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Harvey Weinstein condannato a 15 anni per reati sessuali

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Il produttore hollywoodiano caduto in disgrazia Harvey Weinstein è stato condannato a 15 anni di carcere per violenza sessuale, secondo quanto deciso mercoledì da un tribunale di New York.

 

L’ex magnate del cinema, 74 anni, è stato giudicato colpevole l’anno scorso di un atto sessuale criminale di primo grado ai danni dell’ex assistente di produzione televisiva Miriam Haley, nel suo appartamento di Manhattan nel 2006. La sentenza è arrivata in un nuovo processo, dopo che le precedenti condanne di Weinstein a New York erano state annullate nel 2024.

 

«Spesso mi sentivo come se fossi io sotto processo», ha detto la Haley in aula, secondo CBS News. Ha aggiunto che portare avanti il caso le era sembrato a tratti «la peggiore decisione della mia vita» e ha accusato Weinstein di non aver mostrato alcun rimorso né «alcun segno di cambiamento».

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Lo Weinstein si è scusato con le persone che potrebbe aver ferito, ma continua a proclamarsi innocente. «Vieni trattato come un animale, anzi, sei persino meno di un animale perché non vali niente», ha detto a proposito del periodo trascorso in carcere, secondo CBS News.

 

Il giudice Curtis Farber ha osservato che Weinstein sarà ricordato per i film che ha portato sul grande schermo, ma che questa eredità «impallidirà al confronto» con i suoi crimini e con il fatto di essere diventato «il volto stesso del movimento #MeToo».

 

Prima che le accuse emergessero nel 2017, Weinstein aveva prodotto o contribuito a portare in sala alcuni dei film più noti di Hollywood, tra cui Pulp Fiction, Will Hunting – Genio ribelle e Shakespeare in Love, che vinsero vari premi oscarri.

 

Le rivelazioni hanno contribuito a trasformare #MeToo in un movimento globale, con donne che hanno accusato pubblicamente figure potenti dello spettacolo, dei media, della politica e di altri settori di molestie sessuali. La sentenza di mercoledì ha rappresentato un passaggio decisivo nella fase newyorkese di una vicenda giudiziaria che dura da quasi un decennio.

 

Nel 2020, a New York, Weinstein era stato condannato a 23 anni di carcere per aver aggredito sessualmente Haley e l’attrice Jessica Mann. Quelle condanne furono annullate nel 2024 e il tribunale dispose un nuovo processo.

 

Nel nuovo processo del 2025 Weinstein è stato di nuovo condannato nel caso Haley e assolto da un’altra accusa riguardante l’attrice polacca Kaja Sokola. La giuria non ha raggiunto un verdetto sull’accusa di stupro relativa a Mann, poi ritirata dall’accusa.

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Separatamente, Weinstein è stato condannato a 16 anni di carcere in California dopo una condanna per violenza sessuale nel 2022. Weinstein ha negato di aver aggredito sessualmente o violentato chiunque.

 

Il Weinstein, che è ebreo, durante le prime fasi dell’attacco si era servito esplicitamente di Black Cube, una nota agenzia di intelligence privata israeliana composta in larga parte da ex agenti del Mossad e delle forze di difesa israeliane (IDF). Il legame tra il produttore cinematografico e l’agenzia investigativa è emerso pubblicamente grazie alle storiche inchieste giornalistiche del 2017 firmate da Ronan Farrow sul The New Yorker ed è stato poi confermato da documenti legali presentati durante i suoi processi penali.

 

Il Farrow è figlio dell’attrice Mia Farrow e (anche se è emersa una possibile paternità dell’ex marito di quest’ultima, Frank Sinatra) del controverso comico ebreo Woody Allen, che Ronan odia di odio immortale, e alcuni suggeriscono che non è escluso che l’inchiesta del Farrow non avesse come fine quello di arrivare proprio alle malefatte padre.

 

Ingranaggio fondamentale dell’inchiesta di Farrow fu la modella italiana di origini filippine Ambra Battilana Gutierrez, già testimone, anni prima, nel caso delle cene di Silvio Berlusconi a Villa San Martino ad Arcore, conosciute anche con l’espressione, divenuta internazionale, di «Bunga-bunga». Secondo quanto riportato nel 2015 lo Weinstein molestò la modella nel suo ufficio nel quartiere neoeboraceno Tribeca. A differenza di altre vittime, la Battilana andò subito alla polizia e accettò di indossare un microfono per incastrare il produttore in un’operazione sotto copertura.

 

Scandalo Weinstein: l'audio con la modella Ambra Battilana Gutierrez - Porta a Porta 12/10/2017

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Durante l’incontro registrato dalla Battilana, Weinstein ammise esplicitamente di averle toccato il seno il giorno prima. Nonostante questa prova schiacciante, il procuratore distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance jr. (figlio dell’ex segretario di Stato USA Cyrus Vance sr.), decise incredibilmente di non incriminare il produttore, e la modella fu costretta a firmare un accordo di riservatezza (Nda) da un milione di dollari per non parlare

 

La commentatrice politica statunitense Candace Owens sostiene fermamente che Weinstein sia stato ingiustamente condannato e ha avviato una campagna mediatica per scagionarlo davanti all’opinione pubblica. Attraverso una serie di inchieste e interviste esclusive realizzate direttamente con il produttore in carcere, la Owens ha strutturato la sua difesa basandosi su tesi ben precise.

