Vaccino cinese per il Coronavirus, cinema vero

 

 

 

In Zhàn Láng 2 (chiamato in inglese Wolf Warrior 2), un film d’azione cinese che ha battuto i record al botteghino cinese nel 2017, un eroico scienziato militare chiamato Dr. Chen ha sviluppato un vaccino per un virus mortale chiamato Lamanla che si stava diffondendo in Africa. Si tratta di una storia che tutti i cittadini della Repubblica Popolare Cinese hanno sentito: con 870.325.439 dollari è il film con maggiori incassi nella storia del cinema di produzione non statunitense. Il Washington Post lo definisce «muscolare» e «nazionalista».

 

Il quotidiano della capitale americana chiosa: «Due anni prima, uno Stato cinese muscolare e nazionalista aveva inviato un eroico scienziato militare chiamato Dr. Chen in Sierra Leone per sviluppare un vaccino per un virus mortale chiamato Ebola che si stava diffondendo in Africa. Il riferimento troppo sottile non è stato perso per il pubblico cinese».

 

Anche nella terra delle imitazione per eccellenza, la vita imita l’arte. Ora, nel 2020, come un coronavirus mortale che causa una malattia nota come COVID-19 si diffonde in tutto il mondo, la dottor Chen è tornato alla ribalta. Questa volta è il vero dottor Chen: la dottoressa Chen Wei, un importante generale dell’Esercito di liberazione popolare e un virologo che guida l’Istituto di bioingegneria presso l’Accademia di Scienze mediche militari. 

 

La Cina vuole riscrivere il suo ruolo nella storia del Coronavirus dalla fonte al salvatore, per dimostrare di essere all’altezza delle sue «responsabilità di grande potenza e del suo contributo all’umanità»

I media di Stato questo mese hanno pubblicato foto del generale Chen, in tuta e maschera chirurgica, in piedi davanti a una bandiera del Partito Comunista mentre riceve un’iniezione nel braccio sinistro. La sostanza della foto:  la Cina può diventare il primo vaccino contro il Coronavirus. Secondo quanto riferito, altri sette ufficiali militari hanno ricevuto l’iniezione. «Il virus è spietato, ma crediamo nei miracoli», ha detto Chen ai media locali. «L’epidemia è una situazione militare e l’area epidemica è il campo di battaglia».

 

 

Le foto sono state dapprime pubblicate dal Global Times, uno degli organi statali del Partito Comunista Cinese per la propaganda in Occidente. Secondo alcune fonti occidentali, tra cui il giornale hipster Vice, le foto sarebbero state poi rimosse dall’account Twitter, piattaforma che è peraltro proibita e quindi inaccessibile in Cina. Si trattava, insomma, di un film girato per il botteghino internazionale più che per quello cinese.

 

La dottoressa Chen – pardon, il generale Chen – è stata autorizzata ad iniziare una sperimentazione clinica per il suo vaccino lunedì, ha riferito questa settimana l’emittente statale CCTV. Si tratta non troppo curiosamente dello stesso giorno in cui è iniziata una sperimentazione clinica presso il Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle, finanziato dal National Institutes of Health degli USA, sperimentazione che non passa dalla fase animale come riportato da Renovatio 21.

 

«La ricerca di un vaccino non riguarda solo la salute pubblica, ma anche la lotta per la supremazia tra Cina e Stati Uniti che abbraccia commercio e tecnologia, militari e media, e ora un virus», scrive il giornale americano, che a differenza dei media italiani lascia comprendere il fondo geopolitico immane di ciò che sta accadendo. «I leader cinesi stanno spingendo i loro scienziati a diventare i primi a una svolta contro il Coronavirus».

«La ricerca di un vaccino non riguarda solo la salute pubblica, ma anche la lotta per la supremazia tra Cina e Stati Uniti che abbraccia commercio e tecnologia, militari e media, e ora un virus»

 

 

Il leader cinese Xi Jinping ha affermato che è necessario uno sforzo scientifico e tecnologico dell’«intera nazione» per contrastare l’epidemia. «Dovremmo costruire un nuovo tipo di “sistema nazionale integrale” per fare progressi nelle tecnologie fondamentali e fondamentali», ha affermato il presidente Xi in un articolo del giornale Qiúshì. Il Qiúshì, i cui caratteri 求 (qiú, «cercare, chiedere» )e 是 (shì, «l’essere») possono significare letteralmente «Cercando la verità» (per chi non lo sa, Pravda in russo significa «verità») è una rivista bimestrale di teoria politica edito dal Comitato centrale del Partito Comunista Cinese. Quanto di più burocaticamente ufficiale si possa pensare.

 

I principali risultati scientifici sono stati «una componente vitale del sistema strategico nazionale», ha continuato il Presidente. La Cina vuole riscrivere il suo ruolo nella storia del Coronavirus dalla fonte al salvatore, per dimostrare – come ha affermato la stessa dottoressa Chen – di essere all’altezza delle sue «responsabilità di grande potenza e del suo contributo all’umanità». Ma vuole anche mostrare il valore scientifico della Cina in un momento di crescente concorrenza in quasi ogni ambito.

