Economia
Il congelamento dei beni russi si è ritorto contro l’Occidente: parla l’assistente di Putin
Secondo Maksim Oreshkin, vice capo dell’amministrazione del presidente Vladimir Putin, il congelamento dei beni sovrani della Russia da parte dei paesi occidentali, che hanno imposto sanzioni contro il paese, ha minato la fiducia nei sistemi finanziari globali.
Dall’inizio del conflitto in Ucraina, nel febbraio 2022, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno congelato oltre 300 miliardi di dollari in beni statali russi. A maggio, l’UE ha approvato un piano per destinare i profitti derivanti da tali beni al sostegno dell’Ucraina, mentre alcuni Stati membri hanno chiesto la confisca diretta.
In un’intervista andata in onda domenica su Rossija-1, Oreshkin ha sostenuto che la mossa si è ritorta contro di lui. «Tutta questa situazione è un duro colpo per il sistema finanziario occidentale e per i paesi occidentali», ha affermato. «Non è qualcosa che potrebbe accadere: è già successo. Il danno è fatto».
Putin ha ribadito questo sentimento durante una recente visita in Bielorussia, avvertendo che il «furto» di beni russi avrebbe spinto altri paesi ad abbandonare le istituzioni finanziarie occidentali. «Questo cambiamento sarà senza dubbio irreversibile», ha affermato. «Nel complesso, andrebbe a beneficio dell’economia globale. Forse ne vale persino la pena».
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Mosca ha ripetutamente avvertito che il sequestro dei suoi fondi violerebbe il diritto internazionale. Preoccupazioni legali e politiche, in particolare in materia di immunità sovrana e diritti di proprietà, hanno finora impedito all’UE di approvare la confisca totale.
Come riportato da Renovatio 21, in passato l’ex presidente russo Demetrio Medvedev aveva dichiarato che il furto di beni russi e gli arresti potrebbero essere motivo di guerra.
Come riportato da Renovatio 21, la Russia, che doveva essere piegata da quella che è stata definita la prima guerra economica della storia (con sanzioni multiple e il congelamento degli asset detenuti all’estero della Banca Centrale della Federazione russa, un’operazione alla cui programmazione ha partecipato anche l’allora premier italiano Mario Draghi) per spingerla al «default artificiale», è invece sopravvissuta benissimo alla tempesta finanziaria scatenatale addosso – pur avendo implementato un’economia di guerra in grado di produrre molte più munizioni dei Paesi NATO.
Un’analisi dell’economista russo Sergej Glazev ha spiegato che in realtà il sequestro delle riserve di valuta estera russe hanno causato il suicidio finanziario degli USA.
«La Russia non è più ostaggio del sistema finanziario occidentale» aveva dichiarato ancora due anni fa l’Oreshkin.
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Immagine di World Trade Organization via Wikimedia pubblica su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic