Geopolitica
La Groenlandia costa 700 miliardi di dollari
Gli Stati Uniti potrebbero dover sborsare fino a 700 miliardi di dollari per acquisire la Groenlandia, secondo quanto riportato mercoledì dalla NBC, che cita studiosi ed ex funzionari coinvolti nella pianificazione di un’eventuale operazione di acquisto.
Il presidente Donald Trump ha recentemente intensificato i suoi sforzi per portare sotto controllo statunitense la Groenlandia – territorio autonomo facente parte del Regno di Danimarca –, promettendo di riuscirci «in un modo o nell’altro», senza escludere il ricorso alla forza.
Come riportato da Renovatio 21 due giorni fa il presidente statunitense ha fornito una nuova motivazione, sostenendo che l’isola artica è indispensabile per il suo sistema di difesa missilistica Golden Dome. In un messaggio su Truth Social ha avvertito che Russia e Cina potrebbero rappresentare una minaccia per il territorio e ha nuovamente deriso le difese danesi, scrivendo: «Due slitte trainate da cani non basteranno!».
La NBC riferisce che Trump ha incaricato il segretario di Stato Marco Rubio di preparare una proposta formale per l’acquisto della Groenlandia. Secondo i ricercatori che stanno elaborando i piani, il costo stimato oscillerebbe tra i 500 e i 700 miliardi di dollari, una cifra che supera la metà del bilancio annuale del Dipartimento della Guerra.
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Fonti governative ritengono probabile che gli Stati Uniti puntino a un acquisto diretto o a un accordo di libera associazione, in cui Washington offrirebbe consistenti aiuti finanziari in cambio di una presenza militare ampliata. Tuttavia, alcuni esperti non escludono che l’amministrazione Trump possa ancora considerare l’uso della forza per ottenere il controllo dell’isola.
Le autorità danesi e groenlandesi hanno più volte ribadito che la Groenlandia non è in vendita e hanno condannato con forza la retorica di Trump, definendola una minaccia esplicita alla sovranità danese.
Mercoledì il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen e la sua omologa groenlandese Vivian Motzfeldt si sono recati a Washington per ottenere chiarimenti sulle intenzioni dell’amministrazione. Al termine dell’incontro con Rubio e il vicepresidente J.D. Vance, Rasmussen ha descritto i colloqui come «costruttivi», pur riconoscendo che il nodo centrale resta irrisolto: «è evidente che Trump vuole conquistare la Groenlandia».
Entrambi i ministri hanno sottolineato che Danimarca e Groenlandia rifiutano qualsiasi cambiamento di sovranità sull’isola, ma hanno accettato di istituire un «gruppo di lavoro di alto livello» congiunto con gli Stati Uniti per «valutare se esista una via comune percorribile». Il gruppo dovrebbe riunirsi nelle prossime settimane.
La stragrande maggioranza della popolazione groenlandese si oppone fermamente all’annessione agli Stati Uniti: un sondaggio Berlingske condotto l’anno scorso ha rilevato che l’85% è contrario. L’idea incontra scarso favore anche negli Stati Uniti: secondo un recente sondaggio Economist-YouGov, oltre due terzi degli americani si oppongono all’acquisizione della Groenlandia.
Tuttavia, la nuova dottrina Monroe, ora detta anche dallo stesso presidente «dottrina Donroe», procede su tutto il bicontinente riportando in auge la teoria del «destino manifesto» degli USA. Il Canada sarà il prossimo grande passo?
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia