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Epstein legato a CIA e Mossad: JD Vance lamenta di essere al centro di una campagna di denigrazione israeliana
Il vicepresidente JD Vance, in una nuova intervista rilasciata al podcast più seguito al mondo, ha avvertito che «elementi» del governo israeliano vogliono prolungare la guerra contro l’Iran «a tempo indeterminato» e stanno conducendo un’aggressiva campagna per manipolare l’opinione pubblica statunitense, arrivando persino a diffamare Vance per il suo ruolo nella ricerca di una soluzione diplomatica.
Nella sua intervista di quasi tre ore al podcast «Joe Rogan Experience», Vance ha anche cercato di prendere le distanze, seppur con cautela, dalla decisione di Trump di unirsi a Israele nell’intervento militare contro l’Iran e ha affermato che la Casa Bianca ha gestito male la comunicazione relativa al caso Epstein.
«Ci sono persone all’interno del sistema [israeliano], lo sappiamo senza ombra di dubbio, che stanno manipolando e cercando di cambiare l’opinione pubblica americana per far sì che la guerra continui indefinitamente. Ripeto, non per raggiungere un obiettivo specifico, ma semplicemente per prolungarla all’infinito», ha affermato Vance, sottolineando che gli attacchi non sono stati diretti solo contro la politica statunitense, ma anche contro di lui personalmente.
Il vicepresidente ha invitato il podcaster e il suo pubblico a leggere un recente articolo del Time che descrive il meccanismo ad alto budget che Israele ha finanziato per cercare di rafforzare il sostegno repubblicano alla guerra e a Israele.
«Vale la pena leggerlo perché elenca una serie di persone che sono state letteralmente pagate da un ex membro della campagna elettorale di Trump, il quale a sua volta era stato pagato da certi elementi all’interno del governo israeliano. E queste persone mi stanno attaccando ferocemente per aver cercato, letteralmente, di raggiungere l’obiettivo negoziale che il presidente ha fissato per il Paese».
Vance si riferisce a Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale di Trump, che ora dirige una società di comunicazione chiamata Clock Tower X. È anche Chief Strategy Officer di Salem Media Group, un conglomerato multimediale conservatore. L’estate scorsa, Israele ha iniziato a pagare alla società di Parscale 1,5 milioni di dollari al mese per la creazione di 100 contenuti digitali mensili da condividere su diverse piattaforme di social media.
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— Curt Mills (@CurtMills) July 15, 2026
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In modo controverso, Parscale ha anche promesso «l’integrazione di messaggi narrativi nelle proprietà di Salem Media Network e canali di distribuzione allineati». Quanto a come porre fine a una guerra che è persino meno popolare della guerra del Vietnam nei suoi sondaggi peggiori, Vance ha difeso la diplomazia e ridicolizzato i critici falchi il cui grande piano è solo quello di «bombardarli fino all’annientamento».
Mentre Trump ha minacciato di scatenare una furia contro i ponti e le infrastrutture energetiche iraniane se il Paese non si piegherà ai suoi desideri, Vance ha fatto eco alla saggezza di molti osservatori militari e geopolitici che deridono l’idea che l’esercito statunitense possa conquistare qualsiasi paese – tanto meno uno grande come l’Europa occidentale – usando solo la forza aerea:
«Potete bombardarli. Potete distruggere i loro radar. Potete distruggere alcuni dei loro droni e alcuni dei loro missili, ma è fin troppo facile sparare alle navi nello stretto. Quindi, bisogna essere disposti a dialogare e a cercare di risolvere il problema.»
Con il passare delle settimane e dei mesi, l’impopolarità della guerra contro l’Iran si fa sempre più pressante per le ambizioni presidenziali di Vance per il 2028. Vance ha usato le interviste per prendere delicatamente le distanze dalla decisione di attaccare, e lo ha fatto di nuovo con Rogan. Quando il podcaster ha chiesto a Vance fino a che punto fosse d’accordo con la decisione di Trump di lanciare una guerra contro l’Iran, Vance ha abilmente usato le stesse parole di Trump per distanziarsi dalla decisione:
«Beh, il presidente ha detto pubblicamente che “JD era meno entusiasta”. Credo che abbia usato proprio questa frase. Voglio dire, il mio punto di vista, come sapete, è che il vicepresidente non è un commentatore pubblico. Il mio lavoro è dare il miglior consiglio possibile al presidente degli Stati Uniti. Credo che lui abbia già detto qualcosa a riguardo».
In aprile, un lungo articolo del New York Times sulla decisione di iniziare la guerra ritraeva Vance come uno scettico che aveva avvertito che una guerra avrebbe potuto scatenare il caos regionale e comportare un elevato numero di vittime, danneggiando anche la coalizione di Trump, gran parte della quale era stata attratta dalle ripetute promesse di Trump di non iniziare nuove guerre. Descrivendo il fatidico incontro del 26 febbraio che precedette l’inizio della guerra due giorni dopo, il Times parafrasò le parole di Vance: «Sapete, penso che sia una cattiva idea, ma se volete farlo, vi appoggerò».
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Riguardo ai documenti di Epstein, Vance ha contestato l’idea che l’amministrazione Trump avesse cercato di nascondere qualcosa al popolo americano, attribuendo invece la controversia a una scarsa comunicazione pubblica sui documenti stessi.
Abbiamo assolutamente sbagliato la comunicazione sui documenti di Epstein», ha affermato Vance. «Proprio così. Ma penso che il motivo per cui abbiamo sbagliato la comunicazione sia perché stavamo cercando di nascondere qualcosa? No.» Ha criticato l’allora procuratrice generale degli Stati Uniti Pam Bondi per aver «esagerato ciò che avevamo e ciò che non avevamo», in quanto coinvolta «nel momento politico».
Pur non affermando esplicitamente che Epstein lavorasse per Israele, Vance ha sottolineato i suoi legami con i servizi segreti sia statunitensi che israeliani. «Aveva chiaramente contatti con i livelli più alti dell’Intelligence americana. Aveva chiaramente contatti con i livelli più alti dell’Intelligence israeliana», ha dichiarato Vance, aggiungendo poi: «ho chiesto se esistessero documenti che collegassero direttamente Jeffrey Epstein ai nostri servizi segreti o a quelli di altri Paesi, e la risposta è no. Ma se queste informazioni fossero esistite, non sarebbero più disponibili nel 2026».
Intervistati sul tema nella trasmissione YouTube Breaking Points, i rappresentanti del Congresso che avevano scritto la legge per la pubblicazione dei file epsteiniani Thomas Massie (recentemente buttato fuori dalle primarie dopo una donazione da 35 milioni di dollari alla campagna dell’avversario da parte di donatori ebraici) e Ro Khanna (preso in ostaggio da coloni israeliani armati pochi giorni fa) hanno deriso le rivelazioni di Vance, dicendo che se è così che la pensa dovrebbe lavorare per il desecretamento dei milioni di file mancanti.
Non è chiaro se, una volta che vi sarà certezza che la guerra per Israele contro l’Iran è un disastro per gli USA e per il mondo, il Vance, in previsione di una sua campagna presidenziale nel 2028, riuscirà ad incassare credito per la sua flebile opposizione interna al conflitto.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International