 

«Dovremmo costruire un nuovo tipo di “sistema nazionale integrale” per fare progressi nelle tecnologie fondamentali e fondamentali» dice Xi Jinping. I principali risultati scientifici sono stati «una componente vitale del sistema strategico nazionale»

Il generale Chen, per esempio, sembra consapevole di essere in gara, dicendo che i suoi sforzi non sarebbero sotto quelle 12 settimane che il presidente USA Trump ha fissato per i ricercatori americani. CanSino Biologics, una società con sede a Tianjin che lavora con Chen, ha detto martedì che sta cercando volontari per testare il suo vaccino, un vettore di adenovirus ricombinante ingegnerizzato geneticamente chiamato «Ad5 ncov».

 

Chen, 54 anni, è accreditata in Cina per lo sviluppo di uno spray nasale che ha contribuito a proteggere gli operatori sanitari dalla sindrome respiratoria acuta grave (SARS) nel 2003 e che ha contribuito in modo significativo al trattamento dell’ebola durante l’epidemia del 2014-16.

 

È andata a Wuhan il 26 gennaio, pochi giorni dopo che il governo ha ammesso che il virus potesse essere trasmesso tra le persone, e da allora ha lavorato presso l’Istituto di Virologia di Wuhan per sviluppare un vaccino. I suoi sforzi sono stati elogiati dai media statali come i più promettenti tra i nove possibili trattamenti che gli scienziati cinesi stanno sviluppando.

La nuova guerra delle superpotenze è in piena corsa. Non è combattuta con testate nucleari, ma con virus: e l’effetto sociale è questa volta però devastante per la popolazione

 

Riporta il WP che un esperto di Shanghai, Xu Jianqing, si è iniettato un vaccino che aveva testato su topi e scimmie. Tuttavia Xu afferma che, diversamente dalla SARS e dalla MERS (Sindrome respiratoria del Medio Oriente), l’ospite e il percorso del nuovo Coronavirus rimangono poco chiari, ostacolando lo sviluppo del vaccino. Gli scienziati affermano che il Coronavirus ha probabilmente avuto inizio nei pipistrelli e si è lanciato su un vettore intermedio, forse i pangolini, prima di mutare in una forma che gli umani potrebbero catturare.

 

Queste affermazioni appaiono anche in prima pagina del Corriere della Sera oggi 21 marzo 2020 in un articolo a firma di un famoso genetista del San Raffaele, il quale vuole smentire la tesi della virus sfuggito dal laboratorio – cioè, dell’arma biologica – la quale sta attecchendo molto oltre l’infosfera complottista, visto che ora ne parlano i cardinali (Ranjith, Sri Lanka) e pure il Ministero degli Esteri Cinesi che ha incredibilmente accusato gli USA di essere gli untori. A leggere l’articolo del Corriere fino in fondo si torna sempre lì: sono stati il pipistrello e il pangolino, lo dice anche uno studio genomico pubblicato in super-velocità su Nature, tuttavia non ne abbiamo certezza. Intanto pensate quello che vogliamo noi.

 

La nuova guerra delle superpotenze passa attraverso il vaccino. Un’arma che in questa guerra allucinante potrebbero costringere tutti noi ad abbracciare

 La dottoressa Chen (il generale Chen) afferma che la sua squadra può iniziare gli studi clinici ad aprile, ma ci sono pochi dettagli su quali esperimenti sono state avviati e se davvero il generale Chen abbia ricevuto il suo vaccino. I commentatori hanno espresso scetticismo online, suggerendo che la foto che le mostrava l’iniezione era datata e dubitava che fosse possibile una soluzione rapida. Leo Poon, professore di igiene di Hong Kong sentito dal WP (e protagonista di uno dei capitoli più vertiginosi di Spillover, il libro sulle epidemie che prevedeva questa situazione) sostiene che nel 2009 sono stati necessari circa sei mesi per sviluppare un vaccino contro il ceppo H1N1.

 

La competizione sullo sviluppo del vaccino arriva quando le relazioni tra le due maggiori economie mondiali si aprono nuove profondità. «Con un accordo commerciale provvisorio firmato il 15 gennaio si sperava speravano che gli Stati Uniti e la Cina avessero superato un’area chiave di controversia e potessero lavorare insieme su questioni di interesse comune, come come la Corea del Nord».

 

«Wueste speranze sono appassite con le tensioni che sono scoppiate quando la gravità del virus è diventata nota, intensificandosi quando il presidente Trump lo ha definito il “virus cinese” e i diplomatici cinesi suggeriscono apertamente la guerra biologica da parte dei soldati americani. Man mano che l’attrito è cresciuto, entrambe le parti hanno espulso i giornalisti dell’altra con ritorsioni occhio-per-occhio».

 

La nuova guerra delle superpotenze è in piena corsa. Non è combattuta con testate nucleari, ma con virus: e l’effetto sociale è questa volta però devastante per la popolazione.

 

La nuova guerra delle superpotenze passa attraverso il vaccino. Un’arma che in questa guerra allucinante potrebbero costringere tutti noi ad abbracciare.