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Pensiero

Al Convegno Cattolico della FSSPX sul «Governo Mondiale» (ma con il green-pass!)

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Pochissimi giorni fa veniva pubblicato sul sito della Fraternità Sacerdotale San Pio X l’ennesimo articolo sul tema vaccini dal titolo «Considerazioni pratiche sulla vaccinazione contro il COVID-19» ed, esattamente come nei numerosi precedenti, i contenuti ci lasciavano letteralmente basiti. 

 

Ci siamo chiesti se fosse valsa la pena tornare ancora una volta, dopo averlo già fatto ripetutamente, sui temi trattati dalla Fraternità inerenti questo particolare argomento. 

 

Abbiamo commentato più e più volte, dicevamo, cercando di smontare pezzo per pezzo le imprecisioni e la superficialità utilizzate da alcuni sacerdoti su di un tema così osceno — sotto più fronti — come quello dei vaccini e della attuale situazione di dittatura sanitaria, che tante famiglie stanno affrontando pagando a caro prezzo la resistenza e la fermezza. 

 

Ad offrirci il comodo favore di non rispondere né commentare nulla, però, ci ha pensato lo stesso distretto italiano della FSSPX, annunziando il 29º convegno di studi cattolici di Rimini, che quest’anno si terrà nella sola data di sabato 23 ottobre prossimo.

 

Avevamo già pronti chilometri e chilometri di ragionamenti per tentare di ripristinare lucidità e amore per la verità, là dove queste virtù hanno trovato rifugio in maniera particolare negli ultimi decenni grazie ad un santo vescovo francese di nome Marcel Lefebvre, ma ci è bastato leggere quanto scritto per annunciare il convegno di Rimini per avere un’idea ben chiara della realtà delle cose: 

 

«La giornata di sabato 23 ottobre 2021 — si legge nel comunicato —  la Fraternità San Pio X organizzerà il consueto Convegno che ormai da tanti anni ha sede a Rimini. Il ritardo con cui lo annunciamo è dovuto alla comprensibile difficoltà di mettere in piedi una qualsiasi attività in questi difficili tempi».

 

Segue, poi, con tanto di grassetto, l’incredibile novità a cui fa riferimento la Fraternità:

 

«Segnaliamo prima di tutto la novità di quest’anno: per il pernottamento e i pasti in albergo, così come per la sola partecipazione in sala alle singole conferenze, e quindi per tutti i partecipanti senza esclusione, sarà necessario esibire il green pass il cui QR code sarà scansionato dagli addetti dell’hotel che ci ospita».

 

Non servono molte spiegazioni per comprendere che, se non hai il green pass, non puoi andare al convegno della Fraternità, avente come titolo e sottotitolo — udite udite! — «Il Cavallo Pallido (Ap. VI-7) – Verso il Governo Mondiale fra medicalizzazione, agonia della Chiesa e falsi messianismi».

 

Il paradosso fra titolo del convegno e richiesta di green pass per potervi partecipare evidenzia chiaramente una cosa: la situazione è grave, gravissima; tuttavia non seria. 

 

Non abbiamo infatti bisogno di altro: abbiamo l’uso scriteriato di uno strumento folle e discriminatorio quale è il green pass; strumento  utilizzato per ricattare intere famiglie, che per la loro fedeltà a valori quali la libertà, la giustizia e la dignità stanno già ora pagando sulla loro pelle indegne ripercussioni.

 

Uno strumento, al netto di ciò che possono erroneamente predicare dal pulpito sacerdoti qualsiasi, che crea scandalo nel senso letterale del termine, incentivando la cooperazione al male insita nell’utilizzo di vaccini derivanti da linee cellulari di esseri umani abortiti volontariamente.

 

E non meno grave, l’utilizzo di questo lasciapassare umilia pure le persone che debbono sottomettersi al ricatto dei tamponi, linfa vitale di un regime tecnocratico che, a parole, fino a ieri, i tradizionalisti dicevano di voler combattere.

