Trump licenzia il più alto funzionario della sicurezza informatica

 

 

 

Martedì notte il presidente Donald Trump ha licenziato Christopher Krebs, il più alto funzionario della sicurezza informatica della sua amministrazione, direttore della Cybersecurity e Infrastructure Security Agency nonché responsabile della protezione delle elezioni presidenziali.

 

Come riporta il New York Times, Krebs, ex dirigente Microsoft, negli ultimi giorni aveva sistematicamente contestato le dichiarazioni di Trump secondo cui le elezioni presidenziali sono state rubate attraverso voti falsati ed appositi software in grado di manipolare milioni di voti. 

 

L’ex dirigente Microsoft negli ultimi giorni aveva sistematicamente contestato le dichiarazioni di Trump secondo cui le elezioni presidenziali sono state rubate attraverso voti falsati ed appositi software in grado di manipolare milioni di voti.

L’annuncio di Trump è arrivato tramite Twitter, come era già accaduto allo stesso modo con il Segretario alla Difesa, Mark Esper, silurato qualche giorno prima. 

 

Alla fine della scorsa settimana, il Dipartimento americano per la sicurezza interna aveva classificato le elezioni del 2020 come «le più sicure nella storia americana».

 

«La recente dichiarazione di Chris Krebs sulla sicurezza delle elezioni del 2020 è stata altamente imprecisa — ha scritto Trump — in quanto vi sono state massicce irregolarità e frodi – compresi i morti che votano, osservatori di sondaggio a cui non è stato permesso di assistere, “glitch” nelle macchine per il voto che hanno cambiato i voti da Trump a Biden, voti arrivati in ritardo e molte altre cose».

«Vi sono state massicce irregolarità e frodi – compresi i morti che votano, osservatori di sondaggio a cui non è stato permesso di assistere, “glitch” nelle macchine per il voto che hanno cambiato i voti da Trump a Biden, voti arrivati in ritardo e molte altre cose»

 

I grandi media americani tendono già a giudicare questi licenziamenti come epurazioni ingiuste e vendicative. Noi crediamo invece che possano significare, da parte dell’amministrazione Trump, una significativa volontà di fare luce e giustizia su quanto accaduto per le elezioni più discusse (e più discutibili) della storia statunitense.

 

 

Cristiano Lugli