pubblici hanno riportato al centro dell’attenzione la sua relazione con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali.

 

Mandelson, rimosso dal suo incarico a Washington lo scorso anno in seguito alle rivelazioni su una lettera di dieci pagine indirizzata al suo «migliore amico» Epstein, ha comunicato domenica la decisione di lasciare l’iscrizione al partito per non provocare «ulteriore imbarazzo».

 

In una lettera indirizzata alla segretaria generale del Partito Laburista, Hollie Ridley, Mandelson ha respinto ogni accusa di illecito e ha definito «false» le affermazioni secondo cui Epstein gli avrebbe versato somme di denaro oltre vent’anni fa, dichiarando di non conservare alcuna traccia né ricordo di tali pagamenti.

 

«Mentre approfondisco queste questioni, non intendo causare ulteriore imbarazzo al Partito Laburista e per questo motivo mi dimetto dall’iscrizione», ha scritto. Mandelson ha inoltre rinnovato le sue scuse alle vittime di Epstein, sottolineando che le loro voci «avrebbero dovuto essere ascoltate molto prima».

 

Il Mandelson è omosessuale e i pagamenti coinvolgerebbero anche il suo «partner». A gennaio, nella sua prima intervista dopo essere stato licenziato dall’incarico di ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti a causa dei suoi legami con Epstein, aveva dichiarato alla BBC di pensare di essere stato «tenuto separato» dal lato sessuale della vita del defunto finanziere perché era gay – per cui, dice, non era «consapevole di ciò che [Epstein] stava facendo» e mai aveva veduto ragazzine e baccanali oligarchici vari.

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Venerdì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha diffuso una nuova serie di documenti, in ottemperanza alla legge sulla divulgazione dei file federali relativi a Epstein. Tra questi figurano estratti conto bancari che sembrano indicare tre distinti versamenti da 25.000 dollari ciascuno dai conti JP Morgan di Epstein a conti collegati al Mandelsone tra il 2003 e il 2004.

 

I file includono anche e-mail e fotografie che coinvolgono Mandelson, tra cui immagini censurate in cui appare accanto a una donna non identificata. Mandelson ha dichiarato di non riuscire a ricordare né il luogo né le circostanze in cui tali foto furono scattate. Il dipartimento di Giustizia ha precisato che i documenti sono stati pubblicati senza contesto aggiuntivo e che la mera menzione in essi non implica necessariamente responsabilità penali.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson era stato destituito dall’incarico di ambasciatore britannico negli Stati Uniti l’anno scorso, dopo che precedenti indiscrezioni avevano evidenziato contatti protratti con Epstein anche dopo la condanna del finanziere nel 2008 per adescamento di minore. In precedenza aveva espresso profondo rimpianto per aver mantenuto quei rapporti, descrivendo Epstein come un «carismatico bugiardo criminale».

 

Le recenti rivelazioni, che comprendono anche nuovi documenti e immagini riguardanti l’ex principe Andrea, hanno provocato una forte reazione politica a Londra. Un portavoce del Partito Conservatore ha criticato il premier Keir Starmer per non aver espulso prima Mandelson, ormai «completamente screditato». Anche esponenti dei Liberal Democratici e dello stesso Partito Laburista hanno sostenuto che Mandelson, il principe Andrea e chiunque possieda informazioni rilevanti sulle attività di Epstein abbiano il dovere morale di trasmettere tutto quanto sanno alle autorità statunitensi.

 

Come riportato da Renovatio 21 il Mandelson è un «peer» (cioè, membro dell’aristocrazia britannica) del partito laburista e un intimo di lunga data di Tony Blair – oltre che di Epstein – ed è chiamato dai detrattori a Londra il «Principe delle Tenebre» o talvolta il «Signore Oscuro», dal nome del cattivo di Harry Potter, Voldemort.

 

Va ricordato che Mandelsone, prima di divenire ambasciatore a Washingtone, si era espresso ad abundantiam contro Donald Trump.

 

Un articolo del 6 febbraio 2025 sul Financial Times scrive che «Mandelson, un ex commissario UE liberale e libero professionista con forti legami con la Cina, la scorsa settimana ha ritirato la sua affermazione “mal giudicata e sbagliata” del 2019 secondo cui Trump era un “pericolo per il mondo” e “poco meno di un nazionalista bianco e razzista».

 

Chris LaCivita, un consigliere della campagna di Trump, aveva descritto il nuovo ambasciatore come «un idiota assoluto» che «dovrebbe restare a casa».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson ovviamente è frequentatore del World Economic Forum di Davos.

 

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