 

Anche noi siamo infatti cresciuti in quell’ambiente tradizionalista in cui, per anni, vari oratori non hanno fatto altro che parlarci di Orwell, di Chesterton, di romanzi distopici. Ci hanno riempito le orecchie con la solita litania delle spade che sarebbero dovute essere sguainate per «affermare che 2+2 fa sempre 4» e che «le foglie sono sempre verdi in estate» e ora, che hanno il nemico davanti, ora che vivono immersi in una realtà ben peggiore di 1984, dicono che il nemico non è quello e non solo scappano, ma anzi dicono che va tutto bene. Collaborano.

 

Questa sarebbe la «resistenza»? Sarebbe questo il mondo che i cattolici tradizionalisti vorrebbero lasciassimo ai nostri figli? Un mondo in cui, quando chiederanno il QR code per assistere alla Santa Messa, tutti diranno accoratamente «» perché in fondo trattasi solo di «un male minore»? 

 

Statene certi, per amore della Verità e della Giustizia noi non ne faremo mai parte! 

 

Alessandro Corsini

Cristiano Lugli

 

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Albione, la Russia e l’Italia: la guerra allo spirito dal Risorgimento all’Ucraina odierna

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Come noto, alcune delle parole più lucide scritte sull’Italia vennero da Teodoro Dostoevskij, che osservava il farsi di un nuovo Stato sotto la tragedia massonica chiamata Risorgimento.

 

Dostoevskij non era interessato a questioni politiche – quelle, sappiamo, sono gli spiccioli della storia. 

 

Il genio può vedere oltre la storia – e la geografia.

 

Sostanzialmente, nessun altro Europa comprese cosa significavano gli eventi italiani del suo tempo: nessuno, in realtà, voleva leggerne il significato spirituale – e quindi le enormi conseguenze a lungo termine, nella storia e nella metastoria, nella metafisica della civiltà.

 

Perché, quando tocchi lo spirito, che è cosa di Dio, non puoi che aspettarti sconvolgimenti immani. L’Ottocento fu, in pratica, poco più che questo: la lotta totale contro lo Spirito, la sua slatentizzazione storica e politica, con quindi le titaniche conseguenze che dobbiamo aspettarci.

 

 La mia idea è che, alcune di quelle catastrofi conseguenti le stiamo vivendo in questo stesso momento, mentre i cannoni e carri armati cantano nello spazio delle Russie, e forse a breve anche qui…

 

Per capire il mondo bisogna saper leggere l’Italia: è una realtà che vale da qualche migliaio di anni.

 

Scriveva Dostevskij nel suo Diario di uno scrittore:

 

«Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale».

 

«I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano».

 

«La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (Ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno dì second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, (…) un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unita mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!».

 

Sono parole profetiche, e tremende. Nessuno può negare, un secolo e mezzo dopo, la profonda verità di quanto scritto dal genio russo.

 

Esse ricalcavano, in realtà, non solo una verità spirituale, ma anche una profonda questione geopolitica, forse proprio da essa informata.

 

È per lo più sconosciuto ai nostri sussidiari che gli Zar posero, come potevano, una netta opposizione all’idea dell’Unità d’Italia.

 

Il perché non è difficilissimo da trovare: il Risorgimento, la prima «rivoluzione colorata» – diciamo pure «tricolorata» – che il mondo vedrà a raffica sino al Maidan e oltre, era già allora senza ombra di dubbio un’operazione di sovversione con pupari piuttosto evidenti.

 

Il Risorgimento – era il pensiero cattolico d’un tempo – altro non era se non una lunga e costosa operazione anglo-massonica, con qualche aiuto da parte magari degli ebrei di Livorno (luogo interessante, anche per fatti successivi, nonché una delle poche città italiche ad avere un nome anche in inglese, Leghorn), quelli che ospitavano Mazzini.

