Ambiente

L’ONU dice che le proteste anti-turismo si possono diffondere

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Le proteste contro il turismo di massa che hanno recentemente travolto la Spagna dovrebbero estendersi all’intera regione. Lo afferma Peter DeBrine, responsabile senior del progetto per il turismo sostenibile presso l’UNESCO, in un articolo del giornale britannico Guardian.

 

Negli ultimi mesi, migliaia di spagnoli hanno manifestato contro il turismo di massa a Malaga, Maiorca, Gran Canaria, Granada e Barcellona. Persone provenienti dalle destinazioni più popolari della Spagna, che è classificata come il secondo paese più visitato al mondo, si stanno esprimendo contro le invasioni turistiche che, a loro dire, hanno reso le loro città invivibili.

 

«Quello che stiamo vedendo è che stiamo violando una soglia di tolleranza in queste destinazioni», ha detto il DeBrine. «Si sta davvero cercando di riequilibrare la situazione. Ora è totalmente fuori equilibrio”.

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Notare gli striscioni in catalano, di sicura comprensione per i turisti internazionali con la malaugurata idea di visitare la città spagnuola.

 

Tanto per capire l’origine di questa protesta, negli scorsi mesi erano apparsi dei graffiti scriventi «turisti tornate a casa, rifugiati siete i benvenuti». Ovviamente, folta presenza nella protesta di bandiere palestinesi, cifra irrinunciabile della sinistra mondiale odierna – al momento.

 

A luglio, l’agenzia Reuters ha riferito, citando la polizia locale, che una manifestazione anti-turismo a Palma di Maiorca, in Spagna, ha attirato circa 10.000 persone. Uno dei dimostranti ha detto all’agenzia di stampa che la gente vuole meno turisti, citando i massicci aumenti dei prezzi e la pressione sui servizi pubblici sull’isola.

 

Una crisi immobiliare in luoghi molto visitati potrebbe essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ha affermato DeBrine, spiegando che il turismo ha aggravato le preoccupazioni esistenti sulla convenienza degli alloggi, poiché la diffusione di alloggi a breve termine esclude i residenti locali dal mercato.

 

Il mese scorso, i manifestanti anti-turismo di Barcellona hanno spruzzato i visitatori con pistole ad acqua e hanno esposto cartelli con la scritta «Turisti, andate a casa» e «Non siete i benvenuti».

 

DeBrine ha definito queste azioni «estreme e non necessarie», ma ha affermato che «non scompariranno finché non ci sarà una qualche risposta». Il funzionario delle Nazioni Unite ha chiesto un cambio di paradigma, in base al quale i decisori inizino a prendere misure per migliorare la vita dei residenti locali, avvertendo al contempo che i rischi che le proteste si estendano oltre la Spagna sono considerevoli.

 

Si tratta dell’ennesima follia che viene dalla Catalonia, regione sempre più sazia e disperata, e quindi laboratorio di iniziative di dissoluzione goscista sempre più grottesca.

 

Episodi di insofferenza contro i turisti si sono avuti, sia pure in maniera timida, in città sovraffollate dalle masse di viaggiatori come Venezia, di cui ciclicamente emergono immagini di degrado turistico.

 

Renovatio 21 ha difeso con forza la turista immortalata mentre defecava l’anno scorso sotto il cosiddetto ponte di Calatrava, in quanto non stava facendo, da un punto di vista tecnico, qualcosa di diverso rispetto ai veneziani nei secoli, detti appunto dai veneti di entroterra «cagainacqua».

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