 

Per la Owens, il comportamento del produttore, già grande fiancheggiatore hollywoodiano del Partito Democratico, era immorale ma non criminale: bisogna distinguere nettamente tra l’abuso di potere o l’infedeltà coniugale e il reato di stupro. Candace definisce Weinstein un «uomo immorale», ma nega che sia un violentatore.

 

La podcaster riconosce quindi la natura transazionale dei rapporti tra lo Weinstein è le attrici, aspiranti o affermate che fossero: secondo la sua analisi, i rapporti tra il produttore e le attrici erano di tipo transazionale e consensuale, finalizzati a ottenere favori in cambio di avanzamenti di carriera a Hollywood – si tratterebbe quindi del grande classico del «divano del produttore», un tropo non solo di Hollywooddo.

 

Vi è poi, secondo la commentatreice, il fattore estetico: in talune dichiarazioni provocatorie rilasciate alla stampa, la Owens ha affermato che molte donne si sarebbero rivoltate contro di lui solo a posteriori perché Weinstein «non è un uomo attraente come Brad Pitt», trasformando rapporti consensuali in accuse di violenza.

 

Harvey Speaks: Exclusive Interview On His Retrial

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Si sarebbe trattato, quindi, di un processo mediatico e politicizzato: la Owens accusa il movimento #MeToo di aver creato un clima da «tribunale del popolo», dove il desiderio di giustizia sociale ha soffocato le prove fattuali, portando a processi fortemente politicizzati, in cui è stata vista l’incoerenza delle accusatrici – analizzando i documenti processuali e i messaggi privati, come le email tra Weinstein e un’accusatrice, la Candazza ha evidenziato come molte presunte vittime abbiano continuato a cercare affettuosamente il produttore, richiedendo favori lavorativi e biglietti aerei anche dopo i presunti abusi.

 

Si sarebbe trattato, quindi, di un processo mediatico e politicizzato: la Owens accusa il movimento #MeToo di aver creato un clima da «tribunale del popolo», dove il desiderio di giustizia sociale ha soffocato le prove fattuali, portando a processi fortemente politicizzati, in cui è stata vista l’incoerenza delle accusatrici – analizzando i documenti processuali e i messaggi privati, come le email tra Weinstein e un’accusatrice, la Candazza ha evidenziato come molte presunte vittime abbiano continuato a cercare affettuosamente il produttore, richiedendo favori lavorativi e biglietti aerei anche dopo i presunti abusi.

 

Si sarebbe avuta quindi una violazione del giusto processo: la Owens ha criticato aspramente la condotta dei giudici (esultando quando la prima condanna di Nuova York è stata ribaltata per vizi di forma), sostenendo che i processi si siano trasformati in «character assasination» piuttosto che in verifiche oggettive dei fatti contestati.

 

Alla base delle teorie della Owens – che ha intervistato il Weinstein dal carcere – vi è un’originale teoria, quella secondo cui a Hollywood opererebbe una cricca, di una certa estrazione socio-religiosa, che lavorerebbe alacremente per il controllo delle IP, la proprietà intellettuale, cioè i diritti sui film. Secondo questa suggestione, lo Weinstein sarebbe stato semplicemente «sacrificato» così da ottenerne poi i poteri.

 

La stessa cosa, sussurra la Owens, sarebbe successa a Michael Jackson: i grandi scandali che lo hanno colpito hanno reso aggredibili i diritti commerciali del catalogo di cui disponeva, che dal 1985 comprendeva anche quelli della società editoriale ATV Music Publishing, acquistata per 47.5 milioni di dollari e che deteneva i diritti di pubblicazione di circa 4.000 canzoni, tra cui oltre 250 brani storici dei Beatles scritti dal duo Lennon-McCartney.

 

Ora i media si stanno rovesciando contro la Owens l’accusa di essere stata pagata: durante l’udienza, i pubblici ministeri hanno affermato di possedere registrazioni in cui Weinstein offriva 1,75 milioni di dollari a un podcaster non identificato, durante una telefonata dal carcere, affinché diffondesse video utili alla sua difesa, «inquinando il bacino di potenziali giurati e raggiungendo i giurati già presenti, prima e dopo i processi». Tale podcaster, sarebbe secondo le allusioni, la Owens.

 

Un portavoce della popolarissima giornalista ha negato che sia mai stata pagata da Weinstein. Il portavoce di Weinstein ha negato le accuse di manipolazione della giuria. «Questa affermazione è palesemente falsa. Harvey non ha mai offerto né pagato a nessuno 1,75 milioni di dollari per influenzare una giuria, e non c’è mai stato un accordo del genere», ha dichiarato.

 

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Immagine di David Shankbone via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

 

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