 

Sì, Mazzini: quello strano «eroe» risorgimentale cui dedicano ancora oggi statue, vie e scuole, celebrato come Garibaldi: tuttavia, sono tutti dimentichi del fatto che mentre l’orecchio mozzato che disse «obbedisco» ebbe tutti gli onori (al punto da essere implicato nel crack della Banca Romana, trappolone bancario popolare ante litteram, con il figlio Ricciotti e il ministro massone 33 grado Antonio Mordini), Mazzini morì in esilio da latitante, nascosto come un boss mafioso, rintanato in una stanzetta convinto di avere ancora il potere di incidere sulla  storia, come un Bin Laden a caso.

 

Sappiamo da dove veniva Mazzini, chi lo curava, lo finanziava, gli elargiva passaporti. Si tratta dello stesso Paese con cui i Savoia, per le guerre dell’unità, fecero quei debiti di cui parla Dostoevskij. Si tratta della Nazione che più aveva da guadagnare con il «Risorgimento». Si tratta del nemico storico della Russia, su ogni piano possibile.

 

Il lettore sa che parliamo di Albione.

 

Bettino Craxi, nei suoi anni, spinse il rifiuto dell’Italia come «portaerei inaffondabile» (di fatto, più o meno per questo lo fecero fuori). Ebbene, l’Italia lo era già nell’Ottocento. Di lì a poco sarebbe stato aperto il canale di Suez, Malta (terra italofona stranamente mai considerata irredente da Mazzini e confratelli) poteva non bastare come approdo per la rotta che avrebbe consolidato per sempre i commerci britannici dalle Indie.

 

Il dominio inglese sull’Italia risorgimentale in nessun caso è più chiaro che in quello di Ernesto Nathan, ebreo di origine inglese, gran maestro del Grande Oriente d’Italia affiliato alla loggia Propaganda, primo sindaco di Roma estraneo all’aristocrazia terriera, quindi segno incarnato della fine dell’epoca papalina, di quell’idea spirituale universale che pure l’ortodosso Dostoevskij non sentiva di poter negare.

 

Nathan era nato a Londra nella famiglia che più tardi ospitò Mazzini, che divenne suo precettore. La madre, l’ebrea pesarese Sara Levi Nathan, fu «finanziatrice e confidente» (così la pudìca enciclopedia online) di Mazzini; le malelingue insinuano di più, parlando di «affinità (…) riscontrabili – c’è chi è pronto a giurarlo, anche nei lineamenti» (Valeria Arnaldi, SPQR, 2014).

 

La figlia di Sara Nathan, Jeanette Nathan, sorella del futuro sindaco di Roma ospitò a Pisa Mazzini in punto di morte. 

 

E mentre inglesi massoni ed altri lottavano per l’Italia unita, la storia registra l’appoggio dello Zar di tutte le Russie al Regno delle Due Sicilie, che pure era concorrente dei russi per l’export del del grano.

 

In un saggio di Eldo Di Gregorio, Le relazioni tra il Regno di Napoli e l’Impero di Russia tra il 1850 e il 1860 nelle carte dell’Archivio dei Borbone (Edizioni Scientifiche Italiane, 2006) analizza la corrispondenza diplomatica. Appare evidente come la Russia considerasse nefando il ruolo dell’Inghilterra e di Lord Palmerston, «fautore di e promotore di tutte le rivoluzioni che accadano nel Continente» (p.114), e si offre quindi di consigliare Napoli contro i falsi rivoluzionari.

 

Di fatto, di queste rivoluzioni continentali («colorate») la Russia ne subì di lì a non troppo tempo una coloratissima, quella dell’Ottobre 1917. Non fu l’ultima: quella a Kiev nel 2004 e 2014 («Euromaidan») non sono dissimili per dinamiche di intersse internazionale.

 

Al tempo dei Borbone minacciati dagli anglomassoni, San Pietroburgo non escluse l’opzione di aiuto militare tramite le proprie navi, ma desiderava prima raggiungere un accordo con la Francia. Lo si evince da una comunicazione di Napoleone III all’ambasciatore dei Savoia a Parigi:

 

«Il Principe Gorčakov [cancelliere dell’Impero Russo dal 1863 al 1883, ndr] mi accusa di favorire la rivoluzione, e dichiara che giammai la Russia sarà nel campo dei rivoluzionari; egli propone un intervento marittimo in favore del Re di Napoli, e annuncia formalmente che mai la Russia permetterà l’annessione della Sicilia al Piemonte» (p.179).

 

L’indecisione militare dei Borbone irritarono i pragmatici Zar: «Non si comprende perché il Real Governo avendo in mano la risposta del Conte Cavour, in cui è detto in nome del Re Vittorio Emanuele che Garibaldi usurpa onninamente il nome di S.M. Sarda e che il Governo Piemontese disapprova tutti gli atti di quel condottiero, non l’abbia immediatamente pubblicata nel Giornale Officiale di Napoli e che la tenga tuttavia celata invece di spargerla per le stampe ed accrescere così gli imbarazzi di Garibaldi e compromettere nel tempo medesimo il Governo Sardo» (p.181).

 

Allora come oggi, lo Zar non le manda a dire, ed esorta all’azione concreta: «si desidera dunque vedere il Real Governo agire con più energia, sia nelle operazioni militari, sia nell’azione politica, procurando di riunire i partigiani della Costituzione Siciliana del 1812…» (p.183)

 

Insomma, c’è questo quadro secolare da mettere insieme: la Russia, che parlava perfino dal cuore di Dostoevskij, non voleva l’Italia unita – cioè l’Italia in guerra con la propria religione, il Cattolicesimo.

 

Londra, invece, voleva fortemente il Grande Reset della penisola: distruggere il Papato, tradito secoli prima ma mai del tutto vinto nemmeno in patria; far contrarre il più esteso e duraturo impero cattolico europeo, l’Austria; preparare il Mediterraneo all’apertura di Suez, pacificando possibili coste di conflitto.

 

Il mediterraneo anglicizzato, alla faccia del granaio d’Europa e del Mar Nero. Il mediterraneo lago inglese, rimasto tale alla faccia di Mussolini.

 

Perché il conflitto tra la Londra e gli Zar andava avanti in ogni ambito possibile.

 

Spesso ci si dimentica dell’epica e spettacolare guerra fredda chiamata «Grande Gioco», una lotta di spie – e di eserciti – in tutto il Centrasia, dall’India Settentrionale a Kabul, Kashgar, Samarcanda… Un passato che è emerso anche a inizio anno con oligarchi kazaki in esilio  – quelli che magari hanno fatto sparire un paio di centoni alla principale banca italiana e che ci siamo visti adesso sui giornaloni italioti tranquillamente liberi di fomentare la rivolta Ad Almaty e Astana…

 

Ora, non è un mistero per nessuno che in queste ore sia Albione il più insopportabile attore geopolitico che spinge verso la guerra con la Russia. Il ruolo di Londra nell’escalation ucraina è stato condannato pubblicamente dall’ex ministro degli Esteri austriaco Karin Kneissl così come dal sincero presidente della Croazia, Zoran Milanovic.

 

Così come per le storie sulle azioni delle forze speciali britanniche SAS – a cui qualcuno vorrebbe attribuire le spericolate operazioni di attacco in elicottero su territorio russo così come l’affondamento delle navi russe – le voci si sprecano. Al momento abbiamo la certezza che in Ucraina stanno lavorando, dichiaratamente, addestratori militari di Londra, sulla carta intenti a insegnare agli ucraini l’uso di missili anti-tank NLAW, gentilmente offerti da sua Maestà per distruggere uomini e mezzi del nemico storico e metafisico di Albione.

 

Se pensiamo all’Ottocento, il paragone non riesce, perché nel disastro rivoluzionario angloide dell’ora presente non c’è più una Francia con cui tentare di accordarsi, né un’Austria – né un papa. Nulla.

 

La realtà è che l’Europa tutta è divenuta una… Giovine Europa. L’idea massonico mazziniano, prima nazionalista e poi euronazionalista, è ipostatizzato nella UE, che quindi verso la Russia non può che avere la medesima postura di Londra: capiamolo, la matrice degli avversari di Mosca, spirituale prima che geopolitica, è la medesima.

 

Questa è, credo, la struttura profonda della crisi attuale.

 

È partita dal rifiuto dello spirito dell’Italia. È continuata con la cancellazione dello spirito dall’Europa: il vecchio continente perde l’anima, la vende. E, con ostinazione, il disastro di queste ore si riflette nella guerra eterna lanciata contro la Russia, dove forse invece l’anima ha ancora importanza.

 

I responsabili sono sempre i soliti. Loro l’anima non ce l’hanno più, programmaticamente. L’hanno venduta, o forse peggio: l’hanno data ad un demone che ha promesso loro, secoli fa, ori e terre lontane, il dominio sui mari e sui cuori innocenti.

 

Capiranno che sono stati ingannati?

 

Capiranno la loro maledizione?

 

Capiranno i secoli di devastazione che hanno inflitto all’umanità?

 

Capiranno che «l’idea dell’unione di tutto il mondo» di cui parla Dostoevskij, non è la loro, ma quella di quello Spirito immortale che, sempre più provocato nell’ira, potrebbe spazzarli via per sempre?

 

 

Roberto Dal Bosco

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«Un terzo della popolazione mondiale non sopravviverà al prossimo ciclo di guerra»

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Charles Nenner è un esperto di ciclo geopolitico e finanziario che con la sua società di ricerche – Charles Nenner Research Center – si occupa di previsioni sull’andamento del mercato e della politica internazionale.
Per la sua precisione nel comprendere i movimenti della realtà, Nenner è stato chiamato anche «l’oracolo dei cicli» – la sua visione delle cose è basata su una prospettiva ciclica.
Ora Nenner parla di un nuovo ciclo apocalittico per il pianeta. In una sua analisi, Nenner dimostra che il mondo inizierà un enorme ciclo di guerra entro il 2023.

Questo tipo di guerra è simile alla seconda guerra mondiale ma molto più grande. «Il lavoro ciclico che faccio sulle guerre inizia nell’Impero Mandarino 3000 anni prima della venuta di Cristo» dice Nenner.

 

«Il ciclo lungo raccoglie solo le grandi guerre. Le guerre in Corea e in Iraq non si presentano. Quindi, dico che il grande ciclo di guerra è terminato(…) Quindi, sono molto preoccupato… C’era un profeta ebreo che una volta disse: “L’ultima guerra durerà 8 minuti”. Nessuno ha preso questo sul serio, perché come può una guerra durare 8 minuti? Ora abbiamo un’idea del perché una guerra possa durare solo 8 minuti. Le cose potrebbero calmarsi a breve termine quest’estate. Poi, l’anno prossimo, può ricominciare a pieno regime, e il tutto è molto pericoloso».

 

Nenner quindi parla del numero delle vittime possibili nella prossima guerra. Dice di aver basato la sua previsione sulle stesse modalità in cui analizza un ciclo di fluttazioni di prezzo di un titolo azionario. «Quando vedi IBM scendere, puoi ottenere un obiettivo di prezzo al rialzo, che abbiamo. Puoi fare la stessa cosa nel ciclo di guerra».

 

Quindi sgancia il numero: «Circa un terzo della popolazione non sopravvivrà in questo mondo».

 

Parliamo di 2,5 miliardi di morti. «Sì, i numeri dicono che se c’è una guerra mondiale, eliminerà 1/3 della popolazione».

 

Nenner quindi predice «una catastrofe in corso nelle obbligazioni. Hanno perso il loro capitale e non lo riacquisteranno. È la stessa cosa che sta succedendo nelle azioni».

 

Il petrolio continuerà a salire e raggiungerà 150 dollari al barile, e alla fine potrebbe raggiungere i 250. L’oro raggiungere i 2500 l’oncia dollari a breve, ma se dovesse tornare il gold standard potrebbe raggiungere i 40 mila.

 

Quindi, il cibo che «non sarà mai più economico e si aspetta penuria di cibo e grandi aumenti dei prezzi per anni nel futuro».

 

Nell’intervista al sito USAWatchdog, Nenner dice infine che le persone che stanno ricevendo una pensione dovrebbero aspettarsi grandi tagli in futuro e anche aspettarsi una grande inflazione.

 

Inoltre, «aspettatatevi che i disordini civili in America continuino a crescere».

 

 

 

 

Immagine di Ownagelolz via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-ND 3.0)

 

 

 

 

 

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Mons. Viganò: dichiarazione a proposito della cessione di sovranità all’OMS per la gestione delle emergenze sanitarie

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Renovatio 21 pubblica questa dichiarazione  di Mons. Carlo Maria Viganò.

 

 

DICHIARAZIONE

a proposito della cessione di sovranità all’OMS

per la gestione delle emergenze sanitarie

 

 

 

 

Nei prossimi giorni gli Stati aderenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità voteranno le risoluzioni relative alla gestione delle pandemie da parte dell’OMS, con le quali la sovranità relativa alla salute dei cittadini viene ceduta ad un organismo sovranazionale, finanziato in gran parte dall’industria farmaceutica e dalla Bill & Melinda Gates Foundation.

 

Se queste risoluzioni verranno approvate a maggioranza, l’OMS avrà l’autorità di imporre in maniera esclusiva tutte le regole in caso di pandemia, ivi comprese quarantene, lockdown, vaccinazioni obbligatorie e passaporti vaccinali.

 

Si tenga anche presente che questa organizzazione gode dell’immunità e i suoi membri non possono essere processati né condannati in caso di crimini. Tecnocrati non eletti avranno paradossalmente più potere di quello che i cittadini conferiscono ai propri rappresentanti con il voto democratico. 

Tecnocrati non eletti avranno paradossalmente più potere di quello che i cittadini conferiscono ai propri rappresentanti con il voto democratico

 

Premesso che la cessione di sovranità configura in tutte le legislazioni nazionali il crimine di alto tradimento, e che i Parlamenti non possono legiferare contro gli interessi della Nazione né tantomeno conculcare le libertà naturali e i diritti fondamentali dei propri cittadini, credo che non sfugga a nessuno che questo tentativo dell’OMS di appropriarsi di un potere che appartiene ai singoli Stati serva per impedire qualsiasi forma di opposizione all’Agenda 2030, che in ambito sanitario punta sostanzialmente anche alla drastica riduzione dei servizi medici e ospedalieri, alla privatizzazione dei sistemi sanitari e alla prevenzione delle malattie tramite vaccini. 

 

La psicopandemia ha dimostrato l’asservimento dei governanti, della politica, dei media, dei magistrati, dell’intera classe medica e della stessa Santa Sede ai diktat di un gruppo di funzionari di un ente sovranazionale in palese conflitto di interessi. Si stanno solo ora riconoscendo i disastrosi effetti avversi del siero sperimentale mRNA, mentre da più parti vi è chi giustamente pretende che i responsabili di queste decisioni siano chiamati a risponderne dinanzi a un tribunale indipendente. 

 

Suona quindi a dir poco assurdo che si vogliano proprio ora attribuire all’OMS poteri decisionali vincolanti, quando nella gestione della recente emergenza pandemica e della campagna vaccinale di massa si sono avuti i maggiori effetti avversi in termini di danni permanenti ai pazienti e di decessi.

 

All’impunità dei crimini commessi nel silenzio dei media mainstream si aggiunge la totale discrezionalità sulle prossime emergenze, ampiamente programmate dalla lobby farmaceutica. L’emarginazione del personale sanitario che si appella al Giuramento di Ippocrate rischia di diventare la norma per eliminare ogni voce di dissenso. 

 

A tale proposito, è significativo che le Nazioni che si oppongono al Nuovo Ordine Mondiale – come la Russia e il Brasile – siano consapevoli delle gravissime conseguenze che l’eventuale ratifica delle risoluzioni comporterà, e che per questo siano contrari alla loro approvazione.

 

Anche il Presidente Trump, durante il suo mandato, volle lanciare un segnale inequivocabile tagliando i fondi dell’erario americano ai burocrati dell’OMS: anche per questo il deep state ha impedito la sua rielezione alle ultime Presidenziali, sostenendo un personaggio compromesso e corrotto, il cui figlio Hunter è coinvolto nel finanziamento dei biolaboratori americani in Ucraina. 

 

Esprimo quindi tutto il mio appoggio ai cittadini, e specialmente agli scienziati, ai medici e agli esperti di diritto che denunciano questa minaccia alla sovranità nazionale dei Paesi aderenti, e che chiedono sia fatta luce sugli eventi pregressi e sulle conseguenze che le decisioni dell’OMS hanno provocato alla salute della popolazione mondiale.

 

Esorto i capi di Stato e di governo, che saranno chiamati ad esprimersi sulla ratifica di queste risoluzioni, a bocciarle e respingerle, in quanto contrarie al bene comune e finalizzate al compimento di quel colpo di stato globale che l’ONU e il WEF hanno pianificato da anni sotto il nome di Agenda 2030 o di Great Reset.

La governance sanitaria globale, come evidenziato da autorevolissimi esperti non compromessi con il sistema, rappresenta uno dei tasselli fondamentali del NWO, e come tale va respinta e combattuta

 

La governance sanitaria globale, come evidenziato da autorevolissimi esperti non compromessi con il sistema, rappresenta uno dei tasselli fondamentali del NWO, e come tale va respinta e combattuta. Alla logica del controllo, del profitto e della patologizzazione di massa, occorre sostituire una sanità pubblica che abbia come primo scopo la salute dei cittadini e la tutela dei loro inalienabili diritti. 

 

La Santa Sede – che è Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite e da un anno anche presso l’OMS – ha il dovere di ribadire il diritto dei singoli alla libertà di accettare o rifiutare trattamenti sanitari, specialmente dinanzi al pericolo concreto di effetti avversi, in parte ancora sconosciuti, di questa terapia genetica sperimentale.

 

E se finora Bergoglio e la sua cabala hanno assecondato i deliri di Gates, Schwab e Soros, è giunto il momento che la Chiesa Cattolica prenda le difese dei più deboli, degli indifesi nascituri, dei bambini e degli anziani, oltre che di quanti sono stati ricattati dal cinismo di affaristi e cospiratori, per costringerli a inocularsi un siero contaminato da linee cellulari fetali abortive.

 

I silenzi omertosi del Vaticano, dopo frettolosi pronunciamenti a inizio pandemia e vergognosi endorsement a BigPharma, saranno imputati a condanna del Sinedrio romano, resosi complice di un crimine contro Dio e contro l’uomo.

 

Mai, nel corso della Storia, la Gerarchia era giunta a prostituirsi al potere temporale in modo così servile e abbietto.

 

Preghiamo perché qualche Vescovo trovi il coraggio di prendere le distanze dalla linea collaborazionista di Bergoglio e sappia trovare le parole per aprire gli occhi ai buoni sinora tratti in inganno dalla propaganda globalista.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

21 Maggio 2022

 

 

 

 

Immagine di Yann Forget via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata

 

 

 

 

 

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